Xylella, Perrino: “Vi spiego perché da cinque anni si è sbagliato tutto”

Per Pietro Perrino, dirigente di ricerca del CNR, componente della Task force voluta da Michele Emiliano, in Puglia è “necessario un cambio di paradigma, ma i politici non lo vogliono capire”

“Si racconta che lo stesso Pasteur, poco prima di morire, confessò che il terreno è tutto, mentre il microbo è nullo”: fa riferimento al chimico francese Pietro Perrino, dirigente di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, per spiegare, in un intervento pubblicato su Xylella Report (LEGGI QUI L’INTERVENTO INTEGRALE), perché la gestione della cosiddetta “emergenza Xylella” in Puglia, anzi nel Salento, è stata affrontata nel modo sbagliato sin dall’inizio, e perché continuando in questo modo non basteranno eradicazioni, piani straordinari o decreti venefici per salvare gli ulivi.

Pietro Perrino

Non finché l’attenzione non verrà spostata sulla vera fonte del problema: “La realtà agroecologica del Salento – sostiene Perrino – mostra chiaramente che la causa della malattia degli olivi non è la Xylella, ma un insieme di criticità ambientali”. Tant’è vero che, ricorda il ricercatore, nonostante un solo batterio, la “Xylella fastidiosa” appunto, sia stato additato come responsabile di tutti i mali, “la malattia si chiama Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) ed è causata da criticità ambientali, che hanno determinato la sterilità del suolo. (…) C’è una stretta relazione tra inquinamento, desertificazione e CoDiRO”.

La relazione, spiega Perrino (ed ecco perché il riferimento a Pasteur), è data dal fatto che una pianta che si alimenta da un terreno sano e non inquinato trae la forza da quel terreno stesso, ed è in grado di crescere difendendosi dai parassiti o da fattori come i cambiamenti climatici.

Ma una pianta che cresce su un terreno inquinato, arido di nutrimenti ma ricco di sostanze nocive, è una pianta compromessa, che non ha la forza di opporsi a Xylella, funghi patogeni e a tutti gli elementi che fanno parte di quel “complesso”.

 

E che la Puglia, in alcune zone in particolare, sia inquinata, lo si sa da troppo tempo. Se ne conoscono cause ed effetti, ma non si interviene. Salvo poi prendere decisioni drastiche quanto inutili, come estirpare migliaia di alberi per contenere un’emergenza e autorizzare (pardon, obbligare) l’uso di pesticidi che non fanno altro che peggiorare la situazione: inquinano il terreno e contaminano le falde acquifere, dalle quali viene la maggior parte dell’acqua usata per irrigare i campi. E il cerchio si chiude.

 

La chiave per risolvere il problema è una sola, Perrino non ha dubbi: cambiare paradigma, riconoscendo i limiti del territorio, troppo arido per l’agricoltura intensiva: “Le istituzioni responsabili, invece di finanziare l’abbattimento delle piante d’olivo, dovrebbero favorire lo sviluppo di modelli agricoli a basso impatto ambientale”, sostiene.

Modelli agricoli che puntino sulla biodiversità anziché distruggerla, che escludano l’uso degli antiparassitari e che li sostituiscano con altri tipi di sostanze, che nutrono il terreno e agiscono anche come antiinquinanti: Pietro Perrino cita Bio Aksxter e Gold Manna, prodotti già utilizzati anche in Puglia con ottimi risultati: “Visitando le campagne del Salento, ho visto personalmente diversi oliveti affetti da CoDiRO che, trattati con Bio Aksxter, nel giro di qualche anno hanno iniziato a rivegetare e produrre normalmente. Risultati positivi sono stati osservati anche su vite, ciliegio e diverse piante da orto”.

 

Perché continuare a dare la colpa alla Xylella e non intervenire sul vero problema? “Il motivo per cui si insiste nel voler attribuire le malattie ai patogeni e non all’ambiente – sostiene – è che in questo modo si continua ad alimentare tutta l’industria dei concimi chimici di sintesi e dei cosiddetti fitofarmaci”. Un giro d’affari, quello gestito dalle case farmaceutiche che producono questi antiparassitari (il cosiddetto “Big Pharma”) terzo per importanza a livello mondiale, dopo la finanza e il petrolio.

 

LEGGI QUI L’INTERVENTO INTEGRALE DI PIETRO PERRINO

 

3 Commenti

  1. Dekias

    All’autore di questo articolo chiedo gentilmente di evitare di pubblicare notizie come questa, che non fanno altro che perorare la causa di coloro i quali contribuiscono, diffondendo notizie false spacciandole per scientifiche, al diffondersi di un sentimento antiscientifico, che, al di là della scorrettezza in sé verso i lettori, è pericoloso nei confronti di chi lavora seriamente per risolvere crisi vere e proprie come l’emergenza Xylella. Non sta a me confutare le teorie di Perrino in questa sede, infatti i dati raccolti in questi anni da tanti team di studiosi hanno dimostrato inequivocabilmente la relazione causa-effetto tra Xylella fastidiosa sub. pauca e CoDiRO

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    1. FabriMarte

      Mi scusi Dekias, ma Lei in base a quale criterio scientifico, replicabile, dimostrabile, asserisce che il prof. Perrino e chi riporta il suo studio racconta notizie false?

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Info sull'autore

Francesca Rizzo

Una laurea in Comunicazione, una specializzazione in Giornalismo e cultura editoriale. Dalla "cucina" (web) del giornale a quella di casa il passo è breve.

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