Salento Classica da applausi

Prosegue l'esplorazione dei cinque Concerti per Pianoforte di Beethoven

Lecce. FESTIVAL SALENTO CLASSICA: le suggestioni della grande Orchestra Tito Schipa

di Fernando Greco Prosegue l'esplorazione dei cinque Concerti per Pianoforte di Beethoven da parte dell'orchestra Tito Schipa nell'ambito del Festival Salento Classica, iniziativa che nelle prime tre serate ha incontrato l'ampio consenso di un pubblico numeroso ed entusiasta. Il terzo appuntamento ha visto l'esecuzione del Secondo Concerto da parte del pianista Giuseppe Albanese, mentre nel quarto appuntamento, previsto il 22 settembre nel Cortile dei Celestini, Irene Veneziano eseguirà il Primo Concerto. Ospite costante del Festival, il giovane e valido direttore Stanislav Kochanovsky. L’ESEMPIO DI MOZART I primi due Concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827) rivelano l'originale creatività di un promettente musicista che sotto l'esempio di Mozart e la guida di Haydn comincia a riscuotere in maniera sempre più franca il consenso del raffinato uditorio viennese. Si tratta di un giovane autore che spera di imporsi al pubblico anche come pianista e perciò affida allo strumento solista un formidabile virtuosismo: la prima esecuzione del Secondo concerto vide al pianoforte lo stesso Beethoven diretto da Antonio Salieri, principe dell'ambiente musicale viennese di quegli anni. Composto tra il 1787 e il 1789, il Secondo concerto rappresenta in senso cronologico il primo dei concerti beethoveniani per pianoforte. Di certo la compostezza dello stile e la brillantezza dei suoi temi lo affianca alla grande produzione mozartiana e haydniana di fine Settecento, a partire dalla luminosa ouverture orchestrale cui fa seguito la trasparente trama pianistica, che sembra esporre una frase del tutto nuova, in realtà già velata nelle iniziali battute degli archi. Insolitamente cantabile l'adagio, con bella evidenza dei legni in notturno dialogo con il melodico fraseggio solistico, per concludere con il virtuosistico rondò finale, sorta di festa galante che presenta espliciti spunti di matrice folklorica. UNO SGUARDO PREMONITORE Dopo le eccellenti performances di Pietro De Maria e Benedetto Lupo, il Festival Salento Classica ha avuto come protagonista Giuseppe Albanese, celebre pianista che in pochi anni si è imposto a livello internazionale. Recentissimo il debutto discografico per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon. Di ritorno a Lecce dopo due strepitosi concerti tenutisi nel novembre scorso, nell’esecuzione del Secondo di Beethoven l’artista ha sfoderato un partecipe e sofferto lirismo mai disgiunto da un formidabile controllo tecnico, qualità che gli hanno consentito di leggere il primo Beethoven con sguardo premonitore, scoprendo a tratti sonorità decisamente innovative già aderenti in nuce all’estetica romantica. KochanovskyIl solista ha trovato un partner ideale nell’Orchestra Tito Schipa diretta da Stanislav Kochanovsky, del tutto in sintonia con le intenzioni di Albanese nel rendere al meglio la bellezza di questo strepitoso concerto. Come di prammatica, l’Orchestra ha iniziato e completato la serata con suggestive pagine del grande repertorio russo di fine Ottocento. Dopo il delicato “Lago incantato” di Ljadov, l’ouverture di “Chovanscina” insieme con il grande affresco sinfonico “Una notte sul monte Calvo” di Mussorgsky e le Danze Polovesiane tratte dal “Principe Igor” di Borodin hanno permesso all’Orchestra di sfoderare un mirabile e scultoreo sinfonismo, innescando applausi convinti e appassionati da parte del pubblico. IN ABITO DA CERIMONIA Nella serata del 22 settembre il Primo concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven vedrà la partecipazione di Irene Veneziano, venezianopluripremiata pianista che tra l’altro, dopo il debutto al Teatro alla Scala nel 2011, è stata nominata per meriti artistici membro onorario del Bravoce Music Club di Pechino. Il Primo concerto fu ultimato nel 1798 e probabilmente eseguito da Beethoven in tournée a Praga. Come la Sonata op. 7 composta nel 1797, il concerto è dedicato a Babette, giovane allieva di pianoforte, al secolo Anna Luisa von Keglevich. Ancora una volta Beethoven fa i conti con le circostanze dell'esecuzione pubblica, ma già mostra la cifra della propria personalità. Per dirla con lo studioso Giorgio Pestelli “… il compositore sembra indossare un abito da cerimonia, e da cerimonia un poco militaresca per il carattere di marcia e l'éclat di ottoni e timpani nel primo movimento; tutto haydniano e mozartiano per contro è lo slancio espressivo di ampie melodie cantabili. L'accento intimo, il calore affettuoso di Mozart riappare all'orizzonte nel Largo successivo, aperto subito dal pianoforte con un tema che sembra la trascrizione lenta di una fioritura squisitamente vocale. L'indugio poetico della pagina è scompigliato dal sopraggiungere, come saltellando, di un fitto picchiettio: è il primo tema del Rondò, senza dubbio l'asso nella manica di tutto il Concerto. Fra la messe di arguzie e trovate umoristiche, s'intrufola anche un episodio centrale di stampo “turchesco”, esibito con spassosa incuranza per le maniere auliche del classicismo”. ATMOSFERE ESOTICHE Il cartellone sarà ancora completato da musica russa. Dopo il suggestivo “Kikimora” eseguito durante la serata inaugurale, sarà la volta di “Baba Yaga”, altra breve pagina composta da Anatolij Ljadov dal sapore vagamente impressionista dedicata a una strega della tradizione popolare. Finale in grande stile con “Shéhérazade” di Nicolaj Rimsky-Korsakov, splendida suite sinfonica che evoca le magiche ed esotiche atmosfere de “Le mille e una notte”, già eseguita dall’Orchestra Tito Schipa nel 2010 in occasione del suggestivo balletto coreografato da Fredy Franzutti.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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