Tap, la Procura sequestra il cantiere, ma gli ulivi sono stati già sradicati

Tap, la Procura sequestra il cantiere, ma gli ulivi sono stati già sradicati

Il giorno dopo la denuncia del professor Graziano Petrachi e del Coordinamento per la difesa del Patrimonio Culturale contro le devastazioni ambientali i Carabinieri, su mandato della Procura di Lecce, sequestrano l’area recintata

 

Dopo la denuncia del professor Graziano Petrachi e del Coordinamento per la difesa del Patrimonio Culturale contro le devastazioni ambientali, il pm Leonardo Leone De Castris e la sostituta procuratrice Valeria Farina Valaori hanno disposto il sequestro dell’area recintata del cantiere di Tap; il sequestro è stato effettuato stamane da Carabinieri Forestali e dal Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma.

Alla base della decisione, alcune irregolarità rispetto alle indicazioni della VIA, la valutazione d’impatto ambientale redatta dal Ministero dell’Ambiente.

Irregolarità di cui si è parlato proprio ieri, in una conferenza stampa convocata ad hoc dal Coordinamento per la difesa del Patrimonio Culturale contro le devastazioni ambientali e da Graziano Petrachi, docente di Economia aziendale che, in veste di privato cittadino, ha chiesto e ottenuto, ricorrendo al Tar Lazio, l’accesso agli atti riguardanti Tap, e ha scoperto quello che a chi doveva vigilare è, evidentemente, sfuggito.

LE DENUNCE

Tap, la Procura sequestra il cantiere, ma gli ulivi sono stati già sradicati
Graziano Petrachi

Tra le questioni più gravi denunciate da Petrachi, proprio un’infrazione rispetto a quanto indicato dalla VIA: lo sradicamento degli ulivi piantati nell’area del cantiere. Perché il documento ministeriale, il cui obiettivo è far sì che l’ambiente risenta il meno possibile dei lavori, nella prescrizione A.29 indica: “Per le operazioni di espianto/reimpianto con garanzia di attecchimento il proponente si dovrà attenere alle prescrizioni contenute nell’Allegato A della L.R. 4/06/2007 n. 14 in analogia al trattamento degli ulivi monumentali. Tutto quanto dichiarato formalmente dal proponente in risposta alla richiesta di integrazione n. 42 viene reso prescrittivo“.

Cosa viene reso prescrittivo, ossia obbligatorio? “Gli olivi da trapiantare – si legge nella richiesta di integrazione n. 42, citata nella VIA – devono essere “zollati”, cioè estratti da suolo con una congrua quantità di terreno e non a radice nuda in epoca compresa tra dicembre e febbraio“. Tra dicembre e febbraio. Invece, ha affermato ieri Graziano Petrachi, “il primo espianto degli ulivi in località San Basilio fu fatto a decorrere dal 18 marzo dello scorso anno, quindi dopo il periodo previsto dalla VIA”.

“Poco fa – ha continuato il professore – Tap ha proposto alla Commissione VIA, per il secondo lotto dell’A.29, di procedere agli espianti nel periodo compreso tra marzo ed aprile, in chiara violazione della prescrizione della VIA”.

 

Ma oltre all’espianto tardivo, Petrachi ha denunciato molte altre violazioni compiute da Tap e non sanzionate dalle autorità che avrebbero il dovere di vigilare; l’anno scorso, anche il trasporto degli ulivi è stato fatto in maniera irregolare: “Hanno provveduto al trasporto fino alla notte tra il 3 e il 4 luglio”, mentre “il piano traffico prevedeva che non si potessero fare trasporti durante le ore notturne”.

“Da parte del Ministero dello Sviluppo Economico – continua poi Petrachi – è stata emanata una variazione rispetto a quanto prescritto dal Testo unico sugli espropri: veniva prevista, in località Le Paesane, dove devono fare adesso gli espianti, una recinzione con jersey, reti metalliche e quant’altro; motivano questa variante affermando che non si tratti di zona a vincolo paesaggistico. Il problema è che quella è una zona a vincolo paesaggistico, quindi questa variante sarebbe anche illegittima”.

Infine, c’è la questione legata alle procedure per accertare, ed eventualmente arginare, il rischio inquinamento, prima dell’inizio e durante i lavori: anche per questo Tap era obbligata a seguire delle prescrizioni, tra cui la prescrizione A.36 del D.M. 223/2014, che prevede una serie di “misure idonee alla protezione del suolo e del sottosuolo” da collocare “nelle aree di cantiere”, “in modo da impedire qualunque seppur minima infiltrazione nel suolo e nel sottosuolo”. Il termine fissato per l’avvio della verifica di ottemperanza alla prescrizione A.36 era “ANTE OPERAM – in fase di progetto esecutivo e comunque prima dell’inizio dei lavori”. Quando è stata fatta la verifica? Mai, e lo testimoniano i sopralluoghi dei tecnici dell’ARPA; tecnici che hanno messo nero su bianco, nella relazione datata 15 gennaio 32018, che “non risultano predisposte tutte le misure idonee alla protezione del suolo e sottosuolo per le aree di cantiere e di deposito” e che “le acque derivanti dalle superfici delle aree di cantiere e di deposito, sia di lavaggio che di prima pioggia, non risultano convogliate e raccolte in apposite vasche e serbatoi per poi essere avviate ad idoneo impianto di trattamento secondo la normativa vigente”.

Ancora l’ARPA è testimone della non ottemperanza ad un’altra prescrizione del D.M. 223/2014: la A.55, che fa riferimento a tutte le procedure da seguire durante i lavori per evitare di inquinare la zona interessata: lo smaltimento corretto dei rifiuti, la riduzione delle vibrazioni indotte e così via; “si dovrà fare ricorso – impone la prescrizione – a tecniche che garantiscano che l’eventuali scorie prodotte non permangano nell’ambiente e che impediscano comunque ogni possibile inquinamento del suolo e delle falde acquifere”. Altro sopralluogo dell’ARPA, altro responso, questo datato 31 gennaio 2018: “Relativamente al punto a) della prescrizione (il punto appena citato, ndr) il Gruppo Ispettivo rileva che non essendo stata realizzata l’impermeabilizzazione dell’area di cantiere, non risulta impedito ogni possibile inquinamento del suolo e delle falde acquifere”. “In conclusione – scrivono i tecnici – (…) la prescrizione non risulta ottemperata per il punto a), mentre risulta ottemperata per i punti b) (smaltimento dei rifiuti, ndr) e c) (adozione di misure per ridurre le vibrazioni indotte, ndr)”.

I cittadini vigilano e denunciano; l’ARPA, che agisce per conto del Ministero dell’Ambiente, vigila e denuncia; e gli altri? “Gli enti preposti al controllo, la Regione come ente vigilante, il Comune [di Melendugno], che non è interessato al controllo, ma è comunque l’ente sul cui territorio insiste l’opera, fin adesso hanno latitato”, ha affermato ieri Petrachi.

E non solo loro: tra i fatti denunciati dal professor Petrachi e dal Coordinamento, anche la lentezza della Procura di Lecce nel leggere e reperire le numerose denunce circostanziate presentate nei mesi e negli anni passati: “Nonostante sia stata evidenziata la questione alla magistratura, qui a Lecce, si è sostanzialmente fatto finta di nulla”, la dichiarazione del docente.

ED ORA?

Tap, la Procura sequestra il cantiere, ma gli ulivi sono stati già sradicati
Tra le sbarre si intravedono gli ulivi, eradicati e spostati nei vasi (foto di Anna Maria Vergari e Stefano De Maria)

 

Purtroppo, anche se il cantiere è stato sequestrato, stamane i 448 ulivi recintati da Tap con una solida recinzione di ferro, cemento e filo spinato, sono stati sradicati.

Al momento non si sa che fine faranno gli alberi già sradicati, ora riposti nei vasi all’interno del cantiere recintato: l’amaro paradosso potrebbe essere che il sequestro tardivo non permetterà il trapianto nel vivaio predisposto da Tap.

 

 

 

 

 

 

 

LE NOSTRE FONTI 

VIA – Prescrizione A.29

TAP – Richiesta d’integrazione n. 42

TAP – Piano di gestione del traffico al landfall italiano 

MISE – Approvazione variante in corso d’opera per la realizzazione della recinzione provvisoria di cantiere

ARPA PUGLIA – Relazione tecnica prescrizione n. A.36

ARPA PUGLIA – Relazione tecnica prescrizione n. A.55

 

 

 

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Info sull'autore

Francesca Rizzo

Una laurea in Comunicazione, una specializzazione in Giornalismo e cultura editoriale. Dalla "cucina" (web) del giornale a quella di casa il passo è breve.

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