“L’ha pizzicata!”: anche una stella della danza colpita dal morso atavico

Ci siamo quasi: tra pochi giorni il ritmo della Taranta scalderà la grande notte di Melpignano

I piedi scalpitano, ansiosi di lasciarsi trasportare dal richiamo ancestrale della musica. La ventesima edizione della Notte della Taranta si conferma l’appuntamento più atteso, tra conferme e novità. Debutta sul palco la danza classica, con l’étoile Nicoletta Manni.

di Francesca Rizzo

Più di 200.000 gli spettatori della scorsa edizione del Concertone

Rullo di tamburi, o meglio, di tamburelli. Mentre giunge al termine il Festival itinerante (restano le ultime due tappe, oggi a Sternatia e domani a Martano), tutto, o quasi, è pronto per la grande notte di sabato 26, quando a Melpignano si aprirà la ventesima edizione della Notte della Taranta.

Il festival più grande d’Italia, da sempre attento al dialogo tra le culture attraverso la musica, quest’anno più che mai parla di pace: è questo il tema scelto da Raphael Gualazzi, Maestro Concertatore chiamato a dirigere l’Orchestra popolare e gli ospiti internazionali nel reinterpretare brani classici della tradizione. Jazz, folk, rock e ritmi cubani dialogheranno con

Ultimi giorni di prove per Tim Ries e gli altri ospiti internazionali

la musica popolare salentina: gli ospiti internazionali “pizzicati” dal fascino della Taranta vanno da Tim Ries, sassofonista dei Rolling Stones, a Gregory Porter, icona del jazz statunitense. E ancora, il percussionista Pedrito Martinez e le cantautrici Suzanne Vega e Yael Deckelbaum.

“Sarà – afferma il direttore artistico Daniele Durante – un Concertone che alternerà momenti di profonda riflessione legati a temi attuali a momenti di gioia, di felicità, di condivisione della festa popolare”.

// Un’onda che parte dall’entroterra Israele, ottobre 2016: promossa dall’associazione Women Wage Peace, parte la Marcia della Speranza: 200 chilometri separano il punto di partenza, nel nord del territorio israeliano, da Gerusalemme. Li percorrono, in 14 giorni, oltre 4000 donne musulmane, ebree e cristiane, unite per chiedere una risoluzione definitiva del conflitto tra Israeliani e Palestinesi. Simbolo della marcia diventa Prayer of the Mothers, un canto di speranza e di lotta, interpretato da cantanti israeliane e palestinesi; autrice del testo è Yael Deckelbaum, attivista ed artista

“Shalom!”, “Pace!” urlano le donne nel video di Prayer of the Mother, l’inno della speranza scritto da Yael Deckelbaum

israeliana che si esibirà sul palco del concertone interpretando canti della tradizione e, naturalmente, la stessa Prayer of the Mothers. “Sarà bellissimo – afferma Deckelbaum – condividere con tutte le madri presenti l’inno alla Pace. Un messaggio universale che il suono dei

 

tamburelli farà vibrare come un’onda nel Mar Mediterraneo”.

// L’intervista Sulle note della Preghiera danzerà Nicoletta Manni, ballerina salentina divenuta étoile del Teatro alla Scala a soli 22 anni. Dopo aver danzato sui palchi più prestigiosi, come quello dello storico Teatro Bol’šoi di Mosca, Manni arriva a Melpignano da superospite, per inaugurare un nuovo capitolo nella storia della Notte della Taranta: a partire da quest’anno anche la danza si apre alla contaminazione e al dialogo con altri generi. Sotto la direzione del Maestro Luciano Cannito, Manni alternerà un’esibizione solista a coreografie insieme al corpo di ballo della Notte della Taranta.

Abbiamo ascoltato Nicoletta Manni, cercando di carpire qualche anticipazione…

Nicoletta Manni, un’étoile in veste inedita sul palco di Melpignano

Nicoletta, il 26 agosto tornerà nella sua terra da protagonista, per esibirsi su uno dei palchi più importanti, quello della Notte della Taranta. Che effetto le fa?

Ho accolto subito con grande entusiasmo l’invito della Fondazione La Notte della Taranta, a prendere parte a questa manifestazione meravigliosa. Sono orgogliosa di danzare nella mia terra, ma soprattutto sono felice di poter dare il mio contributo e trasmettere attraverso la mia esibizione un messaggio importante: la pace,  tema di  questa edizione del Concertone, particolarmente significativo  in questo momento storico.

La danza classica è rigore, disciplina e tecnica, mentre la pizzica è anche improvvisazione, è lasciare che le emozioni erompano, sollecitate dalla musica. Sono davvero due mondi a sé stanti? Come si passa dall’uno all’altro?

La danza classica è la base di tutte le danze. Ho interpretato musiche e coreografie che includono elementi classici, neoclassici, contemporanei, acrobatici. In ogni spettacolo è importante riuscire a comprendere i messaggi del coreografo per interpretare brani diversi.

Generazioni lontane, unite dal ritmo incessante della musica popolare per un rito di fine estate

Sul palco di Melpignano danzerà anche sulle note di “Prayer of the mothers”, un delicato inno alla pace e un manifesto della forza delle donne. Che ruolo hanno la musica e la danza nella promozione di questi valori?

Quest’anno ho avuto la fortuna di incontrare il Papa in occasione della giornata della danza e di accogliere con entusiasmo e commozione il suo messaggio di pace e fraternità.
Il brano di Yael Deckelbaum che interpreterò, su coreografie del maestro Lucianno Cannito,
è un esempio di come la musica, la danza, la preghiera di migliaia di donne e madri di tutte le religioni possano essere uno strumento per la costruzione di un bene comune: la pace.

Quando ha lasciato il Salento per costruire la sua carriera era una bambina. Com’è stato studiare e lavorare lontano dalla sua terra? 

A due anni e mezzo volevo a tutti costi seguire mamma, Anna De Matteis, che ha una scuola di danza. Lei era contraria perché ero troppo piccola, ma ha ceduto alle mie richieste. Per me era un gioco, ma poi ho capito che volevo fare questo nella vita. Le ho chiesto io di fare l’audizione alla scuola della Scala. Quando mi hanno ammesso ero così felice che tutto il resto è passato in secondo piano. La nostalgia di casa ha fatto capolino dopo, ma sono riuscita a tenerla a bada. Appena posso, però, torno a Lecce dalla mia famiglia, mi mancano. Scappo anche solo in giornata o per un weekend.

26 anni non compiuti e un curriculum di tutto rispetto in un campo, quello della danza, estremamente selettivo. Come vede la sua generazione?

Oggi la danza classica è un’arte che non viene sufficientemente apprezzata, è trascurata, poco compresa o forse semplicemente dimenticata. Per questo motivo oggi, per noi ballerini, è di fondamentale importanza mantenere alta la passione e l’entusiasmo per portare avanti al meglio la nostra scelta, la nostra arte. Il fascino, l’immortalità e il prestigio dei grandi balletti classici, moderni e contemporanei sono un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere e di ignorare.

Che cosa si può aspettare il pubblico dalla sua esibizione sabato?

Lasciamo che sia una sorpresa, sarà più emozionante.

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Info sull'autore

Francesca Rizzo

Una laurea in Comunicazione, una specializzazione in Giornalismo e cultura editoriale. Dalla "cucina" (web) del giornale a quella di casa il passo è breve.

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