Ora tocca al Movimento 5 stelle (anche per il bene del sud Italia)

di Marilù Mastrogiovanni

 

La disastrosa legge elettorale, duramente osteggiata in splendida solitudine dal M5s, ha prodotto il caos.

Primo classificato risulta il cartello elettorale del centrodestra, che va dal trionfante Matteo Salvini alla malconcia vecchia guardia di Forza Italia, dalla tradizionale destra post missina di Meloni che conferma il suo zoccolo duro al centro trasformista del pugliese Raffele Fitto, giunto probabilmente all’epilogo della sua lunghissima carriera politica.

Salvini tuttavia non ha i numeri per ricevere l’incarico dal Capo dello Stato Mattarella. In primo luogo perché (a scrutinio ancora in corso) gli mancano alcune decine di senatori e deputati per raggiungere, comunque, una maggioranza molto risicata. Poi perché il centrodestra 2018 è un cartello elettorale favorito dal Rosatellum e non una vera alleanza politico programmatica. La Lega ha vinto ma è pur sempre un partito estremista che raccoglie circa il 17%, con una fortissima concentrazione al nord. E nell’attuale contesto di spaccatura orizzontale del Paese lungo direttiva nord-sud, dare l’incarico al leader di un partito con una storia violentemente antimeridionalista potrebbe disgregare definitivamente il Paese.

Dunque, a mio parere, tocca al leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio tentare di formare il sessantacinquesimo esecutivo della Repubblica Italiana.

Ci sono però delle precondizioni (tutte di complessa attuazione, bisogna riconoscerlo):

1) l’allontanamento definitivo dai rispettivi partiti sia di Matteo Renzi che di Silvio Berlusconi. Renzi è stato destinatario della seconda sonorissima bocciatura ad personam (e farebbe bene a trarne rapidamente le conclusioni e rispettare la promessa fatta un anno e mezzo fa di ritirarsi dalla politica). Berlusconi, nonostante sia sempre osannato dai suoi fedelissimi, ha fatto il suo tempo e non solo per motivi anagrafici. Un terzo di italiani che hanno votato M5s hanno anche detto chiaramente che leader moralmente discutibili, oltre che condannati con sentenze passate in giudicato, non sono più tollerabili;

2) dopo aver beneficiato in alternanza di vari gruppi di “responsabili”, il Partito Democratico e Forza Italia, dovrebbero adesso mostrarsi loro responsabili e fornire il necessario appoggio esterno ad un governo a guida M5s.

Oltre al bene della Patria (che in Italia, a differenza della Germania, non è sempre la stella polare della Politica), i due partiti potrebero avere dei significativi benefici: il centrosinistra avrebbe l’opportunità e il tempo di trovare una nuova base di unità, magari attorno ad un segretario di transizione come Del Rio o Martina, spazzando definitivamente via vecchie cariatidi come Massimo D’Alema e i nuovi artefici della sbronza renzista.

Il centrodestra avrebbe l’opportunità e il tempo di rifondarsi attorno a un nuovo leader come Tajani e offrire al Paese la prospettiva di un partito conservatore e moderato, sottraendosi all’abbraccio mortale della Lega.

Un ruolo rilevante per la transizione ad un governo “di minoranza” a guida pentastellata potrebbe giocarlo Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, a patto di comprendere (anche lui) che gli italiani sono stufi di personalità con io ipertrofico.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati