Antonio Conte e la terronità

Riproponiamo una curiosa analisi di Francesco Ria dell’ottobre 2013

Vagnoni, quandu se sta luntani te casa, tante cose parene tiverse. Lu tialettu te Trepuzze e quiddhru te sotta lu Capu. Ma la capu sempre quiddhra ete.

conte antonio lecceComunque, ditemi quello che volete, ma io quando sento parlare Antonio Conte, sono contento. Parliamo di calcio, ovviamente, e quindi possiamo fare finta di dimenticare per un attimo il contenuto delle parole di Conte. Ma il modo in cui le dice mi rende proprio orgoglioso. Quella cadenza, quell’accento. Si sente che prima di parlare le ha pensate in dialetto quelle parole. Come avviene a tutti i veri salentini. Certi momenti se vite propriu ca ulìa quasi cu castima! Ho avuto la fortuna di vivere nel mio paese tutti gli anni dell’università e proprio non riuscivo a capire i miei coetanei che, una volta andati a Milano a 18 anni per studiare, rientravano dopo tre mesi per le vacanze di Natale e già parlavano milanese! Poi ho scoperto tante persone che sono all’artitaglia da una vita e continuano ad essere fieri delle proprie origini. A parlare come pensano. E non è poco. Pino Indini avrebbe dovuto aspettare un paio di decenni per inventare Coco Lafungia. Nell’epoca di internet avrebbe avuto un successo ancora più grande. So tutto di Conte e di come esultò segnando contro il Lecce. Ha chiesto scusa, ma non è stato perdonato. Ma il leccese una volta chiede scusa, alla seconda te manda a ddhru paese. Ha allenato il Bari e dicono sia stato favorito da Moggi. Ma da quando nasce, un salentino riceve un unico comandamento: a ci te da a mangiare, chiamalu tata. Poi possiamo fare tutti i puristi del cavolo, ma sono certo che se i Semeraro avessero mollato cinque posti di lavoro ben assestati, la curva li avrebbe contestati molto meno. Sarebbe ora di mettere da parte gli errori del passato. Sono salentino, mi vedo il Lecce in trasferta anche in serie C. Ho sempre preso pioggia e freddo e sole allo stadio. E mi sento molto più rappresentato da Conte che dai tanti finti tifosi fighettini che dopo venti minuti che si trasferiscono al nord già parlano da terroni rinnegati. Capisco che non si voglia fare di Conte un ambasciatore del Salento: ma della salentinità può esserlo a pieno titolo.

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