Porto Cesareo: Premio “Virtù e conoscenza” 2018 a Fabiana Pacella

La giornalista premiata per le “coraggiose inchieste su infiltrazioni mafiose in politica, imprenditoria e finanza”; “Ma – dice – il plauso va ai cittadini, che a me e tanti colleghi affidano le proprie denunce, e scegliendo la libertà. Ad ogni costo”. Riconoscimento anche per il sindacato GiULiA Giornaliste

 

Di Francesca Rizzo

“Per il suo quotidiano impegno nella lotta alla mafia, per le sue coraggiose inchieste sull’infiltrazione di sacra corona unita e ‘ndrangheta nella politica, imprenditoria e finanza”: con queste motivazioni a Fabiana Pacella, “giornalista, amante della legalità e della libertà d’informazione”, è stato assegnato l’alto riconoscimento “Virtù e conoscenza” 2018 nella sezione “Scalo di Furno”, dedicata a personalità nate in Terra d’Arneo.

Alto riconoscimento “Virtù e conoscenza”: la giuria annuncia vincitrici e vincitori dell’edizione 2018

Giunto alla terza edizione, il riconoscimento nasce per valorizzare cittadine e cittadini locali e non solo, che difendono valori quali l’integrazione culturale, la pace, il dialogo e, come nel caso di Pacella, la legalità e la lotta alle mafie.

Giornalista professionista, Pacella ha condotto inchieste importanti su argomenti caldi che riguardano il territorio salentino: dai “soldi sporchi” che legavano il direttivo della Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto a esponenti della politica e della sacra corona unita, ai “soldi ripuliti” incassati da chi, all’interno dell’associazione Antiracket Salento, avrebbe dovuto proteggere le vittime di usura ed era invece diventato “peggio degli stessi usurai”.

Mettere nero su bianco nomi e fatti, però, ha un prezzo: Pacella è stata querelata da chi aveva citato nelle sue inchieste, ha subito assurde richieste di risarcimento danni. La sua carriera ha subìto uno stallo, proprio a causa della voglia di rendere pubblico ciò che, in particolare grazie al suo lavoro di addetta stampa di Antiracket Salento, aveva scoperto. “Mi hanno chiuso in faccia molte porte – ha scritto Pacella – Chi con “vedremo, ti faremo sapere”, chi con “non abbiamo spazio, eventualmente ti ricontatteremo”.

“Le parole che però mi sono rimaste impresse – continua la giornalista – sono quelle del collega che mi disse “tu hai lavorato lì, non puoi scriverne. Saresti scorretta”.

La “scorrettezza” di Fabiana Pacella, ovvero il suo mettersi al fianco delle vere vittime, denunciando ciò di cui è stata testimone, come le imponevano l’etica giornalistica e soprattutto personale, ricevono ora il plauso della giuria del premio “Virtù e conoscenza”.

 Cinque le sezioni in cui si articola il premio, nato dalla collaborazione tra l’associazione di promozione sociale “MediterraneaMente” e il Comune di Porto Cesareo: oltre a “Scalo di Furno”, assegnato quest’anno a Pacella, “Messapia” (assegnato all’oncologa Assunta Tornesello), “Japigia” (conferito all’imprenditore Antonio Di Gennaro) e “Mare Nostrum” (assegnato al medico Aldo Morrone e al capitano di fregata Domenico Morello), tutti destinati a personaggi viventi, e “Alla memoria” (attribuito al letterato Giovanni Calò), per personalità non più in vita.

Il premio “Virtù e conoscenza” è patrocinato da MIUR – Ufficio scolastico regionale per la Puglia, Regione Puglia, Provincia di Lecce, Università del Salento, Università degli Studi di Bari, Università degli Studi di Foggia, Unione delle Università del Mediterraneo e Integra onlus.

// PREMIO SPECIALE PER GiULiA GIORNALISTE All’associazione GiULiA – Giornaliste Unite Libere Autonome è stato assegnato il premio speciale “Mare Nostrum”, con le seguenti motivazioni: “per lo sforzo quotidiano nella sensibilizzazione a tutto campo contro gli stereotipi di genere e in difesa del diritto d’informazione e dei diritti delle donne, per la loro presenza costante sul territorio con inchieste, diventate spesso “scomode” ma attraverso le quali la democrazia, la Costituzione e la pace trovano una piena legittimazione ed espressione”.

 

// LA GIURIA I premi “Virtù e conoscenza” sono assegnati da una nutrita giuria, composta da competenze e istituzioni diverse. Presieduta da Anna Cammalleri (direttrice generale MIUR – Ufficio scolastico regionale per la Puglia), la giuria è composta da Monica Albano (amministratrice Libermedia – Servizi e formazione per i beni culturali), Salvatore Albano (sindaco di Porto Cesareo), Giuseppina Antonaci (presidente ITS Industria dell’Ospitalità e del Turismo Allargato per la Puglia), Cosimo Damiano Arnesano (ideatore e direttore artistico premio “Virtù e conoscenza”), Angela Cagnazzo (dirigente vicaria Ufficio scolastico provinciale di Lecce), Massimiliano Cassone (scrittore e giornalista), Ornella Castellano (dirigente Istituto comprensivo “Giovanni Falcone” di Copertino), Paola Cazzella (assessora alla Cultura del Comune di Porto Cesareo), Patrizia Colella (dirigente ITES “Adriano Olivetti” di Lecce), Franco D’Andria (segretario APS MediterraneaMente), Antonio Del Vino (capo gabinetto presidente della Provincia di Lecce), Francesco Di Lauro (componente Collegio nazionale Probi Viri WWF Italia), Luciana Distante (soprana), Emanuele Gatto (segretario amministrativo FIDAS nazionale), Arianna Greco (pittrice), Cosimo Manca (Presidente Italia Nostra Puglia), Annatonia Margiotta (responsabile Sezione Migrazioni e Antimafia sociale della Regione Puglia), Realino Margiotta (direttore d’orchestra), Eridania Miglionico (mediatrice interculturale), Sebastiano Leo (assessore a Istruzione, Università, Formazione professionale e Lavoro della Regione Puglia), Anna Peluso (funzionaria INPS Brindisi), Giuseppe Prete (dirigente Istituto comprensivo di Porto Cesareo e IISS “Vittorio Bachelet” di Copertino), Antonio Quarta (direttore Centro Servizi Volontariato Salento), Sandrino Ratta (Presidente Lion Club Copertino – Salento), Silvia Tarantino (assessora Pubblica istruzione e Servizi sociali del Comune di Porto Cesareo), Antonio Soleti (giornalista ed editore), Lorenzo Zecca (presidente BCC Leverano).

 

// L’INTERVISTA Pacella, il Suo lavoro, l’essere una giornalista scomoda, Le ha procurato tanti “guai”: querele temerarie e un vero e proprio isolamento a livello sociale e professionale. Quanto è importante, ora, ricevere il premio “Virtù e conoscenza”, proprio per il Suo lavoro?  

Ho sempre pensato di essere una giornalista, punto.  Meglio ancora, m’impegno a onorare questa professione che deve avere una valenza sociale rilevante, difendere la verità ad ogni costo, ascoltare la gente e aiutarla, fare massa critica, senza padroni se non i lettori. Con onestà e limpidezza.

Se questo significa esser scomodi allora lo sono, ma mi sorprendo. Non ho mai pensato la mia professione fosse o potesse essere altro.

Le querele? Sono un diritto, sacrosanto, democratico. Per questo non le temo, non fino a quando ciò che scrivo sarà frutto di un lavoro certosino di ricerca, riscontro, documentazione, e strada. La strada da mettere sotto i piedi, come mestiere comanda. Perché fare i giornalisti da dietro una scrivania non è possibile. Non siamo impiegati ma artigiani della comunicazione e della notizia.

Dell’isolamento, che spesso rappresenta lo spartiacque tra modi nettamente diversi di intendere questo lavoro, mi sono accorta tardi. Solo dopo essermi messa in discussione, tutte le volte che l’allontanamento di alcuni colleghi o superiori, piuttosto che le critiche solo negative e distruttive, mi hanno portato a chiedermi: sto sbagliando? Sarò matta?

Capita, eccome se capita. Allora mi sono fermata, ho investito su di me, mi sono interrogata a pelle nuda, e spesso ho capito che non sempre essere maggioranza significa stare dalla parte giusta. Ho tagliato la corda delle zavorre, ho seguito la mia strada. Sola.

È l’unico modo per capire chi ti sta accanto davvero, chi crede in te. Il risveglio può essere duro, anzi lo è sempre. Duro, come la libertà: spesso un letto a una piazza.

Il premio “Virtù e Conoscenza” è straordinario perché viene dalla mia terra, dalla mia gente, tra la mia gente.

 

Quanto ha pesato, e quanto continua a pesare, l’essere non solo una giornalista, ma soprattutto una donna che indaga negli ambienti del malaffare?

Dico sempre che le donne m’hanno salvato la vita. A partire da mia madre, piccolo immenso concentrato di forza, ribellione  e libertà. Testa, animo e cuore.

E poi tutte quelle che nella forza delle donne hanno creduto facendone alleanza,  squadra e maremoto. Come le sei colleghe, eh sì tutte donne, dell’agenzia di comunicazione con cui lavoro a stretto contatto. E come le colleghe giornaliste che come me vanno avanti, matte e “cazzute”. Forti.

Nel malaffare come in altri contesti,  quasi mai certi uomini ti perdonano di essere in gamba, capace, “più brava”. E difficilmente proveranno con intelligenza a impegnarsi di più per migliorare. Sarà più facile gettare discredito, sminuire, facendo leva su misere complicità. Nella migliore delle ipotesi sosterranno che hai ottenuto qualcosa perché sei donna, ammicchi e strizzi l’occhio. Solo nella migliore. O imboccheranno il vicolo cieco della competizione, ignorando che i talenti non si replicano. Ci sono distanze che non si possono coprire. E tu, da donna, continuerai a far bene. A dare il meglio, a dare di più. Prima ancora che da donna da persona.

Voce grossa, velleità maschie e patta pronta all’apertura, sono molti a ragionare così. E mal che vada ci sono le minacce, verbali e non.

Deo gratia – mai generalizzare – ci sono anche gli Uomini, ma quella è un’altra storia.

 

Nelle Sue inchieste ha pesato, spesso, l’omertà delle stesse vittime, che rafforza il potere della mafia. Cosa si può fare per spingere la gente a denunciare?

L’omertà spesso nasce dalla paura ma anche dalla connivenza. Il bisogno può creare complicità e legami deleteri. L’aiuto che la criminalità è disposta a dare a chi ne ha bisogno, rispondendo molto più velocemente di quanto non sia in grado, per ovvie ragioni, di fare lo Stato, sembra risolvere problemi – piccoli e grandi – all’istante, ma poi presenta un conto altissimo: toglie libertà. Di guardare negli occhi, pensare, parlare, denunciare. Perché si è sotto scacco, perché si deve dire “grazie”.

Questo fa l’anti-Stato. E abbiamo il dovere di farlo comprendere, anche ad una sola persona per volta. Ne sarà comunque valsa la pena.

Faccio io una domanda a Lei: immagini la circostanza in cui un pubblico amministratore sia accusato di associazione mafiosa, come è capitato nell’ultima inchiesta a cui ho lavorato. E immagini mugugni, messaggi privati di decine di cittadini che gettano fango sull’operato dello stesso amministratore. Mi spiega allora perché la stessa persona sia stata rieletta con votazione bulgara?

Che prezzo ha la libertà? Non ha prezzo, a mio avviso.

E allora il plauso non va a chi, come me, si mette a scrivere. Ma a quei cittadini, che pure ci sono, che a me e tanti colleghi affidano le proprie denunce, le proprie paure, fidandosi, e scegliendo la libertà. Ad ogni costo.

  

// ECCO LE INCHIESTE DI FABIANA PACELLA PUBBLICATE DAL TACCO D’ITALIA

  • SU ANTIRACKET SALENTO:

Lecce, truffa all’antiracket: incassavano i fondi pubblici destinati alle vittime di racket e usura

“Truffa Antiracket Salento, vittima anch’io. Ma credo ancora nell’antimafia”

Truffa Antiracket Salento. Le vittime: “Ci chiedevano di non parlare con i Carabinieri, erano peggio degli usurai”

Antiracket Salento: le querele temerarie contro chi si opponeva al “sistema”

 

  • SU BCC DI TERRA D’OTRANTO:

Minacce all’ex deputato An. E il retroscena della banca BCC di Terra d’Otranto

Banca di Credito Cooperativo BCC di Terra d’Otranto: sindaco di Carmiano (Le) accusato di estorsione aggravata da metodo mafioso (prima parte)

BCC di Terra d’Otranto,  il secondo filone delle indagini della procura di Lecce (seconda parte)

Banca Credito Cooperativo di Terra d’Otranto: il “cerchio” magico tra politica, finanza, imprenditoria, sacra corona unita (terza parte)

Riciclaggio e banca di Terra d’Otranto: quei conti intestati a quattro clan e i fiumi di denaro transitati dal Salento (quarta parte)

BCC: la videointervista al testimone

 

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Info sull'autore

Francesca Rizzo

Una laurea in Comunicazione, una specializzazione in Giornalismo e cultura editoriale. Dalla "cucina" (web) del giornale a quella di casa il passo è breve.

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