‘Meglio mafioso che comunista’. La filosofia di un assessore in terra di mafia

Squinzano. Da Forza Italia nessuno replica alla frase di Claudio Taurino. Da sinistra i parlamentari scrivono al Prefetto. Ma la legalità è una scelta politica?

E’ la frase che nei giorni scorsi ha postato su Facebook l’assessore al Bilancio del Comune di Squinzano, Claudio Taurino. Derubricata con troppa leggerezza dai giornali come ‘scivolone’.

No, su questi temi un uomo delle Istituzioni non può scivolare, né inciampare. La SCU, la Sacra corona unita, la quarta mafia, quella che secondo il rapporto di qualche giorno fa della Camera di Commercio di Lecce (che abbiamo pubblicato integralmente, perché significativo, per tutti) riesce ad affondare i suoi tentacoli nella polpa delle famiglie e delle imprese, rendendo la società salentina marcia nel profondo, quella SCU, va combattuta a testa alta, a viso aperto. No, un uomo delle Istituzioni non può fare ‘scivoloni’ di questo tipo. No, la stampa non può liquidare l’episodio come se fosse una boutade di tre amici al bar. Va stigmatizzato, da tutti. Il fragoroso silenzio degli uomini del partito di Taurino, Forza Italia, sottolinea senza ombra di dubbio la posizione compatta di tutti sull’accaduto e sulla mafia e questo accadeva proprio mentre dall’altra parte del paese Forza Italia pubblicava sul principale quotidiano italiano, il Corsera, un paginone per esprimere solidarietà a Dell’Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Invece bisogna fare quadrato: le Istituzioni in primis, la stampa, poi, i cittadini. Vada via, assessore. Faccia le sue chiacchiere per strada. Magari si faccia un giro fino ai “Campetti di San Vito” o alla nuova Caserma dei Carabinieri: entrambi a Squinzano confiscati alla mafia e diventati bene comune. Perché la parte buona dello Stato c’è, a presidiare la legalità, perfino a Squinzano. Ps: sono arrivate alla prefetta di Lecce Giuliana Perrotta le lettere di sdegno e l’invito e prendere provvedimenti da parte dei parlamentari Dario Stefàno (Sel) e Salvatore Capone (Pd). Silenzio assoluto dai ranghi di Forza Italia.

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