Don Luigi Ciotti: “È ora di scuotere i territori”

Il presidente di Libera: “La legalità è lo strumento per raggiungere la giustizia: non trasformiamola in parola idolo”

di Marilù Mastrogiovanni

Don Ciotti, nell’ultima relazione della Commissione nazionale antimafia si parla della mafia foggiana e soprattutto di una barriera costituita dalla cittadinanza, una barriera di omertà che protegge la mafia. Come si fa a rompere questa barriera? Facciamo le manifestazioni, facciamo informazione, scriviamo inchieste, però questo è il quadro: una barriera insormontabile, così viene definita, una cortina di ferro. Come si fa?

Bisogna che ci diamo una mossa tutti, perché se continuiamo solo a denunciare, e poi non riusciamo a fare… La gente ha bisogno di trovare anche delle speranze, di poter vedere un po’ di luce, che comincia dal fare delle cose: quello che tu hai fatto, quello che hai pagato sempre di persona, col tuo giornale, ad esempio. Non bisogna assolutamente mollare rispetto a questo. Certo, l’omertà è quella che uccide la speranza, ma anche la verità. Ora, l’ultimo collaboratore di giustizia in quel territorio è del 2007, perché soprattutto alcune organizzazioni criminali mafiose, e tu me lo insegni, sono la famiglia biologica, e quindi le affiliazioni sono sempre all’interno di un loro nucleo, salvo delle eccezioni, sono molto più secretate, molto più impenetrabili. Tocca a noi trovare la forza e il coraggio ognuno di fare la propria parte, di mettersi in gioco, di unire le nostre forze e le nostre energie. Io l’ho visto fare in altre parti del nostro Paese in questi anni, quindi anche se è dura, anche se è difficile, bisogna scuotere i nostri territori, perché se c’è una malattia terribile la delega è quella della rassegnazione. Diamo più forza alla gente.

E come? La mafia dà lavoro, è penetrata nel turismo, in tutti gli aspetti della società, in tutti i settori economici.

Sì, ma non continuiamo a fare l’elenco delle cose in cui sono presenti giochi criminali. Dobbiamo fare questo scatto in più da parte di tutti. Certo che conosciamo che le mafie in tutti i settori dove possono si inseriscono, aggrediscono e fanno la loro parte. Noi siamo qui come cittadini, come associazione, come mondo dell’informazione, per dire: “Benissimo, che cosa possiamo fare noi? Che cosa possiamo fare perché nelle scuole, nelle università, i ragazzi prendano coscienza di questi problemi?” Questo è il nostro compito. Il nostro compito. Il nostro compito è fare anche delle proposte: se oggi c’è una legge per confiscare i beni ai mafiosi, è stata voluta da Libera. Un milione di firme raccolte in Italia, una petizione; non sarà completa, però certamente ormai, e i mafiosi temono fortemente tutto questo, se da beni esclusivi in mano loro diventano beni condivisi, allora è un ruolo anche dei cittadini fare tutto questo. Se c’è una nuova legge sui testimoni di giustizia è perché dal basso abbiamo lavorato in questi anni perché passasse. Se c’è una giornata che vuole ricordare tutte le vittime, perché è anche un senso di vicinanza ai familiari, è perché dal basso ci siamo mossi a fare tutto questo. Non è facile, è dura, però noi dobbiamo fare la nostra parte, che è una parte educativa, culturale, sociale. Vuol dire anche incoraggiare le forze di polizia e la magistratura a fare la loro parte. Dobbiamo lottare per vedere leggi più adeguate, dobbiamo avere il coraggio di denunciare quanti stanno alla finestra, perché più grave non è solo chi fa il male, ma quanti guardano e lasciano fare. Dobbiamo chiedere alla politica di questo Paese la coerenza, perché molti si nascondono dietro tutto questo.

La legalità non è stata argomento dell’ultima campagna elettorale.

Io l’unica cosa che dico è che la legalità non diventi un idolo nel nostro Paese, perché è diventata una parola astratta, una parola idolo, e giustamente, come tu dici, molti hanno scelto quella malleabile, quella sostenibile. La legalità non è neppure un valore, è lo strumento per raggiungere un obiettivo che si chiama giustizia. Noi lottiamo per la giustizia, che vuol dire la dignità e la libertà delle persone. Non se n’è parlato in questa campagna, è una vergogna. Magari hanno scritto nei documenti quattro righe, ma è un tema scomodo, resta un tema scomodo, e per non perdere il consenso dei cittadini, in molti hanno scelto di non parlare di questo. Faccio un altro esempio, i reati spia: è tornata l’eroina alla grande, mai come in questo momento noi siamo invasi dalle droghe.

E in questo la mafia pugliese è protagonista, a livello europeo.

E quindi non si affrontano i temi che sono fondamentali. Io vivo da 53 anni in un gruppo che fa l’accoglienza, che vive sulla strada coi poveri, con gli ultimi. La droga l’avevamo denunciata allora, abbiamo fatto le battaglie politiche allora, abbiamo lavorato per aprire i servizi pubblici. Adesso non se ne parla più, eppure resta – non è l’unico – uno dei grandi zoccoli della mafia, nel totale silenzio.

Le leggi: cosa serve? Perché la mafia è cambiata, devono cambiare le leggi. Il concorso esterno, l’atteggiamento mafioso, non si riescono a provare. Che cosa dobbiamo fare, che leggi servono?

Non ci mettiamo qui a fare l’elenco delle leggi, tutto questo dev’essere fatto.

Se un politico va a braccetto con un mafioso, che cosa si può fare? Non si riesce a provare che quel politico è mafioso, ma tutti i cittadini lo sanno, lo vedono, e magari è anche un amministratore pubblico, e questo è il caso di un’inchiesta che ho fatto. Come si fa?

Si deve fare una lotta, perché le leggi possono cambiare, perché la prescrizione non favorisca i giochi e gli interessi di qualcuno, perché su certi reati, tipo forme di corruzione, si guadagna tempo per andare verso la prescrizione. Noi abbiamo bisogno di leggi chiare, pulite, trasparenti, che non diano spazio a tutto questo, perché sennò ce li troviamo che passeggiano dopo qualche anno in giro per la città, e penalizzano quelli che hanno avuto il coraggio di denunciare.

Più forti di prima…

No. Noi facciamo la nostra parte, lottiamo perché ci siano leggi più giuste: è un ruolo di cittadini, che ci deve coinvolgere. Certo noi non facciamo i magistrati, una cosa abbiamo fatto, però: la nostra partecipazione all’interno dei processi nelle varie vicende costituendoci parte civile, per non lasciare sole le vittime e soprattutto per sostenere anche i magistrati ad andare avanti, a non mollare, a essere chiari e trasparenti, come molti fanno.

 

1 Commento

  1. Marco

    Caro Luigi…vorrei avere il tuo stesso ottimismo ma non riesco a vedere le cose come le vedi tu…io vedo la corruzione ovunque e purtroppo non vedo un palmo di Buon terreno intorno a me…ho denunciato le mafie e mi sono messo contro i mafiosi…pensavo di aver battuto i piu forti ma mi sono dovuto ricredere…con la mafia ho vinto ho fatto condannare tutti… ma con la burocrazia dello stato e con la superficialità degli organi di stato che trattano i testimoni di giustizia ho perso di brutto…mi ritengo di essere dopo 5 anni di programma speciale di proiezione un uomo finito e la cosa più grave che nessuno in questi 5 anni mi ha teso una mano. Mi dispiace ma io non ci credo più….la legalità è una parola attorno a cui girano troppi interessi oggi…

    Reply

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati