S. Oronzo nel sacco. Della spazzatura

La protesta contro l’assegnazione del sistema museale ad Axa

//ARTE & RIFIUTI// Hanno impacchettato S. Oronzo di sacchi nera di spazzatura. E poi si sono vestiti loro stessi da ‘immondizia’

Non tutti erano rutilanti ed euforici, per Lecce 2019. Non tutti hanno pranzato per strada. Non tutti si son dato uno smalto di vernice colorata e lucida, per far bella figura. Non tutti hanno indossato un costume di scena e offerto il loro profilo migliore, a favore di telecamera. C’è stato un piccolo piccolo flash mob. Piccolo, ma centrale, proprio sotto la statua di S. Oronzo. Chissà che non abbia avuto un sussulto, quando li ha visti. Chissà che non abbia fatto un salto, come lo fa nella simpatica comunicazione di Lecce2019. Alcuni giovani artisti e studenti dell’Accademia di belle arti, si sono vestiti con sacchi di plastica nera, di quelli che servono per raccogliere i rifiuti.

axa flash mob
axa flash mob

Poi con la stessa plastica, come gesto simbolico, hanno avvolto, ‘impacchettato’, la statua di S. Oronzo e sui cartelli un invito: “Axa, portati pure S. Oronzo”. E ancora: “Fuori la monnezza dall’Arte” e “Fuori i munnizzari dai musei”.

flash mob axa
flash mob axa

Il gesto simbolico era per protestare contro l’affidamento dell’intero sistema museale della Provincia di Lecce ad Axa servizi, società amministrata da Giampiero Corvaglia e specializzata sì, ma nella raccolta dei rifiuti, non certo sulla gestione e la programmazione culturale dei sistemi museali. Una voce isolata, per ora: alla riunione di qualche giorno fa, quando Axa servizi e l’assessora provinciale alla cultura Simona Manca, hanno convocato gli ‘operatori culturali’ per ‘raccogliere idee’ sulla ‘programmazione culturale del sistema museale 2014-2015’, nessuno ha osato proferir verbo. Nessuno ha chiesto lumi su chi valuterà le idee e le proposte che arriveranno ad Axa: se si faranno degli avvisi pubblici per raccogliere i progetti, se una commissione qualificata li valuterà o se si farà tutto in puro Lecce style: una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia. Una faccia che offrirà il suo profilo migliore, a favore di telecamera. E a tutti, in fondo, va bene così.

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