Galatina, operazione “Off side”: il clan Coluccia della Scu come un “anti Stato”. Arrestate due nuove leve

Galatina, operazione “Off side”: il clan Coluccia della Scu come un “anti Stato”. Arrestate due nuove leve

I  nomi di Luciano e Pasquale Danilo Coluccia, padre e figlio, dietro la gestione dei servizi cimiteriali, l’aggiudicazione di appalti pubblici e l’apertura di nuove attività commerciali, dalla fornitura di gas alle pescherie: attività apparentemente legali, in realtà fonti di riciclaggio di denaro sporco. I due avrebbero persino truccato il campionato per far promuovere la squadra locale. La Questura: “Il clan organo giurisdizionale dei cittadini”.

 

“Panem et circenses”: questa la strategia del clan Coluccia, gruppo storico della sacra corona unita, per riscuotere sempre più consenso da parte della popolazione di Galatina e dintorni.

Questa mattina gli agenti della Squadra Mobile di Lecce, diretti dal vicequestore Alberto Somma, hanno arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso due membri importanti del clan, finora incensurati: Luciano Coluccia, 69 anni, e il figlio Pasquale Danilo, 28. Al primo sono stati concessi i domiciliari, mentre il secondo è in carcere.

Le indagini, dicono gli inquirenti, hanno portato al “riconoscimento della capacità criminale del clan ad imporsi sul territorio grazie alla forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di sottomissione che ne deriva”.

Il nome dei Coluccia, a Galatina, a Noha e nei paesi limitrofi, è infatti ben conosciuto: è un nome che esige rispetto e obbedienza da parte di tutti, cittadini e imprenditori, e che, come evidenziato da una delle operazioni più recenti, ha potuto contare anche sull’appoggio di esponenti delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

“Dal quadro complessivo delle indagini – affermano dalla Questura – è venuto fuori uno spaccato di illegalità così devastante sul territorio galatinese che ha  visto il clan Coluccia evidenziarsi quasi come un “organo giurisdizionale” per dirimere controversie private”: anziché rivolgersi allo Stato, i cittadini si rivolgevano agli esponenti del gruppo per ottenere giustizia, chiedere posti di lavoro e persino ottenere la restituzione di beni rubati.

E ancora, “dalle indagini è emerso che i creditori, anziché rivolgersi ad avvocati per riscuotere il proprio credito vantati nei confronti di commercianti ed imprenditori locali, preferivano rivolgersi al clan Coluccia, confidando nella forza di intimidazione riconosciuta al clan”.

Insomma, a Galatina e dintorni veniva ampiamente sfruttata una delle armi più pericolose: la popolazione era (è) conquistata dal potere della malavita, un anti-Stato, lo abbiamo scritto più e più volte, che si dimostra più più amata, a queste latitudini, dello Stato.

Così, nonostante gli arresti eseguiti in questi anni, anche contro i vertici del clan (tra i quali i quattro fratelli di Luciano Coluccia, unico della famiglia ad essere fino ad oggi incensurato), gli affiliati non si sono fermati, anzi: si sono avventurati in attività nuove e, sottolineano le forze dell’ordine, persino apparentemente lecite.

Mentre il resto del clan gestiva le attività principali (perlopiù spaccio di droga, furti ed estorsioni), i due incensurati Luciano e Pasquale Danilo Coluccia si occupavano di espandere gli interessi del clan in settori come la fornitura di luce elettrica e gas (con l’apertura di uffici appositi), il riciclo del denaro proveniente dalle attività illecite (attraverso l’apertura di esercizi commerciali, pescherie in particolare) e persino l’aggiudicazione di appalti pubblici. Il tutto con molta tranquillità, confidando, vista la fedina penale pulita, “nella possibilità di eludere ulteriori attività di contrasto da parte della Magistratura e delle Forze dell’Ordine”.

Addirittura, Luciano Coluccia gestiva i servizi cimiteriali a Galatina: una situazione che la Polizia definisce “singolare”, visto che, stando alla regolare gara d’appalto del Comune, il gestore dovrebbe essere un altro imprenditore.

Ma le indagini dell’operazione “Off side”, concluse oggi con i due arresti, hanno portato anche a scoprire un altro settore di lucro, lo sport.

Luciano e Pasquale Coluccia, infatti, sono accusati anche di frode sportiva, per aver truccato alcune partite di calcio, ottenendo la promozione dell’A.S.D. Pro Italia Galatina, la squadra di calcio della città, nel campionato regionale di Eccellenza, nella stagione 2015/2016: quando, cioè, Coluccia padre era presidente della squadra.

Lo sport era usato anche come copertura per chiedere, anzi estorcere, denaro a commercianti e imprenditori di Galatina e dei paesi vicini, usando come pretesto la sponsorizzazione dell’A.S.D. Pro Italia Galatina.

Posti di lavoro, “attività amministrative”, sport: un’attività a tutto tondo, quella che storicamente crea terreno fertile per l’omertà è il “rispetto” della cittadinanza.

 

GLI ARRESTATI

 

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati