La “terza Repubblica” del M5S sulle ceneri di PD e Forza Italia, e il riscatto del Sud

A 50 anni dal ’68, arriva la vera rivoluzione. Michele Emiliano dovrà fare i conti con la rivoluzione. Potrebbe farlo da protagonista, ma ci riuscirà?

Di Marilù Mastrogiovanni
Il movimento Cinque Stelle ha vinto le elezioni politiche 2018. Le ha stravinte al Sud e in particolare in Puglia.
Molti commentatori continuano a dire che il M5S ha vinto al Sud perché ha promesso il reddito di cittadinanza, quindi i meridionali sono i soliti piagnoni fannulloni che hanno spianato la strada al populismo. Stanno dicendo che il Sud vuole panem et circenses e vuole fare la siesta tutto il giorno a spese dello Stato.
Nessuno è andato a guardarsi il programma dei pentastellati, quando si chiamavano ancora “grillini”.
Eccolo qui: si chiamava “disoccupazione garantita a tutti”, poi è diventato “reddito di cittadinanza”, ma è lo stesso concetto espresso nelle elezioni politiche di cinque anni fa quando raccolse circa un quarto dei voti. Ecco qui i dati del 2013.
All’indomani di quel voto del 24 e 25 febbraio 2013 scrissi due editoriali nei quali mi ritrovo ancora oggi:

Lo tzunami del ’68. Arrivato dopo 45 anni

Dopo quell’affermazione il M5S ha stravinto a Roma e Torino, incontrando una terrificante opposizione soprattutto mediatica come il “caso spelacchio”. Certo le due sindache hanno commesso errori anche gravi. Ma possono essere seriamente paragonate al caso banca Etruria o all’avere nel proprio simbolo il nome del pregiudicato Berlusconi?
Si continua a non riconoscere la rivoluzione in corso, invece di prendere atto che ci sono soprattutto due grandi perdenti, ed un unico vincitore: l’uomo qualunque. E questa volta non ha un’accezione negativa.
I vincitori sono i cittadini e le cittadine che ogni giorno fanno i conti della spesa e che hanno preferito mettere la croce su un simbolo che propone degli sconosciuti, semplici persone come loro, ma più informate e attive, tagliando di netto con ogni promessa del passato. E’ per ciò, come ha detto Luigi Di Maio, un risultato “post ideologico”, perché i cittadini non hanno scelto i partiti ma i “temi” su cui impostare “la terza Repubblica, quella dei cittadini”.
E’ stato surreale vedere le facce sperdute in tv di chi ha realizzato che stava accadendo un fatto gravissimo: l’invasione del Parlamento italiano da parte di incensurati, di cui molte donne, finalmente.
In questo ha aiutato molto il nuovo sistema che ha ideato il Ministro Minniti per evitare il voto di scambio: le schede elettorali con il codice identificativo e il riscontro prima e dopo il voto sono impossibili da sostituire (a meno che la mafia, sempre molto creativa, non abbia trovato il modo. Ma ad oggi non se ne è avuta notizia). Credo che questo aspetto abbia creato un effetto “libera tutti” che s’è sommato ad altri importanti interventi per contrastare la corruzione e il voto di scambio, come l’attivazione del Mepa, il mercato elettronico della pubblica amministrazione, su tutti, ha iniziato a scardinare il sistema di potere fondato su favori, consulenze, appalti (è ancora fallace, ma è un inizio).
La legalità deve essere la priorità di questa Legislatura: per il M5S lo è sempre stata e per questo sono stati derisi da tutti i partiti perché, dicono, l’onestà deve essere a prescindere non deve essere un programma di governo.
Bene, e allora perché il tema della corruzione, della lotta alla mafia, dell’evasione fiscale è uscito fuori dal dibattito elettorale? Perché lo diamo per scontato? Noi? Il Paese che nella classifica mondiale della corruzione sta al 54esimo posto, dopo la Namibia?
Non è solo questo: sono passate 48 ore e ancora pochi stanno capendo la forza propulsiva, dal basso, di questo risultato.
Che non ha nulla a che vedere con il reddito di cittadinanza: è lo Stato dimenticato che si è fatto sentire. Lo Stato dimenticato, cioè il Sud, ha votato uomini e donne qualunque che li rappresentano. Onesti e laboriosi, si, magari un po’ cazzoni e non proprio delle cime, ma né più né meno dei tanti giovanissimi resistenti, donne e uomini, che liberarono l’Italia nel ’45 e che salirono sulle barricate nel ’68 e nel ’77 e, mi ci metto anch’io, che diedero qualche graffiata con la “Pantera” nel ’91. Voglio dire che la spinta anti-sistema è la stessa, in passato infarcita di ideologia, ora no. Il voto dato ai 5S è stato sì, il voto del dissenso democraticamente espresso, ma è stato anche il voto del riscatto.
Di chi è rimasto e ha visto i figli partire, di chi cresce qui i figli sperando che vadano via, di chi ce la mette tutta ma non ce la fa, di chi non vuole chiedere favori o di chi vorrebbe farlo ma non ci sono più le condizioni, perché il taglio della spesa pubblica ha chiuso anche le borse delle clientele. E’ anche il voto di chi piange i morti di tumore nella Terra dei fuochi, di chi vede gli ulivi seccare e neanche un soldo di contributi pubblici (ma tanti per la “ricerca”), di chi compra l’acqua in bottiglia perché non c’è nessuna prova che la falda sia inquinata ma sa che è così (perché il compare del compare del compare butta nei pozzi, la notte). E’ il voto di chi sogna ancora che “un giorno questa terra sarà bellissima” e vorrebbe tanto liberarsi dalla mafia, ma è lasciato solo.
In Puglia all’uninominale il M5S ha registrato un en plein, con 24 eletti su 24 collegi. Sono rimasti a terra candidati blasonati ed esponenti del Governo.
E’ vero che molto probabilmente saranno ripescati perché candidati anche nel proporzionale, dunque bisogna aspettare i farraginosi calcoli di questa brutta legge elettorale, ma la scelta dei cittadini è chiara.
Michele Emiliano, che strizza l’occhiolino a Di Maio, e spera di spostare su un piano “politico” la discussione (se politica è la frequentazione della stanza dei bottoni), aspirando ad un posto al sole nel suo partito, dovrà scendere al livello dei pentastellati e parlare di “temi”.
Ma in Puglia, i temi su cui si battono i 5stelle lo vedono debole se non sconfitto: xylella, depuratori, rifiuti, Tap, Ilva, privatizzazione dell’Acquedotto pugliese. La strada per conquistarsi un posto al sole tra le ceneri del Pd, sfruttando i cinque stelle, è dura. Mi sa che per i veri qualunquisti, nel M5s, non c’è posto. Neanche per lui.

1 Commento

  1. Rodolfo Fittipaldi

    Il riscatto del Sud? Senza andare troppo indietro nel tempo…. 35 anni di DC, 20 di centrosinistra e 20 di Berlusconi,alternati a Ptodi,D’Alema ecc. e qualcuno parla di riscatto in giallo? I 5 stelle salveranno il Sud? Via , una battuta e tutto resterà come prima e speriamo non peggio di priima.. Il Sud e solo il Sud potrà salvare se stesso, senza dover attendere il messia di turno. Un partito del Sud, il resto sono chiacchiere della fianza padana dipinta di giallo.

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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