Casarano, Facciamo Squadra – Lettera al Sindaco

Pubblichiamo una lettera giunta oggi e indirizzata a Marilù Mastrogiovanni e all’ex Sindaco Gianni Stefano:
Buongiorno, 
non mi presento perchè, leggendo la mail allegata, capirà qualcosa in più su di me, vale a dire che sono uno dei tanti che ha lasciato Casarano e che ci è rimasto profondamente legato.
Qualche mese fa ho scritto al Sindaco, ormai ex. Ora mi piacerebbe confrontarmi con lei su quello che ho provato a trasferirgli, senza purtroppo nessun feedback o segnale d’interesse.
Se è vero che siamo innamorati del nostro paese, proviamo a fare attivamente qualcosa.
Lei con il suo lavoro lo sta già facendo, ma proviamo ad andare oltre la denuncia (che giustamente continuerà), proviamo a dare ad un paese in difficoltà gli strumenti per venirne fuori. Facciamo che questo diventi veramente un punto di partenza.
Grazie in anticipo
Saluti
Gent.mo Sindaco,


sono uno dei tanti giovani casaranesi che, per studio o per lavoro, oggi vivono fuori.
Vivere lontani dal proprio paese porta inevitabilmente ad essere un po’ più distratti, a vivere un po’ più distaccati le dinamiche del proprio paese.
Gli ultimi episodi di cronaca sono stati per me uno schiaffo forte in viso, una sveglia in piena notte.
Non ci posso credere, Casarano abbinata alla parola Mafia, al concetto Mafia, al progetto Mafia.
Allora per il mio compleanno mi sono voluto fare un regalo: scriverle.
Le scrivo per farle una domanda:
Come vogliamo che sia Casarano tra 20 anni?
 
Ho letto il suo manifesto in risposta all’inchiesta de “Il Tacco d’Italia”, ne ho apprezzato il tempismo… ma non serviva.
Casarano oggi non ha bisogno di essere difesa, ha bisogno di essere guidata!
Casarano ha bisogno di essere presa per mano e portata fuori da questo tunnel. Un tunnel nel quale non ci siamo entrati il 26/10/2016, ma ci stiamo da 20 anni. Un tunnel in cui la criminalità è una conseguenza, non è la causa dei problemi del paese.
Cosa vogliamo che sia Casarano tra 20 anni? Un paesone deserto e semiabbandonato, che vive di ricordi, con qualche telecamera e qualche controllo in più? Perché il trend degli ultimi anni racconta questo.
Allora serve lavorare per ridare a Casarano nuovi stimoli, una dignità, dobbiamo trovare una nuova storia da raccontare. Solo questo ridarà spessore, entusiasmo e forza alla popolazione e ridarà vita ad un paese oramai depresso.
Come? Servono pochi elementi, ma indispensabili:
1 – La Terra. Dobbiamo tornare alle nostre radici, la nostra storia è contadina.
L’agricoltura è l’unico settore che garantisce e garantirà in futuro crescita e occupazione. Torniamo a lavorare i nostri campi, ma facciamolo bene e facciamolo insieme.
Facciamo diventare Casarano un caso positivo di riconversione “collettiva” e “comunale” a pratiche agricole antiche.
Facciamo diventare Casarano un Polo eccellente del Biologico e su questo potremo costruire la nostra nuova storia.
Dia un’occhiata a cosa stanno facendo a Castiglione, come in altri comuni in giro per l’Italia.
2 – I Giovani. Per fare questo, Casarano ha bisogno di TUTTI. Ha bisogno di chi vive giornalmente la vita in paese, ma ha bisogno anche dei suoi giovani (più o meno giovani) che negli anni sono andati via.
Il paese da solo non ce la potrà fare, abbiamo bisogno delle idee e delle energie di tutti.
Chi si sente Casaranese dovrà assumersi le proprie responsabilità e dare il suo contributo, dobbiamo fare Squadra!
Chi invece vuole continuare solo a criticare, faccia pure, io prima di arrendermi ci voglio provare.
3 – La Pazienza. Questo sarà un processo lento e lungo.
Dimentichiamoci gli anni 80/90 e la ricchezza delle fabbriche. Dimentichiamoci le domeniche allo Stadio. Abbiamo vissuto di ricordi ed abbiamo impoverito il nostro presente.
Il lavoro sarà duro, ma darà grande spirito ed entusiasmo.
Vivo fuori da 16 anni e questa è la prima volta che scrivo, non lasci cadere nel vuoto questo mio pensiero.
Sicuro di un suo riscontro,
La ringrazio
Lettera firmata
Gentilissimo lettore, lei 16 anni fa andava via da Casarano, io ero appena ritornata, dopo anni di studio e lavoro a Milano, piena di entusiasmo e di ottimismo, perché avevo deciso di far mettere radici qui ai miei figli e volevo mettere al servizio del Salento il mio mestiere di giornalista. Il Tacco è stato fondato nel 2003 e nel 2004 è uscito il primo numero. La crisi del manifatturiero già mordeva i fianchi di questa città e di tutto il distretto, ma ancora c’era progettualità e speranza. Ora non c’è né l’una né l’altra. Quello che lei scrive è condivisibile, è una bella visione ed è bene che su questi temi si confronti la città. Il giornale come sempre è a disposizioni di tutti, anche del sindaco, se ha voglia di risponderle, visto che lei sta aspettando una risposta da tanto tempo.
Cordialmente
Marilù

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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