Filippo e gli alieni

Di Thomas Pistoia

Mammalù e il resto della famiglia sono usciti.

Filippo, in giardino, si gode il tramonto e gli ultimi raggi del sole, quelli rossi e più tiepidi.

Qui, nelle sere d’estate, quando la luce diventa penombra, il calore sale su direttamente dal terreno, a ondate. Per questo, distendersi in giardino è una goduria. Filippo se ne sta lì, tranquillo, a occhi chiusi, respira la campagna. Conosce a memoria i rumori e gli odori. La lampada del giardino è un’oasi giallognola al centro di una distesa di ulivi. Il canto degli uccellini si acquieta piano piano (più tardi strideranno cuccuvascie). Fa sollievo una brezza lieve che sa di mare e terra rossa, e porta con sé latrati lontani.

Accidenti alle zanzare! Loro non hanno odore e pungono solo il naso!

Filippo si gode il canto della cicala. Ha mangiato da poco, sonnecchia e annusa l’aria. Tutto a posto, nulla da segnalare. Lui è il guardiano. Nessuno potrebbe venire qui a far del male a Mammalù e ai suoi bambini. Nessuno potrebbe entrare impunemente in questo giardino e in questa casa. Ok, per quel gatto pezzato color cacca di pecora farà eccezione. Non ha nessuna voglia di alzarsi e cacciarlo via. Poi non dà fastidio. Si arrampica sull’albero di limoni e si fa i fatti suoi. La cicala culla il sonno di entrambi e… Aspetta! Ma cos’è questo rumore?

Si avvicina un’auto. E non è quella di Mammalù.

Filippo resta disteso, ma apre gli occhi e tende le orecchie. La macchina rallenta, sembra diretta proprio qui.

Il motore viene spento a pochi passi dal cancello. Voci. Sono in tre, parlano con tono normale, non si curano di non farsi sentire.

Filippo balza in piedi e comincia ad avere paura. Un brontolìo atavico gli sale dalla gola, in sordina, mentre le labbra si sollevano d’istinto. L’odore… Queste persone non hanno l’odore degli esseri umani, in tutta la sua vita il suo naso non ha mai percepito qualcosa del genere. Sembrano non essere di questa terra.

Quando i tre compaiono davanti all’inferriata, Filippo comincia ad abbaiare e ringhiare furiosamente.

Chi siete? Andate via! Questa casa è di Mammalù e della sua famiglia! Non vi avvicinate o vi azzanno!

Corre verso il cancello, poi torna indietro, più volte, sperando che mostrare le zanne da più vicino possa servire a cacciarli.

Ecco, questo è uno di quei momenti in cui vorrebbe essere un Pittbull, oppure un Dobermann! Invece è soltanto un grande cane marrone di poco meno di un anno, metà Setter e metà bracco. E lo sanno anche gli alieni.

– Che dobbiamo fare?

– Dare un avvertimento.

– Quindi?

Quello che sembra il capo guarda verso Filippo che continua ad abbaiare e ringhiare.

– Uccidiamo lui.

Filippo non sa che gli alieni sono qui perché devono lasciare un messaggio chiaro a Mammalù e alla sua famiglia.

“Smetti di scrivere”, questo è il messaggio.

“Smettila di romperci i coglioni con le tue inchieste. Siamo qui, nel paese in cui vivi. Sappiamo dove abiti. Ci incontri al bar, al supermercato, spesso siamo davanti alla scuola che frequentano i tuoi figli, che è la stessa scuola che frequentano i nostri figli. Siamo noi, siamo gli alieni. Non puoi batterci”.

Ecco, stanno scavalcando. Ora la paura che Filippo stava provando è diventata terrore pazzo. Non sa che fare, sa solo che gli alieni qui non devono entrare. Si avventa verso il cancello, loro sono già da quest’altra parte e hanno in mano dei bastoni.

Via! Andate via da qui! Via dalla casa di Mammalù!

La paura lo rende folle, sente dentro di sè che non ha la minima speranza, ma lui è come la sua padrona: più il nemico attacca, più non si arrende.

Mira al polpaccio del più vicino, ma gli altri due gli sono addosso.

Presto il suo ringhio diventa un guaito.

I non umani lo colpiscono senza pietà, lui cerca di scartare, ma non si muove di un millimetro, non devono avanzare oltre.

Ha il suo sangue in bocca e le zampe che cedono.

Un altro colpo, tremendo, e il suono di qualcosa che si spezza.

Poi non vede più. Si accascia in un angolo e lascia che finiscano, tanto non sente quasi più niente. Più niente…

Si risveglia quando sente il rumore di un’altra auto. Questo motore lo conosce. E’ Mammalù.

Sono andati via pensando di averlo ucciso, ma lui… Lui è ancora qui. Si guarda intorno con l’occhio ancora buono e vede che la casa non è stata toccata. E’ felice di questo, vorrebbe scondinzolare, ma tutto il corpo gli fa male.

Mentre la sua famiglia gli corre incontro, cerca di alzarsi e fare le feste, ma… Ma non ce la fa.

Sono venuti gli alieni, Mammalù… Ma io… Io non li ho fatti avvicinare… Vedi? Vedi, sono andati via…

I bambini lo accarezzano e la padrona gli dice tante, tante cose belle, che però lui non riesce più a capire. E’ stanco, davvero stanco.

Quando, più tardi, la veterinaria scuote il capo commossa, lui neanche se ne accorge. Guarda lontano e ci vede meglio di prima.

C’è un ponte a forma di arcobaleno, laggiù, che sembra un invito ad andare. Ma la sua padrona deve dargli il permesso.

La mano di Mammalù si posa sulla sua testa ferita per l’ultima volta, come un abbraccio, come un saluto.

Allora lui, contento, corre lontano.

Non ha più dolore. Non ha più paura.

Perché lui non è un Pittbull, non è un Dobermann.

Lui è il grande Filippo.

Il cane che ha fermato gli alieni.

1 Commento

  1. paul

    Ben fatto, ben detto; zen mariluce. Gli alieni … Pagheranno caro pagheranno tutto. Anche le pizze! He he

    Reply

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

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