La 'paesologia' nel Salento secondo Franco Arminio

Taurisano. Arminio guida vasto movimento di intellettuali a difesa del paesaggio. Roberto Saviano l'ha definito 'uno dei più grandi poeti dei nostri tempi'

di Simona Palese A Taurisano, due sere fa, sono andati in scena il sogno e la concretezza. Protagonista quel Franco Arminio che Roberto Saviano definisce “uno dei più grandi poeti dei nostri tempi”, da anni impegnato nella teorizzazione e nella messa in pratica della Paesologia. Un rapporto speciale, quello di Franco Arminio con la nostra terra. Ne ha scritto in Terracarne qualche anno fa, descrivendo un vuoto generazionale e di stimoli, e la frequenta sempre più spesso oggi, grazie anche all'innamoramento che il Salento sta vivendo per lui. “Di mestiere faccio il paesologo” è il film documentario in cui Andrea D’Ambrosio analizza la figura di Franco Arminio, ed è un film che ha vinto il premio Rossellini 2012. Racconta di un maestro elementare, di un poeta, di uno scrittore, di un regista. Ma soprattutto di un pensatore che ha fatto della scoperta dei paesi e dei borghi d’Italia quasi una missione. “L’amore per il Salento è stato una crescita lenta, è una terra che sento indispensabile per il Sud del nostro paese. Il Salento è come un grande orto con dei paesi dentro, e intorno c’è il mare. Per me questa semplice contrapposizione geografica è la cosa più interessante: l’intimità dell’ambiente domestico, delle piccole comunità, e l’epicità del mare tutt’intorno. Il piccolo e l’immenso sono adiacenti. Vivete in una zona con caratteristiche assolutamente uniche”. Incontro Franco Arminio prima del dibattito che si svolgerà nella Casa Vanini, ultima tappa della rassegna Serate d’Autore voluta dall’assessore alla cultura Claudio Scordella in collaborazione con la Libreria Idrusa di Alessano, una rassegna che ha il fine di valorizzare e promuovere la Biblioteca Antonio Corsano ma anche il libro come strumento per migliorare il presente e il futuro. Il parlare sottovoce di Arminio, l’attenzione che mette nell’ascolto, gli occhi bassi immersi nei pensieri e anche in un po’ di stanchezza, come ammetterà dopo, contengono tutto: l’umiltà e il tempo meridiano, la semplicità e la pienezza di chi decide di girare il paese per scoprirlo, ma anche per capire un po’ di più di se stesso. “Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”. Ecco, Arminio è uno che parla di questa rivoluzione, e già per questo è un rivoluzionario. “Il Sud non può continuare a immaginarsi come un problema: semmai noi siamo la soluzione. Nel momento in cui va in crisi la modernità dell’utile, luoghi come questo, che la modernità l’hanno subita più che cavalcata, si ritrovano ad essere inconsapevole avanguardia. Non dobbiamo inseguire nessuno, perché probabilmente siamo davanti agli altri. La stagione felice è davanti a noi, e dobbiamo iniziare ad averne consapevolezza”. Arminio parla di passione nella costruzione del futuro, di una visione efficace per il Sud. “La politica locale ha la possibilità di fare, di mettere in campo dei cambiamenti reali. Il cambiamento principale sta nello smettere di aspettare che qualcuno dall’Europa o da Roma ci dica cosa dobbiamo fare, cosa dobbiamo essere. Esiste l’Europa, esiste Roma, ma il nostro futuro lo dobbiamo costruire qui, e dobbiamo iniziare a farlo ora”. “La Puglia e il Salento in particolare sono nella fase delle grandi possibilità”, ci dice Sergio Blasi, consigliere regionale che con Arminio si confronta sulla paesologia e sulla politica. “Finora queste possibilità sono state colte qui solo parzialmente, a causa anche dei freni che ci vengono posti da alcune contraddizUn avioni irrisolte. Penso al riesplodere del racket, ai veleni interrati, alle coste messe sotto sequestro per l’erosione, all’abusivismo che nessuno ferma. Su questo dobbiamo continuare a lavorare, insieme alle comunità. Ed è indispensabile il sogno, perché senza il sogno e l’immaginazione, non si verifica nessuna realtà. In questo la paesologia potrebbe essere uno strumento straordinario per la politica, se la politica fosse in grado di comprenderlo. Un modo per leggere la comunità, i suoi cambiamenti, i suoi desideri e le sue capacità.” Lancia molti spunti di riflessione Franco Arminio. Invita a ricercare e valorizzare la bellezza, a trovare parole nuove per raccontarla. “Siamo molto bravi a segnalare il guasto, ma diventiamo muti quando dobbiamo segnalare la bellezza. Il sud non ha le parole per raccontare le cose buone che fanno alcuni amministratori, ad esempio”. Anche nella pagine del suo ultimo libro “Geografia commossa dell’Italia interna” ci invita a trovare un’alternativa alla figura dello “Scoraggiatore militante”, purtroppo tipica del sud. A chi si lamenta di ogni cosa, bisogna rispondere con le “Cooperative di ammiratori”, con il ribaltamento di un paradigma. Il Sud deve cambiare lo sguardo su se stesso. Deve riuscire a mettere in rete le esperienze virtuose e far diventare quel modello il modello di riferimento per tutti. Sull’emigrazione verso il nord di molti ragazzi, ma anche sul fenomeno del ritorno che negli ultimi anni la Puglia sta vivendo, Franco Arminio ha le idee chiare: “Io sogno un Sud che va e che viene, e non un Sud che va e basta. Le cose stanno per succedere qui, e noi qui dobbiamo stare”. Serate come questa fanno bene al cuore, fanno sentire meno soli. Danno la sensazione, chiara e nitida, che il futuro tutto da costruire passi attraverso la riappropriazione dei tempi e della bellezza, che sono a portata di mano più di quanto vogliamo credere.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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