Intervista a Giovanni Caggia sulla cannabis terapeutica

La Cannabis è usata in tutto il mondo per i suoi effetti di benessere psico-fisico.

Non tutti sanno però che è anche un farmaco potente (e in alcuni casi insostituibile) per la terapia di diverse patologie. Solo di recente il Ministero della Salute italiano ha emanato un Decreto che inserisce la Cannabis nelle sostanze farmacologicamente attive e ne dispone le regole per la sua prescrizione, preparazione e dispensazione. Anche la Regione Puglia s’è mossa in questa direzione. E a Racale (Le) è nato il primo social club d’Italia nel 2013.

Sul tema abbiamo intervistato un esperto di chiara fama, il dott. Giovanni Caggia.

 

Dott. Giovanni Caggia, ci traccia in breve un suo profilo professionale?
Sono specialista in Neurochirurgia ed ho iniziato a lavorare nel 1981 presso la Divisione di Neurochirurgia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce. Nell’aprile del 2016 ho lasciato l’Ospedale per dedicarmi a tempo pieno alle Neuroscienze ed alla terapia del Dolore. Attualmente sono il responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e del Centro Cefalee dello Studio Calabrese di Cavallino (Le). Tra i primi in Italia abbiamo creato un ambulatorio dedicato alla Cannabis Terapeutica.

Lei si sta conducendo un grande lavoro di divulgazione scientifica sulle proprietà farmacologiche della cannabis. Quali sono le sue principali applicazioni?
Le principali applicazioni della Cannabis terapeutica sono rappresentate dal Dolore cronico (neuropatico e oncologico); Malattie Neurodegenerative (sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer); Spasticità; Malattie Autoimmuni (artrite reumatoide, artrite psoriasica, lupus eritematosus sistemico); Malattie gastrointestinali (rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn); Nausea e vomito in corso di chemioterapia; Epilessia farmacoresistente; Stimolazione appetito nell’AIDS e cancro; Sindrome di Tourette; Epilessia; Fibromialgia; Traumi cerebrali; Ictus; Allergie; Asma bronchiale; Sindromi ansioso-depressive; Schizofrenia; Patologie cardiovascolari.

Umberto Veronesi è stato tra i primi ad esporsi sull’uso della cannabis terapeutica. Non sono stati moltissimi altri medici a seguirlo in questa battaglia. Possiamo chiederle se le è capitato di essere criticato da qualche suo collega o dai suoi pazienti?
In linea di massima i pazienti, se correttamente informati, sono favorevoli all’uso della cannabis. Basti pensare al dolore oncologico in cui è molto efficace e consente di ridurre la terapia con oppioidi ed i suoi devastanti effetti collaterali. Probabilmente più problemi ho incontrato con colleghi ma il tutto legato a falsi pregiudizi ed alla scarsa conoscenza della materia.

Da qualche anno è possibile prescrivere cannabis “a uso medico”. Il farmaco però è importato dall’estero, è molto caro ed è di difficilissima reperibilità; e questo nonostante la pianta da cui si estraggono i principi attivi (la canapa) cresce con grande facilità alla nostre latitudini. Perché, secondo lei, ci sono queste “resistenze distributive”?
In Italia si è voluta creare la Cannabis di Stato affidandone la produzione all’Istituto farmaceutico Militare di Firenze che purtroppo non ha le potenzialità per soddisfare la crescente richiesta di Cannabis terapeutica. Il farmaco viene pertanto acquistato dal Ministero della salute, del welfare e dello sport dell’Olanda. Una volta importata la Cannabis viene preparata in varie formulazioni farmaceutiche (inalazione, cartine, capsule apribili per tisana, capsule orali decarbossilate, tintura, resina, cannabis olive oil, supposte) e distribuite da farmacie abilitate alla vendita di farmaci galenici.
C’è anche da dire che l’Istituto di Firenze produce ad oggi un solo strain di Cannabis quando in altri paesi ne esistono diversi. In Olanda ci sono 5 varietà, in Germania 10, in Israele paese all’avanguardia nella ricerca e nella produzione, se ne contano addirittura 14.

E’ noto che la stragrande maggioranza dei pazienti che hanno bisogno della cannabis per uso terapeutico finiscano con l’acquistarla al mercato nero e, spesso, ad assumerla attraverso il fumo. Quali sono i pericoli di questi comportamenti?
La cosiddetta cannabis di strada è assolutamente diversa dalla Cannabis terapeutica. I componenti della cannabis non sono quantificabili e molto spesso vengono aggiunte sostanze che possano essere nocive all’organismo.

Secondo lei, quanto incide l’estrema diffusione in Italia di hashish e marijuana per uso ludico, nei pregiudizi che si riscontrano rispetto all’uso terapeutico di queste sostanze? Mi spiego meglio: ritiene che la diffusione in ospedali e farmacie della cannabis finirebbe per legittimarne l’uso come stupefacente ricreativo?
La marijuana e l’hashish sono diffuse in tutto il mondo ed in altri paesi non esistono pregiudizi, nonostante la diffusione di queste sostanze a scopo ludico, nell’utilizzo della cannabis ad uso terapeutico. L’Italia sconta i retaggi di una politica proibizionistica, che in altri paesi come gli Stati Uniti sono stati largamente superati, e la mancanza di una corretta informazione su l’utilizzo di questa sostanza. Come sempre peraltro il problema è anche di tipo culturale. La canapa sativa sconta anche il fatto di essere una pianta e quindi non brevettabile e di conseguenza Big Pharma non ha avuto lo stimolo ad investire nella ricerca su questo “prodotto”. Ma anche da questo punto di vista le cose, seppur lentamente, stanno cambiando.

Come tutti i farmaci la cannabis ha effetti collaterali. Il fumatore abituale di “canne”, a quali pericoli per la salute va incontro?
I pericoli maggiori della cannabis ad uso ludico sono particolarmente gravi quando viene usata in età adolescenziale perchè può provocare turbe caratteriali e disturbi psichiatrici. Comunque di cannabis non è mai morto nessuno ed uccide più l’alcool ed il fumo.

 

QUI UN INTERVENTO DEL DOTT. GIOVANNI CAGGIA del 6 Dicembre 2017 in occasione del convegno dal titolo “Cannabis – la pianta e le applicazioni terapeutiche” organizzata da ProjectC21 in collaborazione con Officine Stand By a Santeramo in Colle (BA):

 

ARTICOLO CORRELATO: Commento al parare negativo sulla “canapa light” espresso dal Consiglio Superiore di Sanità  il 22 giugno 2018 

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Info sull'autore

Mario Maffei

Giornalista professionista, laurea in Bocconi, esperto di divulgazione scientifica. Un'unica grave perversione: la politica

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