ANT, da quarant’anni accanto a chi soffre

Traguardo importante per l’Associazione Nazionale Tumori, che dalla sua fondazione fornisce assistenza continua a chi ne ha bisogno; e curare gli ammalati non è l’unica cosa da fare: “Guardare con occhi diversi la malattia è terapeutico per tutti”, il parere della psicologa Stefania Attanasio

 

Di Ilaria Lia

 

Quando la sofferenza si insinua nelle case, nelle tante forme della malattia invalidante, distrugge gli equilibri, cambia inevitabilmente i rapporti all’interno delle famiglie. Improvvisamente tutto crolla, si perdono i punti di riferimento e si cambiano prospettive.

Essere accanto a chi soffre è fondamentale. Lo sanno i medici e soprattutto le persone che hanno vissuto la stessa situazione, e che proprio per questo decidono di impegnarsi nelle associazioni di volontariato che si occupano di assistenza a domicilio. Tra queste, in Italia, c’è la Fondazione ANT onlus, che proprio nel 2018 compie quarant’anni, compleanno che ha intenzione di festeggiare con mostre, eventi e iniziative di vario tipo per farsi conoscere meglio.

L’ANT (Associazione Nazionale Tumori), nata a Bologna, nel Salento ha due sedi, a Lecce e Nardò. Lo staff è composto da medici, infermieri e psicologi, oltre a chi ha seguito il corso per diventare volontario: ogni giorno sono al fianco dei malati e dei loro parenti per cercare di portare un po’ di serenità e magari strappare anche solo un accenno di sorriso.

Il loro è un aiuto davvero incondizionato, instancabile, che non viene mai.

Serena Macrì

“Per me sono degli angeli, lo dico a loro e a tutti da sempre, sono persone splendide, non mi sono mai sentita sola”: è la testimonianza di Serena Macrì, di Lecce, che ha sperimentato cosa significa prendersi cura di una persona sofferente e avere il supporto di un’associazione. “Mia madre ha avuto un brutto male – racconta –, tornata a casa dopo i ricoveri avrebbe dovuto continuare ad andare in ospedale per le cure oncologiche. Per me sarebbe significato stravolgere le mie giornate, ma proprio nel momento in cui pensavo che non avevo altra scelta mi hanno parlato dell’associazione ANT e dei loro servizi. Se non ci fossero stati i volontari, non so come avrei potuto affrontare tutto.

La loro presenza è sempre stata costante, soprattutto nei periodi che inevitabilmente vengono vissuti in modo diverso. In chi mi ha aiutato ho trovato amore e dedizione, hanno una sensibilità oltre la media e la dottoressa Maria Cristina Grassi è stata splendida. Ringrazio di cuore anche la psicologa Simona De Filippis che è stata meravigliosa, mentre l’infermiera Marcella De Rosa, che ha seguito mia madre, è stata eccellente. Hanno entrambe un animo nobile ed una sensibilità al di sopra della media”.

L’assistenza domiciliare non è cosa da poco. Trasportare periodicamente un sofferente in un ospedale freddo e asettico ha un impatto emotivo forte per il paziente e per i familiari. Avere la possibilità di curarlo a casa è rassicurante per tutti coloro coinvolti nella malattia.

“In Puglia in media in un anno assistiamo 3700 persone sofferenti di tumore”, afferma la dottoressa Grassi. “Cerchiamo di garantire la dignità della vita, seguendo i sofferenti (noi usiamo solo questa parola) per 365 giorni all’anno. Lavorano insieme medici, infermieri e offriamo anche gli psicologi per sostenere moralmente i familiari, siamo gli unici a poter garantire prestazioni da ospedale a domicilio.

Il lavoro cambia in base alla fase della malattia, siamo reperibili sempre. Nei giorni di festa per noi è una grande soddisfazione riuscire a far stare bene qualcuno, sapere che siamo riusciti a far sorridere un paziente. E chi viene assistito ringrazia, contento di trascorrere con i propri cari le festività e di riuscire ad essere curati a domicilio. Per loro è eccezionale e per i familiari è fondamentale”.

Il supporto psicologico ai parenti è tra i servizi fondamentali, si sentono più protetti. Mettono al bando la solitudine e quella sensazione di camminare sul ciglio di un burrone.

“Non mi sono sentita sola – continua Serena –, l’assistenza domiciliare è molto importante, è la vicinanza che fa la differenza. Mia madre ne ha avuto bisogno per un anno e mezzo, la presenza dei volontari è stata continua e senza di loro per me sarebbe stato tutto decisamente difficile. La sofferenza in casa spaventa tutti, ma avere al fianco qualcuno che supporta è importante, mia mamma ha beneficiato della presenza dei volontari. Ora che mia mamma non c’è più, ho fatto quello che era il passo più normale da fare: sono diventata io stessa volontaria, consapevole che si ha bisogno della vicinanza delle persone”.

E Serena non può che lanciare l’appello per invitare a diventare parte della famiglia ANT.

C’è chi, inoltre, il servizio di assistenza lo conduce per conto del sistema sanitario, come la dottoressa Stefania Attanasio, psicologa, dottoressa di ricerca e cultrice della materia presso l’Università del Salento; Attanasio lavora per la cooperativa sociale Auxilium, che gestisce il servizio Cure palliative e Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) per conto della Asl di Potenza: la dottoressa, che può toccare con mano difficoltà e progressi, conferma la validità delle cure nelle case.

Stefania Attanasio

“Alcune famiglie con persone anziane da assistere sviluppano un’idea di rispetto nei loro confronti molto alta – afferma la dottoressa – tanto da arrivare a sospendere le normali attività, e a poco a poco cadono nella tristezza. Il mio lavoro è fare vivere ogni giorno, e specialmente i giorni di festa, nel modo più naturale possibile: far sorridere un po’, invitando ad affrontare in modo diverso anche la malattia. Ci sono persone che non festeggiano più, perché quando succede che qualcuno sta male tutto inizia a ruotare intorno alla malattia, spegnendo ogni energia e voglia. Il mio ruolo è aiutare le famiglie a spezzare questa catena. Ogni giorno si cercano piccole cose per non subire la malattia, che non significa negarla, ma guardarla con occhi diversi. E questo esercizio è terapeutico per tutti”.

Esempi del genere conducono a pensare che proprio nelle “relazioni di cura” si esprime il senso profondo del valore, insostituibile e peculiare, di ogni essere umano, così come afferma la filosofa svedese Eva Feder Kittay: parafrasando un concetto espresso nel suo libro “La cura dell’amore” si può dire che “L’eguale dignità umana risiede sul comune legame con gli altri nel bisogno di cura, nella dipendenza e vulnerabilità, e nel valore che si realizza quando questi altri, che hanno un valore in sé, si dedicano al benessere di un altro essere umano”.

 

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Info sull'autore

Ilaria Lia

Laureata in Lingue e Letterature straniere presso l’Università del Salento, dove ha anche ha conseguito un master in Mediazione linguistica. Freelance, è iscritta all’albo dei giornalisti professionisti della Puglia dal 2011, collabora con diverse testate e si occupa anche di uffici stampa. Oltre al giornalismo si interessa di mediazione culturale ed è anche insegnante di italiano L2.

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