Nuovo disegno di legge sui reati ambientali: il condono è incluso

Roma. ‘La vera emergenza sono i rifiuti’, dice la CIA. Ecco il disegno di legge in discussione al Senato. Riguarderà anche i rifiuti tombati in Salento

di Gabriele Caforio Tra le aule del Senato, in attesa di discussione, c'è il disegno di legge 1345, un disegno di legge recante disposizioni in materia di delitti ambientali che è stato già approvato alla Camera il 27 febbraio 2014. Un disegno di legge a cui basta il titolo per capirne la delicatezza ma soprattutto l'importanza viste tutta la serie di recenti vicende legate a reati contro l'ambiente che preoccupano varie zone d'Italia. Dall'Ilva a Cerano, alla Terra dei Fuochi, ai rifiuti tombati in Salento l'elenco, purtroppo, non fa altro che allungarsi. Teoricamente, il testo del disegno di legge si pone l'obiettivo di introdurre nel Codice penale una più dettagliata classificazione dei reati contro l'ambiente e di inasprire le pene per chi i reati li compie. Alcune novità del ddl si ritrovano nell'introduzione di delitti che prima erano puniti solo con semplici contravvenzioni e per i quali ora sono previste sanzioni più alte e vari periodi di reclusione a seconda della gravità del reato stesso. Un articolo in particolare, il 452 ter, introduce il reato di “disastro ambientale”, punito, oltre che con le ammende varie, con pene da 5 a 15 anni. Tuttavia, proprio a partire dalla formulazione di questi “nuovi” reati, sono già venute fuori non poche perplessità. (Leggi qui) Un'analisi dettagliata dei punti di criticità del ddl l'ha fornita nelle ultime ore l'Associazione PeaceLink che oltre a chiedere il ritiro del ddl con un'apposita petizione (eccola), si sta anche organizzando per presentare degli emendamenti al decreto stesso. Le preoccupazioni degli ambientalisti sono destate da più elementi. Il disegno di legge, si legge ne comunicato, vuole sancire il danno ambientale come “alterazione irreversibile dell'ecosistema”, senza però definire i concetti di compromissione e di deterioramento dell'ambiente stesso, lasciando così, fa notare PeaceLink, “ampi margini di interpretazione a chi dovrà giudicare i reati”. L'astrazione della definizione e il lavoro di ricognizione scientifica chiamate in causa dal decreto fanno pensare che così facendo “il reato sarebbe ipotizzabile solo dopo anni di studio, visto per dichiarare “irreversibile” un danno ambientale si deve aver già provato a ripristinare la situazione antecedente attraverso tentativi di bonifica e decontaminazione”. Altri dubbi vengono sollevati anche sulla stesse pene, poco incisive, secondo gli ambientalisti, nella lotta ai crimini ambientali. “Vincolare una condotta lesiva della pubblica incolumità o dell'ambiente alla violazione di una disposizione amministrativa potrebbe voler depotenziare la portata della legge”, sottolinea PeaceLink. Sempre a proposito del nuovo reato di disastro ambientale, uno dei “parametri” che lo qualificano sono, ovviamente, il numero di persone offese o esposte al pericolo. Occorrono quindi dei numeri certi, ma è bastata la recente vicenda Ilva per farci comprendere come spesso, proprio sui numeri che toccano le persone, di certo ci siano state solo le smentite o le polemiche sui dati, sui decessi e sulle incidenze. Sono stati sofferti e attesi, invece, i pochi dati certi ritrovati in qualche registro tumori, nello studio Sentieri o nelle perizie della Magistratura. Una problema non da poco se si considera che i dati di questo tipo devono essere dati scientificamente inattaccabili affinché possano entrare a far parte di un processo. Ma i dubbi che hanno l'odore della beffa, alla faccia del tanto sbandierato principio del “chi inquina paga”, si ritrovano nel cosiddetto “ravvedimento operoso dell'inquinatore”, ovvero una riduzione della pena (fino a due terzi della stessa) che si ottiene attraverso la collaborazione processuale se ci si dichiari d'accordo ad operare la bonifica dei luoghi inquinati. “Un semi-condono” gridano gli ambientalisti, in una legge che per le sue stesse ambiguità può portare alla revisione delle richieste di rinvio a giudizio chieste, ad esempio, per lo stesso processo Ilva. Intanto, stranamente, altre voci ambientaliste come quelle di Legambiente Puglia nelle persone di Muroni e Tarantini, lo scorso 23 aprile, in un comunicato che commentava la presenza di qualche tonnellata di rifiuti in alcune zone del foggiano, pubblicato sul sito internet regionale dell'associazione, chiedevano al Senato “di approvare al più presto il disegno di legge in questione perché si tratta di uno strumento decisivo per aiutare le forze dell'ordine e la Magistratura a prevenire e reprimere in maniera più efficace gli ecocrimini, impedendo nuove situazioni drammatiche”. Un disegno di legge che “sarebbe una risposta coraggiosa e una riforma di civiltà attesa da vent'anni”. Pareri discordanti, purtroppo, che lasciano solo qualche preoccupazione, e dubbio, in più ai noi cittadini. Sul sito internet del Senato, abbiamo rintracciato il testo del ddl, che pubblichiamo qui, affinché un'idea, propria, possano farsela tutti. Ecco il decreto Articoli correlati: Xylella. 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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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