Creativo, sregolato, geniale: a Lecce in mostra il talento di De Candia

Nel cuore di quella Lecce tanto amata e odiata, la prima retrospettiva a venticinque anni dalla morte

Conosciuto da pochi nella sua vera dimensione di artista, noto a tutti, in città, per una vita “problematica”. A San Francesco della Scarpa si rende omaggio al pittore Edoardo De Candia, con un’esposizione ragionata aperta fino al 30 settembre

di Francesca Rizzo

L’incontro tra sacro e profano nel complesso museale di San Francesco della Scarpa

Nella città in cui è nato, la sua fama di artista è preceduta dai racconti sulla sua vita da maudit. A venticinque anni dalla sua morte, Lecce ricorda Edoardo De Candia con una mostra che riporta in primo piano il pittore: la retrospettiva Amo. Odio. Oro, curata da Lorenzo Madaro e Brizia Minerva.

Il titolo scelto riprende le tre parole dipinte dall’artista a caratteri cubitali nel periodo del primo internamento in manicomio, negli anni Sessanta: tre tele che urlano sul muro nero all’ingresso della mostra, allestita presso il complesso museale di San Francesco della Scarpa, nel centro storico leccese, percorso chissà quante volte da Edoardo De Candia nel suo lento, incessante camminare.

Amo, Odio e Oro sono anche le tre sezioni nelle quali è articolata la mostra: i lavori esposti, più di cento, sono riconducibili ad emozioni e periodi differenti, vissuti dall’animo

Nel 1982 Edoardo De Candia ritrae Antonio Verri, grande amico e testimone della sua vita

umano e trasformati in dipinti, schizzi e parole dall’artista. La passione per le donne e per l’erotismo, l’amore per la natura e per il suo mare, l’odio per chi violenta quella natura tramite un’urbanizzazione irrispettosa e selvaggia, l’insofferenza verso la sua città natale, che ama e da cui, nello stesso tempo, si sente soffocare: tutto questo emerge da ogni singola pennellata e viene confermato dai documenti dell’epoca, esposti insieme alle opere di De Candia.

Libri, fotografie, lettere e ritagli di giornali consentono di inquadrare meglio la personalità di De Candia, e l’impressione che si ha è che, come per molti artisti, non si può scindere il pittore dall’uomo, l’arte dalla vita, perché l’una è frutto dell’altra. Le parole raccolte da Antonio Verri, “sua memoria storica” oltre che grande amico, restituiscono una sofferenza motivata dall’essere incompreso perché “diverso”: “Una ventina d’anni fa mi hanno messo per la prima volta in manicomio a Lecce perché mi stendevo nudo sulla terrazza, avevo rotto la finestra della mia camera, bevevo un po’,

Frammenti di vita e arte si intrecciano nei locali adibiti all’esposizione

facevo la corte a una e non la fermavo mai, innaffiavo piante contro la volontà del giardiniere; il risultato dei medici fu: paranoide schizofrenico; i miei genitori erano colpevoli, ma i medici erano ancora più fessi e colpevoli”.

Nasce così il “personaggio” De Candia, quello che a detta di molte personalità dell’epoca, da Vittorio Pagano a Ugo Tapparini, a Ercole Pignatelli, avrebbe potuto farsi strada ben lontano dagli angusti confini di Lecce. Le opere esposte in Amo. Odio. Oro spiccano in un contrasto stridente con gli affreschi e i simboli religiosi di San Francesco della Scarpa, sembrano quasi una sfida voluta a quel bigottismo che ha tarpato le ali ad un uomo perennemente insoddisfatto. A Francesco Pagano, giornalista che nel 1981 gli chiede quali siano le sue opere migliori, De Candia risponde così: “Tutte le mie cose sono belle per gli altri, ma a me non piacciono. Non mi soddisfano. Per me è bello il mare”.

Realizzata con il sostegno di Regione Puglia, Provincia di Lecce, Tpp, Istituto di Culture mediterranee e Museo Sigismondo Castromediano, la mostra Amo. Odio. Oro è aperta al pubblico fino al 30 settembre, ogni giorno dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 22.00.

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Info sull'autore

Francesca Rizzo

Una laurea in Comunicazione, una specializzazione in Giornalismo e cultura editoriale. Dalla "cucina" (web) del giornale a quella di casa il passo è breve.

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