Staisinergico, i leoni del Serengeti son tornati

//STORIA DELLA DOMENICA. Il laboratorio dal basso finanziato dalla Regione Puglia, tra Racale e Melpignano. Riscoprendo antiche pratiche di condivisione

Di Valentina Isernia In una riserva del Serengeti vive un branco di leoni denominati Marsh Pride. Per lungo tempo gli studiosi del luogo si sono chiesti perchè, perfettamente in grado di sopravvivere da soli, questi leoni scegliessero, invece, di stare in gruppo e di cooperare; dopo anni di conclusioni errate ecco l'illuminazione, supportata da dati empirici: i leoni cooperano per la difesa del proprio territorio. Migliaia di anni fa c’erano i leoni, in Salento, vivace crocevia di culture e tradizioni secolari, spesso diviso fra chi sceglie di lasciarlo in cerca di miglior fortuna e chi decide di rimanere, convinto che con la volontà, la fortuna si possa anche creare. E' una spaccatura apparente, perché tra le fila di questi due distinti gruppi c'è chi pensa di rendere questa divisione il punto di partenza per un nuovo e al tempo stesso antico modo di intendere il territorio, con la voglia di dare vita a progetti che non si esauriscano al tramonto della stagione estiva e invitino alla cooperazione che porta allo sviluppo. Questa è, in breve, la spinta che ha dato vita a STAISINERGICO, realizzato grazie a Laboratori dal Basso, iniziativa di Arti e Bollenti Spiriti cofinanziata dall'UE per imparare a fare impresa sostenibile. Un laboratorio di coworking nato dalle menti brillanti di alcuni giovani salentini pronti a fare “branco” per dare nuova linfa al territorio: “Tra noi ci sono persone che sono tornate al sud dopo essere state per anni fuori; ma ci sono anche persone che da qui non si sono mai mosse, persone che vogliono approcciarsi a una modalità lavorativa più sostenibile e di valorizzazione del territorio. Le prime possono contribuire condividendo quel bagaglio di informazioni acquisite in altre realtà, le seconde diventano indispensabili alle prime, perchè conoscono il territorio, i soggetti, sanno come muoversi”. Ma che cos'è un laboratorio di coworking? Il termine può sembrare ostico ma in realtà non c'è a di più conosciuto, sopratutto per la cultura salentina: vuol dire “lavorare insieme”. I prossimi 16 e 17 maggio (Melpignano) 23 e 24 maggio (Racale), si parlerà infatti di tutto ciò che è utile per fare rete, impresa, economia collaborativa. Un percorso aperto che parte dal basso e chiama a raccolta realtà provenienti da altri territori, mettendo a disposizione di tutti esperienze di innovazione e sviluppo. Perchè “Se i progetti sono collettivi, si radicano nel territorio e non muoiono”. Una chiamata alle armi, insomma, in una guerra per capovolgere un modello di economia ormai obsoleto, in cui la competizione ha preso troppe volte il sopravvento sulla collaborazione, svincolandosi dalla responsabilità sociale che, invece, chi fa impresa dovrebbe sempre assumersi per salvaguardare il territorio. “Facciamo un po' di Coworrekke?” ci chiede una simpatica nonnina nel primo dei tre video promozionali disponibili su YouTube. Il personaggio è emblematico, perchè richiama un'attitudine alla cooperazione e a principi che in realtà sono già presenti nel nostro DNA: “Questi principi non sono stati inventati negli ultimi cinque anni” ci spiega Simona Palese, una delle ideatrici e portavoce del Team di Staisinergico “La nostra storia meridionale alimenta questi valori fin dai tempi in cui le nostre nonne ricamavano insieme per risparmiare sull'olio delle lanterne e, intanto, imparavano una dall'altra. Lo stesso principio di collaborazione si aveva quando una donna si occupava di preparare la “pignata” delle vicine insieme alla propria, per risparmiare risorse”. Nel secondo video promo, Staisinergico affida a due tenerissimi bambini il compito di spiegare un altro degli obiettivi del progetto: la rigenerazione urbana. In un territorio ricco di edifici storici, il cui recupero e salvaguardia potrebbero comportare un risparmio in costi e impatto, perché costruire nuovi e dispendiose strutture? Il team sperimenterà inoltre, durante i laboratori, un altro importante principio: quello dell'economia della fiducia. Con FàTu, proveranno a realizzare in modalità collaborativa anche i pranzi. Gli ingredienti? Una cuoca, le signore del paese, una ragazza che gestisce un'enoteca e il risultato è il FàTu: si mangia, si beve e poi si paga, ognuno in base a quanto ritiene giusto. “Il territorio sta rispondendo benissimo” ci spiega Simona Palese “Non è vero che è chiuso da muri impermeabili. Vogliamo far vedere che l'Economia Collaborativa è possibile, in ogni aspetto della vita”. In attesa dei quattro giorni di incontri – che potranno essere seguiti anche in diretta streaming – usando le parole del piccolo protagonista dei video possiamo solo commentare: “Che buona, questa Economia Collaborativa!”. E aspettare che tornino i leoni.

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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