L’indegna sorte del ‘Flumen Pactius o Ausonius’

Storia di un Salento tutt'altro che arido e arso, attraversato da un fiume che Plinio il Vecchio nomina nella Naturalis Historiae

di Tania Pagliara Al contrario di ciò che si crede, il Salento non era affatto una terra arida ed arsa; le testimonianze storiche, scritte e tramandate oralmente, parlano di numerosi corsi d’acqua, canali navigabili e ricchi di pesce. La nostra era una terra florida e ricca. Il divino femminile era nelle acque; una signora anziana, negli anni ’80 mi riferì, a proposito della dea, che ‘lei è in tutte le acque, nei canali, nelle pozze e nelle cisterne, lei è come la madonna, è la ‘MATRE’’ La desertificazione salentina è stata lenta ma è purtroppo ancora in corso, aiutata dalle varie e costosissime ‘opere di bonifica’. Tra i più illustri fiumi salentini ricordiamo il Pactius o Ausonius menzionato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historiae (libri XXXVII). Grazie agli accurati studi storici del gruppo KLOHI ZIS – Messapia e Salento arcaico, abbiamo potuto identificare il Pactius con il canale denominato ‘nfocaciucci’ che scorre nelle campagne di San Pietro, attraversa la polis di Valesio e sfocia al Lendinuso. Mentre prima si credeva che l’Ausonius o Pactius fosse il canale delle terre di Oria, la Tabula Peutingeriana parla chiaro: l’illustre fiume è proprio il canale di Valesio. Il nome Ausonio deriva dall’antico nome dell’Italia; Ausonia prendeva il significato di ‘accrescere’; Ausonio era anche la denominazione del mar Ionio. Da questo ed altre testimonianze, nonché dalla possente mole del letto di questo canale, si capisce che Ausonius era il canale navigabile che collegava lo Ionio con l'Adriatico. Questo è provato anche dal gemellaggio che vi era anche in epoca messapica tra Valesio e Taranto. Persino l’iconografia della moneta, con Taras sul delfino era la stessa. Il canale è denominato dalla popolazione di San Pietro Vernotico e Torchialoro ‘Nfocaciucci’, ovvero “affoga asini”. Questo nome fa presumere antichi riti indigeni intorno alla dea Asina, che avvenivano con l'ausilio di sostanze psicoattive; l’allusione allo strozzamento è quasi sempre legata all’uso di queste sostanze in riti di morte e rinascita. Oggi il canale è in situazioni pietose, la foce piena di rifiuti, le acque giallognole e puzzolenti, ma del problema degli scarichi fognari ed industriali dell’antico Ausonio vi parlerò nel prossimo articolo.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!