Mastrolonardo: “Scrivo per raccontare la grande bellezza della Puglia”

//L’INTERVISTA Raffaello Mastrolonardo, al lavoro sul suo terzo romanzo, racconta se stesso e la sua arte

 di Lea Mazzei

Raffaello Mastrolonardo, classe 1961, bancario per mestiere, romanziere per passione.


Il suo romanzo d’esordio è “Lettera a Léontine”, pubblicato da TEA nel 2008. Del 2013 il secondo romanzo, “La scommessa – per gioco o per destino” sempre per TEA.

Da qualche mese lavora al suo nuovo libro del quale, però, definendosi ironicamente “meridionale superstizioso”, preferisce non svelare alcun dettaglio. I suoi lettori restano impazientemente in attesa.

Raffaello Mastrolonardo racconta.

Racconta la bellezza della propria terra, la musica da Chopin ad Piazzolla, il contributo pugliese all’impressionismo di Giuseppe De Nittis, l’architettura liberty a Bari, la poesia, la propria e quella dei poeti che ama, il genocidio armeno e le tracce che ha lasciato nella sua città. E racconta l’amore, quello sofferto ma irrinunciabile, intenso ma fragile, che non trova la forza di realizzarsi e resta rimpianto.

 

C’è tutto questo nei tuoi romanzi quasi volessi dare al lettore occhi per guardare e luoghi da cercare. C’era questo desiderio di condivisione nel raccontare delle tue passioni o ne sei geloso?

Certo! Scrivere per se stessi è onanismo cerebrale. Scrivo per condividere, soprattutto con i pugliesi, la bellezza di questa terra e le infinite storie e luoghi che racchiude.

 

I tuoi protagonisti maschili sono uomini solitari, schivi, introversi. Si rifugiano in mare su una barca a vela o nei luoghi più suggestivi della Puglia. Quanto c’è di te in questa ricerca e ammissione di solitudine?

Molto. La solitudine fa paura ai più, se la può concedere solo chi sta bene con se stesso ed è l’unico modo per esplorasi l’anima.

 

Quella bottiglia di Torre Quarto del ’79, dono di un padre che credeva nei sogni del proprio figlio, ha tutta l’apparenza d’essere vera. Raffaello scrive di essersela “scolata” dopo aver finito di scrivere “Lettera a Léontine”. Che sapore aveva quel vino?

Inebriante come l’ambrosia. E’ stata lì a guardarmi per anni e solo quando ho avuto la certezza d’aver finalmente realizzato qualcosa di bello e di compiuto, l’ho stappata. Mio padre non s’era sbagliato.

 

La tua Lea ama ma non riesce a credere fino in fondo nell’amore dell’uomo che ha di fronte. Piergiorgio non fa abbastanza per convincerla a restare?

Più di quello che fa Piergiorgio per convincerla dei suoi sentimenti non credo che un uomo possa fare. Ma voi donne siete così: spesso vi spaventate di tanto amore.

 

Nel secondo romanzo, “La scommessa”, arriva un lieto fine, sofferto ma pur sempre lieto. C’è qualcosa di autobiografico anche in questo?

No, anche se vorrei sperarlo. Dopo il finale di Léontine ho voluto dare alle mie lettrici una storia che lasciasse un sapore dolce al delicato palato dell’anima. Un modo per sperare nella forza dell’amore.

 

Scrivi di musica da pianista come mezzo per raggiungere una parte intima di sé. Suonare ti aiuta a scrivere?

Assolutamente sì. La musica è la mia compagna di sempre. Scrivo ascoltandola, mi aiuta ad astrarmi dal contesto, lascia la mente vagare, dà armonia alle parole.

 

Le tue storie sono pervase di Puglia. Racconti Bari, Polignano, Conversano, Lecce, la campagna pugliese, i luoghi del tuo quotidiano e della tua infanzia. Ti fa sentire protetto scrivere del tuo mondo?

E’ il mondo che conosco e soprattutto che amo. Vorrei che quest’amore si trasferisse al lettore, soprattutto quello pugliese, il quale, più delle volte, non comprende quale fortuna ha avuto nel nascere e vivere in un angolo di Paradiso.

 

Se potessi usare il mio nome, invertire per un momento i nostri ruoli e fare tu una domanda alla tua Lea, cosa le chiederesti?

Perché non hai creduto in me?

 

Sei impegnato nella scrittura di una nuova storia. Chi ha amato i tuoi romanzi cercherà dei tratti comuni con i precedenti. Ci riuscirà nonostante altri personaggi e altri racconti?

Sono un meridionale e quindi superstizioso. Non mi piace fare anticipazioni prima che il nuovo romanzo non sia compiuto. Spero comunque che i lettori ritrovino la mia voce nelle nuove pagine.

 

Sei un  bancario e ti ritrovi a scrivere romanzi di successo. Se fossi certo di avere davanti a te dieci libri altrettanto validi, lasceresti il lavoro in banca per dedicarti completamente alla scrittura?

Sono grato al mio lavoro per tutto quello che m’ha dato e che, spero mi darà. Lo faccio e continuerò a farlo con la stessa passione con cui scrivo. E comunque sono sicuro che se non dieci, ci saranno ancora bei libri da offrire ai lettori.

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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