Vuoti principi o libertà di fatto?

La Storia insegna…

La legalità vista con gli occhi di un giovane: pubblichiamo la riflessione di uno studente di Casarano.

di Simone Andrani

A molti di noi, nella vita, sarà sicuramente capitato di chiedersi se ciò che stava facendo fosse giusto o sbagliato: è proprio sul concetto di giusto o sbagliato che poggia la legalità.

Si definisce “legalità” l’essere conforme alla legge e a quello che essa prescrive: si deduce dunque che un comportamento è legale se conforme alla legge, illegale se non lo è; tale principio è alla base di qualsiasi sistema legislativo. La legalità rappresenta una conquista della società democratica, poiché garantisce il rispetto reciproco tra le persone, permettendo il consolidamento dei principi più alti della convivenza civile e il mantenimento di un equilibrio etico-morale all’interno di una determinata comunità, le cui basi poggiano su quel “contratto sociale” di cui Rousseau aveva, a suo tempo, messo in evidenza pregi e difetti.

L’osservanza delle leggi fa si  che si creino le condizioni ideali per una vita all’insegna del rispetto dell’altro. Nel corso della storia recente e passata la sacralità di questi valori non sempre è stata onorata: ciò è stato causa di molti conflitti, spesso sanguinosi. Basti pensare a quanto successo nel 1789 in Francia, Paese in cui vigeva un’unica legge, quella della corruzione; il rispetto dell’altrui dignità non era minimamente contemplato, soprattutto da coloro che si consideravano “eletti per volontà divina”: è passata alla cronaca  la provocazione della regina Maria Antonietta, che propose di gettare le brioches ad un popolo ormai prostrato dalla fame. Il popolo francese dovette ricorrere alla violenza per vedere riconosciuti tre principi, divenuti basilari anche per la nascita di istituzioni liberal-democratiche come l’Unione Europea: libertà, uguaglianza, fratellanza.

La legalità come pilastro della libertà civile

I diritti dei cittadini dell’Unione Europea sono tutelati dalla “Carta dei diritti fondamentali”. Come si legge nel testo, la Carta “riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti dell’Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (…) Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future”. La Carta riconosce princìpi della massima importanza, quali il “Diritto all’integrità della persona” [Art. 3], la “Proibizione della schiavitù” [Art. 5], il “Rispetto della vita privata e della vita familiare” [Art. 7], la “Libertà di espressione e di informazione” [Art. 11], il “Diritto all’istruzione” [Art. 14], il “Diritto al lavoro” [Art. 15], il “Diritto all’eguaglianza” [Art. 21], il “Diritto all’inclusione per i disabili” [Art. 26] e il “Diritto all’assistenza sociale e sanitaria” [Artt. 34 e 35].

Fatti di cronaca più o meno recente fanno sembrare la Carta dei diritti fondamentali un documento utopico, fuori dal mondo. Il fatto che la violazione di alcuni diritti sia ormai quotidiana non deve farci smettere di sperare in un Mondo, in un’Europa e in un’Italia migliori, e di lottare perché ciò che ora sembra lontano anni luce possa diventare raggiungibile. È proprio per questo che ogni 21 marzo, dal 1996 ad oggi, spinge migliaia di persone, in gran parte giovani, a scendere in piazza in nome di valori come la legalità, perché “Non c’è libertà senza legalità”[1]. Ogni cosa al mondo è regolata da una legge, dalla più piccola alla più grande, dalla più ignota alla più importante. Come affermava Jacques Lacan, uno dei maggiori psicoanalisti del Novecento, “La legge è la base su cui si fonda la civiltà e qualsiasi comportamento che non ha nessun contenimento, nessuna legge che lo regola, un comportamento che non viene incanalato nel rispetto della legge del limite, strabocca e non trova la strada del senso”.

Riflettendo su queste parole si può concludere che la legge è fondamentale perché solo attraverso essa l’individuo può scoprire sé stesso e dunque il senso della propria soggettività.

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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