Zone franche urbane. A Lecce 5 milioni di euro

Lecce. Presentato il bando per l’insediamento di nuove attività commerciali nella zona 167 del capoluogo salentino

LECCE – Agevolazioni fiscali e previdenziali a favore di nuove attività economiche, soprattutto piccole e micro imprese. E’ il bando per gli insediamenti commerciali nelle Zone Franche Urbane, e Lecce è uno degli undici Comuni pugliesi ad averne, al suo interno. Tempo fino al 12 giugno per presentare domanda. Il bando – emanato lo scorso 18 aprile dal Ministero dello Sviluppo economico – è stato illustrato in conferenza stampa a Palazzo Carafa. Per ottenere informazioni si potrà far riferimento al sito del governo (www.mise.gov.it) e a quello del Comune di Lecce www.comune.lecce.it. Per la città di Lecce l’ambito territoriale interessato è quello della Zona 167, ed in particolare dei rioni San Sabino e Stadio, compreso esattamente nel perimetro già individuato per i Contratti di Quartiere. Le imprese delle aree urbane potranno ottenere uno sconto significativo sulle tasse. I fondi aiuteranno a “tagliare” Irpef, Irap, imposte comunali e contributi previdenziali per i dipendenti. Le ZFU sono state individuate all’interno dei Comuni, scelti nel 2007 in base all’Ids, l’indice di disagio socio-economico. Per i prossimi 14 anni il sistema sarà in vigore e nel caso le richieste dovessero superare le somme a disposizione, ogni istanza sarà rideterminata. Le domande per il bando saranno esclusivamente on-line e per aderire servirà la Pec (posta elettronica certificata). Le somme destinate sono tutte regionali. Provengono dal fondo ex Fas, il fondo Coesione e Sviluppo: il sistema delle ZFU infatti è disciplinato a livello nazionale dal Ministero dello Sviluppo Economico, ma con dotazioni di provenienza delle Regioni. In Puglia ci sono 58,8 milioni a disposizione di 11 Comuni. Per Lecce è prevista una dotazione finanziaria, al netto dei costi per assistenza tecnica (2%), di 4.827.959,70 euro. Al bando possono partecipare le imprese di micro e piccola dimensione, già costituite e regolarmente iscritte nel Registro delle imprese alla data di presentazione dell’istanza. Per alcuni Comuni sono in parte ammesse anche le imprese di nuova o recente costituzione, imprese femminili o sociali. Ciascun soggetto può beneficiare delle agevolazioni fino al limite massimo di 200mila euro, o di l00mila euro per le imprese del settore del trasporto su strada. Le imprese devono trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e non essere in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali. Sono “microimprese” le imprese che hanno meno di 10 occupati e un fatturato, o un totale di bilancio annuo, inferiore ai 2 milioni di euro; mentre sono “piccole imprese” le imprese che hanno meno di 50 occupati e un fatturato annuo, o un totale di bilancio annuo, non superiore a 10 milioni di euro. Possono accedere alle agevolazioni anche gli studi professionali e, più in generale, i professionisti purché svolgano la propria attività in forma di impresa e siano iscritti, alla data di presentazione dell'istanza di agevolazione, al Registro delle imprese. Le imprese ammissibili alle agevolazioni devono svolgere la propria attività all’interno del territorio della ZFU, disponendo, alla data di presentazione dell'istanza, di un ufficio o locale destinato all’attività, anche amministrativa, ubicato all'interno del territorio. Sono “ufficio o locale” le sedi legali, amministrative, produttive o qualsiasi altra sede secondaria o unità locale dell'impresa, così come risultante dal certificato camerale. Per le imprese che svolgono attività non sedentaria è, inoltre, richiesto che: – presso l’ufficio o locale sia impiegato almeno un lavoratore dipendente a tempo pieno o parziale che vi svolga la totalità delle ore lavorative; ovvero – almeno il 25% del volume di affari dell'impresa sia realizzato da operazioni effettuate all'interno del territorio della ZFU. Secondo il decreto, sono considerate non sedentarie le attività esercitate prevalentemente al di fuori di un ufficio o locale aziendale e svolte principalmente, se non esclusivamente, direttamente presso la clientela dell'impresa o in spazi pubblici. In tal senso, ad esempio, sono considerate attività di tipo non sedentario, i venditori ambulanti, le imprese di costruzione, gli idraulici e i parrucchieri che svolgono la propria attività prevalentemente presso l'abitazione dei clienti; di tipo sedentario, le attività manifatturiere svolte all'interno di uno stabilimento produttivo, gli esercizi commerciali, i ristoranti, i saloni di parrucchiere. Non sono ammesse alle agevolazioni del Decreto le “imprese in difficoltà”, ma una micro o piccola impresa che si è costituita da meno di tre anni non è considerata un'impresa in difficoltà per il periodo interessato. “L’obiettivo – ha sottolineato il sindaco di Lecce, Paolo Perrone – è quello di valorizzare un’area che ha avuto una grandissima espansione sul piano demografico non accompagnata, tuttavia, da un equilibrato insediamento dei servizi. Ma non solo. Intendiamo favorire la presenza sul territorio di attività commerciali in aree che dal punto di vista del libero mercato non sono attraenti. Si tratta di un progetto che – associato a quello della Trax road – servirà a completare il riammagliamento dei due quartieri al fine di contribuire a trasformare le 167 da quartiere dormitorio a parte viva della nostra città”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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