La prima volta non si scorda mai

 

// INCHIESTA// 5// Un workshop sulla xylella, a Bari, nel 2010 smentisce la notizia che il batterio fosse sconosciuto al Salento fino al 2013

Quando l’allarme xylella è scoppiato nel Salento a fine 2013, gli esperti hanno dichiarato che il territorio non l’aveva mai vista. Ma non è così. Ci sono almeno due elementi che lo negano. Il primo: nell’articolo di Martelli del 30 ottobre 2013 cui abbiamo riferimento, il docente riferisce del fenomeno del disseccamento rapido degli ulivi come comparso, per la prima volta, ad Alezio, su una decina di ettari, “un paio di anni addietro”, quindi nel 2011. Poi aggiunge: “Essa (la malattia, ndr) si è poi diffusa rapidamente, specie nell’anno in corso, sì da interessare oggi un’area stimata di circa 8000 ha”. Così il professore dell’Università barese avvicina i due episodi, li accomuna, dando per l’uno e per l’altro un’unica spiegazione: quella della compresenza di più fattori, tra i quali la xylella. Il secondo: nel 2010 (dal 18 al 22 ottobre) lo Iam di Bari, uno degli istituti componenti la task force regionale, ospitò un workshop proprio su xylella fastidiosa con indicazioni sulle misure da adottare nell’eventuale quarantena. Le motivazioni alla base di tale workshop si leggono ancora sul sito dell’Istituto: “Questo patogeno, altamente distruttivo per diverse specie di interesse agrario (vite, agrumi), non è attualmente presente in Europa, pertanto è inserito nella lista A1 dei patogeni da quarantena. Il rischio fitosanitario di una sua introduzione attraverso il materiale vegetale infetto, impone non solo misure restrittive di importazione da Paesi a rischio, ma anche e soprattutto, la formazione di operatori in grado di eseguire una diagnosi rapida ed accurata. Per questo motivo la rete europea di batteriologi, costituitasi nell’ambito dell’iniziativa COST 873, ha previsto l’organizzazione di un corso teorico pratico aperto a ricercatori afferenti ai 22 Paesi del programma COST873”. Al corso presero parte esperti internazionali, che riferirono ciò che c’era da sapere sulla xylella. A conclusione del seminario, ecco un documento, rivolto ai partecipanti, che tira le somme dei contenuti del corso e fornisce degli aggiornamenti sui contenuti. Si legge: “Franco ha documentato le colture e abbiamo giudicato i sintomi per l’ultima volta oggi, 2 dic 2010. I sintomi erano difficili da giudicare, perché le piante gravemente senescenti. Soprattutto le osservazioni di Rodrigo ed Alexander sono benvenute qui. Le piante saranno distrutte il giorno a venire in presenza del PPS italiana”. Per studiare la xylella ed i suoi effetti, il batterio venne importato a Bari dalla California. I riferimenti ai sintomi e alla senescenza delle piante lo confermano. Si fa poi riferimento alla distruzione delle piante contagiate per fini di studio. Non sappiamo se siano state effettivamente distrutte. Risulta a questo punto non trascurabile il fatto che, sempre nel 2010, il prof Rodrigo Almeida, presente anche al workshop barese, illustri come imminente il pericolo Xylella per l’Europa. Intuizione visionaria? Potrebbe essere che la xylella di oggi non sia stata trasportata nel Salento dal Costa Rica per mezzo dei vivai, come invece è stato sostenuto, e che si trovi qui dal 2010? Questa “strana coincidenza” è il contenuto dell’esposto presentato in data 7 aprile alla Procura della Repubblica da tre membri dell’associazione Spazi popolari: Ivano Gioffreda (presidente), Anita Rossetti e Tina Minerva.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!