LILT: allarme aumento tumori al sud

Lecce. La fotografia della Laga Italiana Lotta contro i Tumori dei dati epidemiologici italiani. Drammatico incremento nella provincia leccese

di Valentina Isernia Cresce la mortalità causata dai tumori in Puglia. La LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – ha diffuso in questi giorni i dati epidemiologici (mortalità per cancro) monitorati dall'Associazione, con occhio più attento alla provincia di Lecce. Negativi i risultati, ottenuti rielaborando dati ISTAT sul lungo periodo: in un ventennio, il gap virtuoso a favore della Puglia e della provincia di Lecce è andato riducendosi. Nel 1990 erano 148.000 i decessi per tumore; Lecce si distingueva per il dato allarmante rispetto alla media regionale: su 7200 morti, erano 1500 quelle registrate nella provincia; vent'anni dopo, nel 2011, cresce il numero di decessi in Italia, con una percentuale di 3 punti superiore a quella del 1990. Ma a colpire maggiormente è l’accelerazione dell’incremento della Puglia rispetto al dato nazionale: se nel 1990 la regione registrava il 30% di mortalità in meno rispetto alla media nazionale, vent'anni dopo il divario si è abbassato al 18%; dato più drammatico se si guardano le percentuali di Lecce, che abbassa il suo divario dal 23% al 7% registrando, nel 2011, 2200 morti causate dal cancro. Se questo è il dato riguardante tutti i tipi di tumori, particolarmente drammatica appare la situazione per il tumore del polmone, che in provincia di Lecce ormai si colloca, quanto a mortalità, ben al di sopra della media nazionale, probabilmente in vetta alla triste classifica tra le province italiane. Nel 2011 sono stati 519 le morti per cancro al polmone (429 maschi e 90 donne), portando la provincia a superare il 22% della media nazionale e a diminuire il divario rispetto al dato complessivo italiano dal 47% del 1990 al 20% del 2011.

“Questo incremento significativo, in provincia di Lecce, dei tassi di mortalità per tumore del polmone anche tra le donne, è un dato che merita molta attenzione” scrive la LILT nel suo resoconto. “Fatti salvi ipotetici “fattori protettivi” del sesso femminile nei confronti della neoplasia polmonare non si può non rilevare la significatività statistica dell'incremento dei tassi che si registrano negli ultimi anni”. Una tendenza costante all'aumento che, secondo le considerazioni dell'Associazione, chiama in causa il cambiamento del contesto ambientale e di vita: “il 90% dei casi di cancro e dovuto alla presenza nell'ambiente, inteso in senso lato, di fattori di rischio oncologico, è evidente che negli ultimi decenni, nella provincia di Lecce debbano essersi verificate significative modificazioni nell'ambiente tali da spiegare un simile incremento” Si deve anche tener presente che l'analisi tiene conto di una “fotografia” scattata in decenni diversi. Oggi, grazie al progresso della medicina, si riescono a portare alla guarigione o a rallentare l'avanzamento delle neoplasie: “Pertanto, l'incidenza – ossia il nuovo numero di casi ogni anno – rispetto al passato, deve essere ancora più alta. Diversamente da quanto sta accadendo in Occidente e negli Stati Uniti, dove le scelte non solo in politica sanitaria ma anche economico-sociali hanno portato a una diminuzione della mortalità per cancro, nel Sud Italia si registra una controtendenza che se non indagata e arrestata, rischia di causare sempre più danni alla salute.

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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