Ivan il matto ci spiega perché se n’è andato (e ci manda un bel vaffa…)

Ivan il matto ci spiega perché se n'è andato (e ci manda un bel vaffa...)

Riflessioni sulla sinistra italiana da parte di un ricercatore che (come avviene a tantissimi connazionali) è riuscito ad affermarsi professionalmente solo all’estero

 

Le discussioni post elezioni riguardanti la sconfitta della sinistra, a mio avviso, non stanno centrando alcun punto cruciale.

E il mio pensiero lo esprimo nel mondo virtuale del web non potendolo più esprimere dove gli compete: nel mondo reale. Mi soffermo sul PD non considerando LeU e PaP esperienze sulle quali poter esprimere giudizi politici essendo, chiaramente, effimere e destinate a diventare presto qualcosa di altro (si spera una nuova sinistra, ma e’ un percorso ancora lontano dal vedere anche solo una bozza di progetto). 
Il dibattito si sta incentrando su populismo, estremismo, tecnicismi della campagna elettorale, referendum costituzionale, leadership debole di Renzi. Sento dire che gli ultimi quattro anni ci hanno dato i Governi più efficienti degli ultimi trent’anni, che siamo fuori dalla crisi, che le misure adottate sono mirabolanti. Forse e’ vero. Forse si e’ fatto qualcosa. Anche se qualcosa piu’ del nulla precedente e’ comunque poco, ma non e’ questo il punto. 
Basta mettere il naso fuori dal confine italiano per vedere come il nostro Paese sia uno dei piu’ economicamente, socialmente e culturalmente depressi.

Il resto d’Europa (per non parlare di Stati Uniti e Asia) sta viaggiando a ritmi a noi sconosciuti. Persino Portogallo e Polonia esprimono progettualità e crescite superiori alle nostre. Basta fare un giro nelle grandi citta’ italiane per incontrare intere generazioni (i millennials per usare un termine ormai comune, ma non solo, anche la generazione precedente e successiva) a cui e’ stato rubato il futuro. A cui e’ stata rubata la speranza di guardare al futuro. Un giovane inglese o tedesco ha ripreso a guardare con fiducia al futuro. In Italia, basta entrare in una banca per chiedere un mutuo che ti fanno sentire una merda (scusate il termine). Mortificazioni continue. Umiliazioni continue. L’accesso ai livelli dirigenziali, persino nel privato, e’ esclusiva di chi proviene da famiglie che gia’ appartenevano alla classe dirigente. C’e’ chi nasce con il posto nei consigli di amministrazione. E ci sono milioni di ragazzi laureati, con master e specializzazioni che fanno le fotocopie e portano il caffe’ a cocainomani figli di papa’ che li comandano a bacchetta. Ci sarebbero migliaia di altri esempi che potrei portare, ma renderebbero questo commento interminabile. Per non parlare delle umiliazioni che si deve subire nelle universita’ e nel settore pubblico in genere dove, un docente universitario o un dirigente continua ad essere un papa e a disporre di vita o di morte. 
A fronte di tutto cio’, la narrazione (altro termine abusato) renziana e’ stata incapace di dare una risposta a questo sentimento di mortificazione dilagante. Al contrario, ha dimostrato che basta essere amici delle persone giuste per diventare intoccabili. Se un dirigente di una banca la fa fallire creando danni a migliaia di cittadini, questi non viene punito. Anzi, di solito viene promosso. E la figlia di questo dirigente viene mantenuta al governo, ricandidata e rieletta (caso Boschi). Di contro abbiamo milioni di lavoratori con contratti di lavoro senza garanzie che se si ammalano un giorno perdono il posto di lavoro. Chi sbaglia deve pagare. Di questo ha bisogno l’Italia. Di un merito vero. Le aziende non vengono in Italia perche’ una farmaceutica che vuole fare ricerca deve spendere milioni in “regali” per dirigenti pubblici oltre, ovviamente, ad assumerne i figli, anche se incapaci. E se vengono scoperti, bhe’ la prescrizione arriva presto.
La Costituzione dice, da sempre, che “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Siamo un Paese in cui se sei capace e meritevole ti conviene emigrare. Siamo un Paese in cui la disonesta’ viene premiata e i diritti non vengono riconosciuti. Siamo un Paese in cui la speranza viene mortificata. Siamo un Paese in cui i capaci e meritevoli vengono umiliati di continuo.
Ma, ogni tanto, i capaci e meritevoli, sono anche in grado di pensare. E, nonostante qualcuno dice che gli ultimi governi abbiano fatto qualcosa piu’ del nulla precedente, tutto cio’ non e’ stato minimamente valutato in questa campagna elettorale. Perche’ siamo arrabbiati. Siamo stanchi di essere umiliati. Il populismo e’ l’ultimo rifugio per dare un segnale. L’ultimo, forse non funzionera’ nemmeno questo. Ma dopo questo rimane solo la rivolta. O il menefreghismo.

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Info sull'autore

Francesco Ria

Ricercatore in una prestigiosa Università americana. Come il sottomarino sovietico di "Caccia a Ottobre rosso" usa cambiare improvvisamente e senza motivo direzione

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