Bonifiche aree militari: la beffa. Cambiano i limiti, sparisce l'inquinamento

//DECRETO COMPETITIVITA’ E AMBIENTE// L’area militare è inquinata? Ti cambio una ‘lettera’ e l’inquinamento sparisce. Da area militare diventa industriale

Di Gabriele Caforio Nel febbraio scorso, durante gli ultimi periodi di vita del governo Letta, il decreto “Destinazione Italia” (n° 145/2013), ha seminato non poche preoccupazioni sulle sorti delle bonifiche ambientali dei siti inquinati del nostro paese. In gioco c'era il principio del “chi inquina paga” e il decreto sapeva di condono per le bonifiche. (LEGGI QUI) Bonifiche che in Puglia e in Italia sono urgenti in molti siti ma che sono arenate da anni per via di procedure lente, ritardi e tanto altro. (LEGGI QUI) Ora, dopo soli quattro mesi, il governo è quello di Renzi, e a destare le nuove preoccupazioni in materia di bonifiche ambientali ci sta pensando il decreto legge n. 91/2014, detto anche “competitività e ambiente” (proprio quello che dovrebbe semplificare e velocizzare alcune delle prassi delle bonifiche). Un decreto che, secondo l'allarme lanciato dal Coordinamento Nazionale dei Siti Contaminati, dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua e dalla rete Stop biocidio Lazio e Abruzzo, attraverso l'innalzamento dei limiti di inquinamento dei suoli renderebbe utilizzabili come aree industriali delle aree militari che necessitano invece di adeguate bonifiche ambientali. Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 25 giugno, moltiplicherebbe sulla carta le aree a destinazione industriale del nostro paese. Ma il punto discriminante da cui parte invece l'allarme sta nel fatto che ciò accade perché cambiano i limiti di riferimento per la classificazione delle diverse aree. In particolare, fino ad oggi, i diversi limiti di contaminazione che fissavano la differenziazione tra aree industriali o aree residenziali e a verde erano regolamentati da due diverse tabelle del Testo Unico Sull'Ambiente (decreto n. 152/2006), rispettivamente “A” per le residenziali e “B” per le industriali. Con limiti ovviamente più bassi per le prime e più alti per le seconde. Ora, attraverso l'introduzione dell'art. 241-bis al Testo Unico sull'ambiente, i limiti diventano più permissivi e per le concentrazioni soglia di contaminazione nelle Aree militari si userà la colonna B e non più la A del vecchio T.U. Quindi, questi siti, saranno trattati, quanto a limiti di contaminazione, come aree industriali. Qualche esempio ce lo forniscono le Associazioni. Il benzene, un cancerogeno di prima classe per lo IARC (l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro), ha un limite più alto, a seconda dell'area di riferimento, di circa venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Oppure il cobalto, per citarne un altro, ha un limite di 20 mg/kg nelle aree a verde e 250 mg/kg nelle aree industriali. Tuttavia, le critiche al decreto non riguardano solo il cambio dei limiti da prendere a riferimento ma si evidenziano anche altri passaggi che, nonostante l'intento di semplificazione normativa, sembrano invece avere effetti perversi. Infatti, un'analisi giuridica del decreto, da parte di PeaceLink, mette in luce come all'art. 13 del nuovo decreto legge si preveda che “ultimati gli interventi di bonifica, l'interessato presenta il piano di caratterizzazione all'autorità […] al fine di verificare il conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione per la specifica destinazione d'uso. Il piano è approvato nei successivi quarantacinque giorni. In via sperimentale, per i procedimenti avviati entro il 2017, decorso inutilmente il termine di cui al periodo precedente, il piano di caratterizzazione di intende approvato”. Daniele Marescotti, di PeaceLink, ci spiega che a causa dell'impostazione così fatta della nuova legge, può essere il privato a scegliere, in questa neo proceduta semplificata, per quali inquinanti si debba procedere alla bonifica stessa e per quali no. Non solo, il conseguimento dei valori soglia di contaminazione attraverso una bonifica sembrano essere approvabili, con silenzio assenso, passati 45 giorni senza che l'autorità competente si esprima. Se da un lato, così, si velocizzano procedure amministrative a volte troppo lente, ci ricorda Marescotti, dall'altro, trattandosi di bonifiche, si rischia di far passare per conseguiti dei valori di inquinanti che invece andrebbero verificati con molta attenzione. Tuttavia, le aree di cui stiamo parlando, sono spesso aree che racchiudono zone naturalistiche e paesaggistiche del nostro territorio che sarebbero solo da preservare nel migliore dei modi. Secondo le associazioni che hanno lanciato l'allarme, invece, il decreto impedirà l'alienazione delle aree militari a favore di Regioni e Comuni, che spesso li richiedono da tempo per un loro uso civile, uso che però richiede bonifiche e limiti più stringenti. A questo punto, si domandano, chi sarà disponibile a spendere milioni di euro per le bonifiche quando c'è una legge che permette di essere comunque a norma di legge con limiti più alti di inquinanti e spendendo molto meno? LEGGI ANCHE Bonifiche terreni contaminati: arriva il condono tombale https://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=25597 I SIN pugliesi, troppi ritardi e poche bonifiche https://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=25598

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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