Un prete diffida il Tacco

Casarano. Don Tommaso Sabato per mezzo dei suoi avvocati intima la rimozione di alcuni articoli

Un prete che ci minaccia ancora mancava all’appello. A colmare l’elenco di intimidazioni rivolte al Tacco d’Italia ci ha pensato Don Tommaso Sabato della parrocchia di San Pio di Casarano. Il sacerdote ci scrive per mezzo dei suoi avvocati Antonella De Benedittis e Claudio Salvatore Schiavano di Matino, qualificandosi come legale rappresentante della “Comunità nuova pentecoste” con sede in Casarano, via Olanda. Un fatto che ci colpisce: pensavamo che la “Comunità nuova pentecoste”, che dopo approfondite ricerche verifichiamo esista solo a Casarano, fosse una libera associazione di persone che pregano, senza aver bisogno di un legale rappresentante. Anche questo è un elemento che merita approfondimento giornalistico. Tornando al prete che ci diffida e paventa richiesta di risarcimento danni: chiede che venga “oscurato” (quindi rimosso, non rettificato) un articolo del 2007 (sic!). Leggendo l’articolo incriminato si apprende con stupore che lo stesso ospita per larga parte una forte difesa degli stessi pentecostali. L’articolo si apre infatti con tre lettere scritte da fedeli della Comunità, con tanto di nomi e cognomi, a difesa dei pentecostali. Una quarta lettera (anch’essa firmata dall’autore e riportata a fine articolo) è invece un atto d’accusa contro la Comunità nuova pentecoste e (per la verità) anche contro un precedente articolo del Tacco cartaceo (pag. 4 dell’edizione di giugno 2007) dedicato a Nichi Vendola e ai diritti civili. Una bega tra fedeli, quindi, alla quale il Tacco d'Italia ha dato spazio, come ha sempre fatto, nel rispetto del diritto di critica di un lettore e del diritto di replica. Per quanto ci riguarda, quindi, con la replica di ben tre membri della Comunità abbiamo ottemperato a quanto previsto dalla legge sulla stampa. Oggi però, il discusso parroco di Casarano, noto esorcista, già al centro di una polemica per gli oltre 43mila euro di contributi comunali, ci minaccia con gli avvocati. Una pratica, la minaccia, a lui consueta: in passato proprio per un articolo in cui il collega Enzo Schiavano aveva riferito di un accordo “segreto” tra il Comune (ai tempi della commissaria Erminia Ocello) e l’ente Santa Cecilia di cui il parroco è legale rappresentante (ma quanti enti presiede questo prete?), per ricevere 43mila euro di soldi pubblici, il collega Schiavano era stato oggetto di una furiosa e violenta omelia e di un vergognoso volantino distribuito in chiesa. Certo, alla Chiesa e ai suoi ministranti i soldi non mancano, e possono permettersi di spendere quelli dei fedeli (e dello Stato italiano) per pagare le spese legali. E noi, laici ma rispettosi delle altrui opinioni e credenze, al nostro prete attaccabrighe vogliamo solo dire: Pace e Bene, Don Tommaso!

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