Accoglienza integrata. Chiamatela SPRAR

Lecce. Presentazione del progetto Sprar per richiedenti asilo e rifugiati. In appena due mesi ha accolto 26 persone provenienti da 11 paesi diversi

di Mariapaola Pinto Se tutti comprendessimo che esiste una sola razza, quella umana, nella quale confluiscono tutte le etnie con le loro storie, le loro tradizioni, i loro valori e, anche, i loro bisogni, non ci sarebbero più guerre, né profughi, né rifugiati. Lo ha detto oggi Don Attilio Mesagne, Direttore della Caritas diocesana di Lecce, in occasione della presentazione del progetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Il progetto, di cui è titolare il Comune di Lecce, è gestito da un’Associazione temporanea di Imprese tra “Integra Onlus” e “Raggio di sole”. Le persone cui si rivolge il progetto Sprar sfuggono alla guerra, alla violenza, alla miseria, oltrepassando i limiti dei loro bisogni alla ricerca di un’altra vita possibile. Ma attenzione, non c’è integrazione senza interazione, perché un’accoglienza quanto è più vera quanto più c’è mescolanza, reciprocità e diffusione. Un’accoglienza che superi il mero assistenzialismo e miri a riconoscere, restituire e promuovere la (ri)conquista dell’autonomia. Nel corso della conferenza erano presenti Carmen Tessitore, assessora ai Servizi Sociali del Comune di Lecce Pasquale De Santis, vicepresidente di “Integra Onlus” (soggetto capofila), Rossella Vaglio, Amministratrice unico di “Raggio di sole”, Don Attilio Mesagne e alcuni beneficiari.

Il progetto, nato da un’idea del Ministero dell’Interno, e veicolato dall’Anci, che ha selezionato e scelto tra i vari comuni italiani richiedenti anche il capoluogo salentino, è attivo dall’aprile scorso, ed ha accolto 26 persone provenienti da 11 paesi diversi. Il progetto di accoglienza integrata mira a realizzare, attraverso le attività di operatori esperti e qualificati coinvolti, una vera integrazione sociale, nella quale raggiungere una risoluzione non solo alloggiativa, ma anche lavorativa, favorendo l’inserimento socio culturale ed economico degli immigrati attraverso la formazione e l’orientamento personalizzati, l’integrazione nelle comunità di appartenenza qualora esistenti sul territorio; fornendo l’assistenza sanitaria, psicologica, legale ed il disbrigo pratiche, l’accoglienza scolastica per minori e le attività ludico-creative, il supporto in caso di richiesta di rimpatrio, il coordinamento con le istituzioni locali, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica al fine di stimolare la solidarietà, la mediazione linguistica e culturale e la costruzione di nuovi percorsi esistenziali. SPRAR, osserva Rossella Vaglio, non vuol dire solo occuparsi di un progetto di accoglienza integrata, ma farlo con dei rifugiati che vanno protetti, che, principalmente, sono degli esseri umani cui va tutta l’umanità, la dignità, ed il rispetto dovuti.

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