Democrazia partecipata a Lecce? No, grazie

Lecce. Il Movimento 5 stelle chiede il potenziamento degli istituti di partecipazione popolare alle decisioni. Proposta bocciata.

Si sono espressi sfavorevolmente, in Commissione Statuto prima e in Consiglio Comunale il 23 giugno scorso, con 15 contrari e un astenuto, sulla petizione di iniziativa popolare “DEMOCRAZIA PARTECIPATA A LECCE”. La proposta, partita del Movimento 5 Stelle e successivamente allargatasi ad ampie fasce di cittadinanza attiva, proponeva l'introduzione di istituti di democrazia partecipata nel capoluogo salentino. In estrema sintesi, la proposta prevede la possibilità di indire referendum popolari propositivi, sia per modificare atti amministrativi, sia per proporne di nuovi, previa richiesta del 2% degli elettori. Grazie all'utilizzo degli uffici comunali, questi referendum avrebbero costi molto limitati e disagi quasi i per la cittadinanza. Altra particolarità riguarda l'assenza di quorum: un modo per spronare i cittadini ad informarsi e partecipare attivamente alla vita pubblica. Il voto dell'aula di Palazzo Carafa ha però spazzato via questo sogno di democrazia diretta. La posizione politica, da sinistra a destra, al di la delle sfumature, è stata pressoché uniforme sin dalla primissima discussione in commissione, in cui i consiglieri hanno dichiarato che “l'iniziativa popolare, deve saldarsi con la rappresentatività dell'assemblea cittadina che è il consiglio comunale (Salvemini); che “la rappresentanza si ha già attraverso il consiglio comunale” (Mariano); che “l'abbattimento del quorum cancellerebbe il ruolo del consiglio comunale” (Ripa). “I nodi centrali sono quelli della rappresentanza – dichiarano i cittadini attivisti del M5S in un comunicato – e il timore che una partecipazione attiva e attenta dei cittadini, confinerebbe gli eletti ai margini della vita politica. Ai microfoni del Consiglio Comunale si sono dichiarati tutti aperti alla partecipazione dal basso, che oggi soffre proprio lo scarso interessamento a causa di una forte disaffezione alla politica, ma nei fatti si dimostrano tutti trasversalmente allarmati nel fornire gli strumenti concreti ed incisivi affinché questo avvenga. Ne è espressione la posizione del consigliere Torricelli, seguito poi da molti altri, che giudica come troppo aperte le possibilità che lo statuto cittadino già offre e nel dichiarare, a parole, che sarebbe pronto ad adottare statuti come quello di Vicenza o Parma, nella realtà, tira il freno a mano proponendo di proporre maggiori restrizioni in futuro: aumentando il numero di firme per presentare i referendum comunali e limitando la sottoscrizione delle petizioni ai soli residenti nel comune di Lecce”. La delusione degli attivisti è molto forte e la denuncia più severa riguarda l'ipocrisia dei consiglieri che a parole invocano trasparenza e partecipazione, ma nei fatti impediscono l'utilizzo di sistemi alternativi. Continua il comunicato del M5S: “Ma è proprio la partecipazione dei cittadini attivi alla cosa pubblica la risposta funzionale e razionalizzante al disastroso stato della pubblica amministrazione, sia sotto il profilo della credibilita' istituzionale che sotto il profilo finanziario ed economico, oggi innegabilmente catastrofico, in cui versano i bilanci comunali e delle societa' partecipate. Per questo noi continueremo il “fiato sul collo” affinchè sempre più cittadini di Lecce siano informati e vigili sulle scelte politiche di questa amministrazione. Prepareremo nuove petizioni ed useremo tutti gli strumenti democratici in nostro possesso affinchè la democrazia sia sempre più diretta e coinvolga molti e non pochi. Se qualcuno tra i consiglieri ci vorrà dare una mano sarà il benvenuto, perché darà una mano al bene comune”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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