I comitati: ‘Interventi esagerati’

 

// INCHIESTA// 3// Il commento di cittadini ed ambientalisti alle misure previste della delibera regionale

(Nella foto una protesta dei comitati, sotto la sede della Prefettura, contro le misure previste dalla delibera regionale)

Le misure di intervento previste dalla delibera regionale sono considerate esagerate dai comitati civici e soprattutto dannose per un territorio, come quello salentino, “vittima da 50 anni – dicono dall’associazione Spazi popolari – di un uso sconsiderato del chimico, ed incoerenti, come il compostaggio del materiale infetto in loco che potrebbe essere focolaio aggiunto d’infezione”. I comitati sottolineano inoltre che “sebbene vengano individuate varie concause al disseccamento degli ulivi, venga attribuita la patologia ad un solo agente indicato come patogeno; a tutt’oggi mancano ancora in letteratura studi che individuino la patogenicità del batterio per l’olivo; non è stato ancora individuato il ceppo di appartenenza del batterio né la famiglia di appartenenza dell’insetto vettore, la cicadellide”. Sotto accusa anche l’atteggiamento dell’Ufficio Fitosanitario regionale, colpevole di aver promosso l’eradicazione degli alberi come unica soluzione alla diffusione della malattia prima ancora di testare altri metodi di cura e preservazione. “Mancano – aggiungono da Spazi popolari – delle vere misure cautelative e d’indirizzo; non esiste controllo sulla vendita di legname dalle zone infette; le olive ottenute con abbacchiatore viaggiano dal luogo di raccolta fino a quello di molitura con fogliame e rametti verdissimi, troncati dal mezzo atto a staccarle dai rami e questo, se vi fosse un agente patogeno da quarantena, permetterebbe al contagio di estendersi”. I comitati ricordano inoltre che la xylella fastidiosa rinvenuta sugli alberi ammalati potrebbe essere della sottospecie “Multiplex salentina”, endemica, ovvero presente sul territorio da millennni ed endofita, ovvero in grado di vivere cioè all’interno delle piante innocuamente, a patto che queste non siano soggette a particolari condizioni di stress. Per queste ragioni, gli ambientalisti chiedono che i dati delle analisi di laboratorio vengano resi pubblici ed accessibili ad altri istituti di ricerca in modo da avere una completezza di pareri ed indagini sul caso; che, al fine della pulizia dei canali, non vengano sversati veleni ed insetticidi che danneggerebbero la flora; che l’eradicazione venga scongiurata non solo per gli ulivi, ma anche per le altre specie potenzialmente coinvolte nel problema e che si faccia ricorso, invece, a metodi naturali ed alternativi che mirino a ristabilire le difese immunitarie della pianta e la qualità dei suoli.

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Marilù Mastrogiovanni

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