Xylella. Fastidiosa, ma non per tutti

 

// INCHIESTA// 1// Il Salento alle prese col “batterio killer”. Ancora sconosciuti la specie e gli effetti sull’ulivo. Ma intanto si abbattono gli alberi

Chiedete ad un contadino di abbattere un ulivo che ha visto crescere. Sarà come chiedergli di uccidere un figlio. Nel Salento di ulivi ne hanno abbattuti 104 in due giorni. Erano i “figli” di 18 contadini del Nord Salento. Gli esperti hanno detto che erano ammalati, contagiati dalla xylella fastidiosa, un batterio killer mai visto alle latitudini salentine, e che andavano eliminati. I proprietari non hanno potuto opporsi. La condizione di urgenza ha prevalso su ogni loro dubbio, anche legittimo: bisognava evitare che la malattia si diffondesse. Oggi, a distanza di otto mesi dalla prima volta che i salentini hanno masticato la parola xylella, e di un mese dalle prime 104 estirpazioni, quegli stessi proprietari sembrano aver perso la voglia di combattere e si sono chiusi nel silenzio. Contattati attraverso i comitati, si sono rifiutati di parlarci di questa storia. Il boccone è ancora amaro. E la mappatura del territorio, attualmente in corso ad opera del Codile (il Consorzio difesa delle produzioni intensive della Provincia di Lecce), potrebbe allungare la lista degli ulivi destinati all’esecuzione. Inoltre, i comitati ambientalisti, che erano presenti al momento dei tagli delle prime 104 piante (il 14 e 15 aprile scorsi) ed hanno fotografato tutto, hanno documentato il mancato rispetto delle necessarie misure di sicurezza (come il divieto di movimentazione della legna e l’obbligo a farla seccare in situ, prima di spostarla), con il rischio che gli interventi di contrasto al batterio si siano trasformati in un suo ulteriore canale di diffusione. Sempre che la xylella sia letale per gli ulivi salentini. Questo è infatti ancora in fase di valutazione. Cioè: negli ulivi abbattuti la xylella c’era; le analisi l’hanno riscontrata, assieme ad un fungo e ad un lepidottero, in 8mila ettari di campagna salentina; ma ancora non si sa quali effetti possa avere sull’ulivo, dal momento non l’aveva mai attaccato prima d’ora. Per stabilirlo, servono i test di patogenicità, che non sono stati ancora effettuati. E, se anche lo fossero stati, non avrebbero ancora dato risposte: occorrono mesi. Guardandolo così, l’allarme xylella, tanto “spinto” a livello mediatico, soprattutto nella sua fase iniziale, sfuma. Davvero la sua presenza è così pericolosa per gli ulivi? E perché creare allarme prima di avere informazioni certe?

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Qui e a seguire, gli ulivi ammalati nella zona “rossa”, ovvero quella più gravemente colpita dal disseccamento

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// Un complesso di cause La prima volta che il Salento sente parlare di xylella fastidiosa è nel settembre 2013. I proprietari delle campagne che sorgono lungo la dorsale ionica vedono le loro piante rinsecchire fino a morire senza potersene spiegare la ragione. Le zone più colpite sono quelle del Gallipolino, ovvero i Comuni di Gallipoli, Alezio, Racale, Taviano, Alliste, Parabita, Matino, più un altro piccolo focolaio individuato nella zona tra Lequile e Copertino: più o meno 8mila ettari di terreno. La parola d’ordine è, da subito, fermare l’avanzata del killer e fare in fretta, prima che l’epidemia esca dai confini dove è stata individuata. La Regione affida le indagini ad una task force guidata dall’Ufficio Fitosanitario regionale (con a capo Antonio Guario) con la collaborazione di Donato Boscia dell’Istituto di virologia generale del Cnr di Bari, Giovanni Martelli, fitopatologo e professore emerito dell’Università di Bari e l’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Valenzano. Dopo un mese, il responso della task force (nota numero 16 del 15 ottobre 2013): alla base del progressivo ammalarsi delle piante non vi è un solo fattore, ma un insieme di fattori. Ecco perché la malattia viene denominata “Complesso del disseccamento rapido dell’ulivo”. Lo stesso Guario ribadisce in una nota informativa dell’Ufficio fitosanitario la presenza di un “complesso” di agenti, ovvero un fungo, il Phaeoacremonium, un lepidottero, la Zeuzera pyrina, e un batterio parassita, la Xylella fastidiosa. Guario segnala anche una preesistente debilitazione delle piante colpite, dovuta ad un eccessivo sfruttamento agronomico. Insomma, la malattia attecchisce dove la condizione di salute delle piante lo permette. E’ la xylella ad impensierire, da subito, gli esperti: si tratta di un patogeno da quarantena, inserito nella lista A/1 dell’EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization) che in California ed in Brasile ha distrutto distese di agrumi e viti a perdita d’occhio. Mai riscontrato in Europa e mai negli ulivi. L’attenzione si sposta subito sul rischio di contagio di altri territori, dentro e fuori la Puglia. Il Salento diventa una bomba pronta ad esplodere contagiando il resto del Paese ma anche l’Europa. Stime di danni e di risorse economiche necessarie a ripagarli si inseguono ingigantendosi di volta in volta. Di pari passo, si ingigantisce l’allarme e, di conseguenza, il problema. Leggi l’intera inchiesta: Parte 2: Le misure della Regione Parte 3: I comitati: ‘Interventi esagerati’ Parte 4: Xylella chi? Parte 5: La prima volta non si scorda mai Parte 6: Due esposti in un giorno Parte 7: I fondi Parte8: Il triste epilogo Parte 9: Marotta: ‘Magari fosse una bufala’ Parte 10: Stefàno: ‘Non c’era scelta, tutto secondo protocollo’ Parte 11: Xylella, le bufale e i cavalli di Troia Xylella, leggi qui tutte le interviste: Xylella. Cia: ‘Confusione e lentezza. Agli agricoltori, il danno e la beffa’ Xylella. D’Argento, Gal: ‘E’ sparita la bellezza’ Xylella. Zecca: ‘Regione sensibile e solerte’ Strage ulivi. CNR: ‘La xylella potrebbe non c’entrare nulla

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