Il mare è tutto una trivella

Lecce ha detto no a 4 richieste di trivellazioni. Ma ne rimangono 22

//DOSSIER2// In Italia Su 43 richieste di trivellazioni nel mare, 22 riguardano i mari di Puglia, Adriatico e Ionio

di Gabriele Caforio E' ormai palese come questo decreto cerchi di velocizzare il più possibile lo sbarco del fatidico tubo di 90 cm sulle coste pugliesi. Sull'opportunità di nuove concessioni alle lobby del petrolio, invece, siamo andati a cercarci qualche dato, per capire realmente di cosa e soprattutto di quanto stiamo parlando. Il “tesoretto” che le compagnie petrolifere continuano a cercare senza sosta nel mare italiano ammonta a 9,778 milioni di tonnellate di petrolio, stima Legambiente nel suo ultimo rapporto “Per qualche tanica in più” presentato a luglio scorso. Considerando che l'Italia nel 2013 ha consumato 59 milioni di tonnellate, stiamo parlando di una quantità che risolverebbe il fabbisogno petrolifero di sole 8 settimane! È davvero cosi “strategico”, “urgente” e “indifferibile” per la nostra economia tutto ciò? //CHI VUOLE TRIVELLARE E DOVE Per rispondere, andiamo nel dettaglio. I mari che oggi sono principalmente sotto scacco sono l'Adriatico (dalle Marche fino alla Puglia), lo Ionio e il Canale di Sicilia. Nel 2013, dai nostri mari si sono estratte 724mila tonnellate di petrolio, 250 mila in più rispetto al 2012, un aumento del 53% in un solo anno, si legge nel rapporto. Tra le varie compagnie, il record lo detiene Eni che nel solo Adriatico Meridionale ha estratto il 28% di tutto il totale nazionale, 200mila tonnellate, la metà estratta nei pozzi “Aquila 2 e 3”, di fronte a Brindisi. Le altre 5 concessioni per l'estrazione si trovano poi, in ordine di quantità estratte, di fronte l'Abruzzo (Edison, Eni), nel Canale di Sicilia di fronte a Gela e Ragusa (Edison, Eni, Eni Mediterranea) e di fronte le Marche (Edison, Gas Plus Italiana). Il problema è che la sete di petrolio non è mai troppa, così alle concessioni già attive si aggiungono sempre nuove richieste. Altre 6 richieste, per un totale di 704 kmq, sparse su tutti i mari citati, sono state già presentate, di queste, 5 sono in fase di Valutazione d'Impatto Ambientale. Prima della fase di concessione, viene la fase di ricerca degli idrocarburi e nei mari italiani sono stati rilasciati già 13 permessi, di cui 2 in acque pugliesi, sempre di fronte a Brindisi. Le nuove istanze di ricerca e prospezione presentate, che si trovano nei vari stati degli iter procedurali, sono invece ben 43, di cui 10 in Sicilia, 17 nell'Adriatico e 16 nello Ionio, per un totale di 23mila kmq di acque. Nello specifico pugliese, raggruppando i dati forniti da Legambiente, in tutto ci sono 22 richieste di trivellazione su 43: ci sono 2 permessi di ricerca già attivi tra Monopoli e Brindisi di proprietà della Northern Petroleum Ltd (1469 kmq) e altre 3 istanze di ricerca che sono in fase decisoria, sempre della NPL, nei tratti tra Monopoli e Bari (1734 kmq). Altre 2 tra Brindisi e Monopoli, sempre della NPL, sono in fase di Valutazione di Impatto Ambientale (1440 kmq). Poi ci sono quelle della Global Petroleum Limited, alla prima fase dell'iter autorizzativo, sono 4 e tutte di fronte le coste baresi (2985 kmq). A queste si aggiungono altre due istanze di prospezione in fase di VIA sulle coste tra il Gargano e Otranto, una della Spectrum Geolimited e una della Petroleum Geoservice Asia Pacific (30580 kmq). Andando più a sud, di fronte la costa di Leuca ci sono le 4 istanze di permesso di ricerca, alla prima fase dell'iter autorizzativo, presentate da Global Med LLC e Petroceltic Italia Edison (2952 kmq). Infine, nello Ionio, ci sono altre 2 istanze in fase di VIA, una di Eni e una di Enel Longanesi, che riguardano il largo del Golfo di Taranto e della costa ionica di fronte Gallipoli (1197 kmq) e un'istanza di prospezione di Schlumberger Italiana che interessa lo Ionio centrale tra Gallipoli e Crotone (4059 kmq). //IL NO DI LECCE Intanto, è solo di qualche giorno la fa la notizia di un primo no, proveniente dall'ufficio V.A.S. del Comune di Lecce, nato recentemente in seno all'Assessorato delle politiche ambientali di Andrea Guido, alle 4 istanze di ricerca presentate dalla Global Petroleum Limited che erano alla prima fase del processo autorizzativo, ora la palla passa alla Regione. Secondo il Comune non c'è la compatibilità ambientale. //QUALI RISCHI? Oltre ai rischi di un incidente petrolifero, vedi l'incidente nel Golfo del Messico del 2010, che sarebbe catastrofico in un mare chiuso come l'Adriatico, ci sono tutti gli effetti collaterali che già le varie attività di ricerca causano all'ecosistema marino nel suo complesso. Ad esempio, una tecnica utilizzata per la ricerca dei giacimenti è l'airgun che consiste in “spari” di aria compressa nell'acqua per scandagliare il fondale. Questa tecnica, secondo Legambiente, può portare ad un calo del 50% del pescato nelle zone in cui si pratica, inoltre spiegherebbe i sempre più frequenti spiaggiamenti, a cui alle volte segue la morte, di animali come i capodogli, che per orientarsi usano l'udito. Cambiare verso, per dirla alla Renzi, significa anche rilanciare l'economia di un paese investendo sui settori nuovi e più puliti dell'energia, settori su cui l'Italia punta ancora troppo poco. Lo sblocca Italia sembrerebbe sbloccare più le trivelle, qualche altro cantiere infinito e qualche altro cantiere che tarda a partire perché i territori si oppongono. Dal canto loro, compagnie petrolifere e lobby energetiche sentitamente ringraziano. PERCHE' IL DECRETO SBLOCCA ITALIA AGEVOLA TAP E TRIVELLE? LEGGI QUI

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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