Petruzzelli: Gazza ladra, tragicomico incubo d’infanzia

di Fernando Greco

(foto Arcieri)

 

Opera di non facile reperibilità in teatro, “La gazza ladra” di Gioachino Rossini ha aperto la Stagione Lirica 2017 del teatro Petruzzelli di Bari, nel premiatissimo allestimento creato da Damiano Michieletto per il Rossini Opera Festival di Pesaro.

 

IL TRAGICO NEL COMICO

“La Gazza Ladra” è opera monumentale per durata e contenuti, una delle tre opere-testamento nelle quali, secondo l’autorevole Alberto Zedda, si assommano le diverse esperienze del genio rossiniano, le diverse fasi della sua vulcanica attività creativa. In particolare, “… accanto a Semiramide che riassume e conclude il filone apollineo dell’opera seria, e Guillaume Tell che segna drammaticamente l’abbandono della composizione attiva, La Gazza Ladra perfeziona il processo di compenetrazione dei generi comico e serio, processo che verrà ulteriormente portato avanti con la splendente Matilde di Shabran, anch’essa opera di imponenti proporzioni che conclude definitivamente l’esperienza del genere semiserio”.

Opera semiseria dunque, che nel 1817, in una Milano in cui è stata appena restaurata la dominazione asburgica, mostra l’assurdità del potere assoluto, la prepotenza dell’Ancien Régime che condanna a morte una servetta soltanto per il presunto furto di una posata d’argento. Il finale lieto è garantito dalla casuale scoperta del nascondiglio in cui una gazza ladra ha deposto la refurtiva.

 

LA BAMBINA-GAZZA

La gazza è dunque il title-role, la vera protagonista dell’opera, inconsapevole artefice di un dramma che avrebbe potuto avere esiti tragici. In fondo si tratta della stessa inconsapevolezza che caratterizza l’infanzia, l’agire innocente del bambino le cui conseguenze talora infauste contribuiranno alla sua crescita morale. Questo presupposto è alla base del suggestivo allestimento concepito da Damiano Michieletto per l’edizione 2007 del Rossini Opera Festival, che valse al regista il premio Abbiati e che è giunto a Bari nella ripresa di Eleonora Gravagnola. Durante l’ouverture, una tenera bambina stenta ad addormentarsi e inizia a giocare con una scatola di costruzioni cilindriche che lei dispone a mo’ di colonnato triangolare. Quando infine ella si addormenta, inizia il suo incubo che procede parallelamente allo svolgersi della vicenda. Sospesa nel vuoto, la ragazzina volteggia in palcoscenico mentre i cilindri si amplificano mostruosamente, incombendo in maniera surreale in ogni scena dell’opera: di grande effetto le scenografie di Paolo Fantin, valorizzate dal disegno luci di Alessandro Carletti e dai costumi di Carla Teti.

La bambina passa sempre inosservata mentre ruba per gioco tutto ciò che le piace: il berretto di Pippo, la collana di Lucia, gli occhiali del Podestà, le posate d’argento. Ella assisterà in lacrime al precipitare degli eventi e invano cercherà di attirare su di sé l’attenzione degli adulti che non la considerano affatto (trovata geniale del regista) finché, scoperta colpevole, verrà inseguita a fucili spianati e appena un attimo prima della cattura … si risveglierà nel suo letto!

Come già a Pesaro l’acrobatica danzatrice italo – indiana Sandhya Nagaraja ha esibito impagabile maestria mimica e coreutica nel creare il fondamentale ruolo della bambina-gazza.

 

IL VERSANTE MUSICALE

La bacchetta di George Petrou a capo dell’Orchestra del Petruzzelli si è rivelata funzionale alle ragioni del canto, dando molto risalto alla ritmica nei momenti più sinfonici come nella prima parte della sinfonia iniziale (una tra le più popolari di Rossini), sorta di marcia militare che evoca l’oppressione da parte del potere tirannico. Peccato per le cacofoniche svisature del corno.

Gli artisti del Coro del Petruzzelli diretti da Fabrizio Cassi si sono mostrati ancora una volta efficaci dal punto di vista vocale e scenico, pienamente partecipi delle ragioni di un allestimento così singolare.

Alessia Nadin interpreta Ninetta

Troneggiava nel cast la figura del Podestà interpretata dal basso Carlo Lepore: la sua voce è stata un autentico fiume in piena, ma al contempo duttile nell’assecondare le agilità rossiniane, associata a una piena aderenza scenica al grottesco sadismo che caratterizza il suo personaggio.

Gli si affiancava per autorevolezza e incisività il mezzosoprano Victoria Yarovaya nel ruolo di Pippo, voce possente dal timbro di velluto al servizio di una convincente spigliatezza scenica. Nei panni di Fernando il basso Simone Alberghini ha esibito la solita eleganza, il solito aplomb a cui il grande belcantista ha abituato il suo pubblico, alle prese con un personaggio tutto giocato sull’interiore crogiolo, su una forza mai del tutto sfogata. Il mezzosoprano Alessia Nadin, prevista in cartellone per la replica del 1 marzo, ha sostituito Christina Daletska per la recita inaugurale nel ruolo di Ninetta: nonostante la prevedibile emozione e l’assenza di quella galvanizzante nonchalance che dovrebbe caratterizzare la performance di una primadonna, la cantante ha esibito motivazione scenica e una raffinata vocalità, più vicina al timbro del soprano lirico che del mezzosoprano. D’altronde, pur evitando cadenze troppo acute, la Nadin si è misurata con un ruolo scritto per soprano, come dimostrato dalle storiche interpretazioni di quest’opera.

Deliziosa vocalità di grazia per il tenore argentino Francisco Brito nei panni di Giannetto. Il mezzosoprano Loriana Castellano è stato una convincente Lucia, abile nel dare anche ai recitativi grande spessore drammatico. Vis scenica giustamente caricaturale e discreta vocalità da parte del bassobaritono Davide Giangregorio e del tenore Gianluca Bocchino nei rispettivi ruoli di Fabrizio e Isacco. Puntuali i ruoli di contorno ovvero Antonio, Giorgio, Ernesto e Pretore interpretati rispettivamente da Marco Miglietta, Stefano Marchisio, Alberto Comes e Gianfranco Cappelluti.

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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