Ecco le inchieste del Tacco sequestrate dalla magistratura

Erano state sequestrate dal Tribunale di Lecce il 12 dicembre scorso. Dopo 45 giorni sono tornate on line su disposizione del Tribunale del Riesame. Adesso tutti possono finalmente sapere

Di Marilù Mastrogiovanni

Eccole qua. Leggete con attenzione. Ogni passaggio è verificato e documentato (Ma che ve lo dico a fare? Voi, lo sapete già).

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LE MOTIVAZIONE DEL DISSEQUESTRO

-“La testata giornalistica telematica, in quanto assimilabile funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio di “stampa” e soggiace alla normativa, di rango costituzionale e di livello ordinario, che disciplina l’attività d’informazione professionale diretta al pubblico”;
– “Il giornale on line al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa”.

Con queste motivazioni, ed altre più tecniche che difendono e valorizzano il lavoro “professionale” del giornalista, il Tribunale del Riesame di Lecce ha emanato un’ordinanza che dispone il dissequestro e l’immediata rimessa on line delle due inchieste del Tacco (20, gennaio 2018: presidente Silvio Maria Piccinno, estensora Pia Verderosa, estensore Antonio Gatto).

I giudici hanno commentato con parole semplici l’articolo 21 della Costituzione che in maniera chiara – al comma 2 – esclude ogni forma di censura:

ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE, COMMA 2 e 3

  1. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure
  2. si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dall’Autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

Il Tribunale del Riesame ricorda che “prima ancora dell’entrata in vigore della Costituzione (1° gennaio 1948), a seguito della caduta del fascismo” una disposizione normativa fissa in quali casi sia consentito il sequestro preventivo e comunque solo a scopo di approfondimento, dunque non più di tre copie.

E’ un bel passaggio didascalico, con il quale il Giudice sceglie di ricordare a tutti noi, che quell’articolo 21 è figlio diretto della Resistenza e dell’antifascismo.

LA CRONOLOGIA DEI FATTI

Il 12 dicembre mi è stato notificato ed è stato eseguito il sequestro preventivo di due inchieste uscite a mia firma. Contestualmente ho saputo di essere stata querelata e che il querelante, la Igeco S.p.A e il suo legale rappresentante pro tempore, tal Alfredo Longo, aveva chiesto e ottenuto il sequestro, perché le inchieste offendevano il buon nome e l’onore della società per azioni.

La pm che ha chiesto il sequestro è Stefania Mininni della procura di Lecce, il gip che l’ha disposto è Giovanni Gallo, del locale tribunale.

Due giorni dopo le stesse inchieste ricevono in Senato il premio “Franco Giustolisi  – Verità e Giustizia”.

Ma è solo un caso: erano state già selezionate tempo prima dalla giuria presieduta da Roberto Martinelli e composta da Daniele Biacchessi, Livia Giustolisi, Bruno Manfellotto, Marcello Masi, Enrico Mentana, Virginia Piccolillo, Marcello Sorgi, Luigi Vicinanza e Lucia Visca.

  “Un atto censorio – ha affermato Livia Giustolisi al momento della premiazione – senza motivazioni palesi”; al mondo del giornalismo, e a Beppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (presente in sala al momento della premiazione), Giustolisi ha chiesto di “fare qualcosa di forte, immediato, che dia un segno”.

FNSI e Assostampa di Puglia annunciano di voler impugnare quel provvedimento di sequestro e chiedono l’intervento del Ministero della Giustizia, reputando il sequestro un “attacco inquietante alla libertà di stampa e all’articolo 21 della Costituzione”.

Francesco Paolo Sisto, avvocato di FNSI e Assostampa, che sostengono il mio ricorso, presenta così istanza al Tribunale del Riesame, chiedendo il dissequestro invocando proprio il comma 2 dell’articolo 21 della Costituzione: la stampa non si può censurare, non si può sequestrare se  non nei casi previsti dalla legge.

E la legge non impedisce che un giornalista indaghi sulle zone d’ombra in cui fanno affari politica, mafia, imprenditoria.

Anzi, un giornalista per legge deve scrivere la verità, in buona fede, con continenza e pertinenza dei fatti, in nome dell’opinione pubblica che ha diritto di sapere.

«Il diritto all’informazione non si tocca: è questo il segnale chiaro e forte che i giudici di Lecce hanno dato a chi aveva pensato di poter riesumare una sostanziale censura alla libertà di stampa», hanno commentato gli avvocati Francesco Paolo e Roberto Eustachio Sisto.

Soddisfatte la FNSI e l’Associazione della Stampa di Puglia, che hanno sostenuto il ricorso al tribunale del riesame. «È stato ribadito il principio sancito dall’articolo 21 della Costituzione, ossia che non si può procedere al sequestro della stampa se non nei casi espressamente previsti dalla legge. Una presunta diffamazione, che va eventualmente perseguita nei modi e nelle forme previste dal codice di procedura penale, non può giustificare il sequestro di un articolo, altrimenti si cadrebbe nella censura», dicono Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della FNSI, e Bepi Martellotta, presidente dell’Associazione della Stampa di Puglia.
«È altresì rilevante – concludono – che il tribunale del riesame abbia ribadito che anche un sito online, se registrato, è una testata giornalistica a tutti gli effetti».

Nel frattempo la vicenda è arrivata Le Iene (Italia Uno)

 

Qui il mio commento a caldo dopo il dissequestro

 

Qui il mio commento incazzato dopo il sequestro

 

 

 

 

 

 

 

 

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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