Operazione Aequanius. Il direttore di banca non risponde

Lecce. Albanese e Iaia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere; altri tre hanno declinato le accuse

LECCE – Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, Luigi Albanese, direttore della filale di Guagnano di Banca Popolare Pugliese. Albanese, originario di Casarano ma residente a Lizzanello, è stato arrestato lo scorso 25 marzo dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce nell’ambito dell’operazione Aequanius, che ha portato alla luce una organizzazione dedita all’usura e alle estorsioni, non senza ricorrere ai metodi mafiosi. L’uomo, assistito dall’avvocato Massimo Manfreda, si trova ai domiciliari su disposizione della gip Simona Panzera che ha accolto le richieste del pm Alessio Coccioli. Ha scelto la via del silenzio, come Albanese, anche Ciro Iaia. Il gip ha interrogato anche Pasquale Giannotte, Antimo Leone, Elio Quaranta, che hanno respinto le accuse fornendo risposte dettagliate. Antonio Fernando Olivieri, originario di Nardò ma residente a Pezzana (Vercelli) sarà sentito per rogatoria. Anna Palazzo, sfuggita all’arresto perché si trovava in Germania, sta facendo rientro nel Salento per consegnarsi alle forze dell’ordine. 25 marzo 2014 Usura, estorsioni e metodi mafiosi: sette in arresto GUAGNANO – C’è anche un direttore di banca tra gli arrestati all’alba di oggi dai carabinieri del Comando Provinciale di Lecce: si tratta di Luigi Albanese, direttore della filiale della Banca Popolare Pugliese di Guagnano. I militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare a carico di sette persone (due in carcere e cinque agli arresti domiciliari) emessa dalla gip del Tribunale di Lecce Simona Panzera, tutte ritenute, a vario titolo, responsabili di estorsione, usura e attività finanziaria abusiva. L’operazione ha preso il nome di “Aequanius”, nome gentilizio da cui si fa derivare il toponimo di Guagnano.

Luigi Albanese

Luigi Albanese Le indagini condotte dal sostituto procuratore Alessio Coccioli, sono partite nel febbraio 2012, a seguito della denuncia di un imprenditore dell’area Nord salentina, il titolare di una concessionaria di automobili, ed hanno consentito di individuare l’esistenza di una piccola ma ben organizzata compagine dedita al mercato del credito “a strozzo”, che avrebbe tratto la propria linfa dalle crescenti criticità economiche di piccoli imprenditori locali, con difficoltà ad accedere al credito ordinario. Dopo i primi riscontri, alla prima si sono aggiunte altre denunce che hanno contribuito a chiarire il quadro socio-economico di riferimento e a comprovare le condotte criminali. Il raggio d'azione del sodalizio si estendeva nella zona del Nord Salento, tra i Comuni di Salice Salentino e di Guagnano. Le vittime erano tenute in scacco con tassi del 10% mensile. Due degli arrestati, Ciro Iaia e Antonio Olivieri, quest'ultimo già condannato definitivamente per associazione di tipo mafioso, risponderanno anche dell’aggravante del metodo mafioso, dal momento che avrebbero vantato referenze criminali, nell’ambito della Scu, per costringere le vittime ad onorare i debiti usurari contratti, pena pesanti ritorsioni personali. In particolare avrebbero sollecitato l'intervento di esponenti del clan Tornese, la frangia della Sacra Corona Unita di Monteroni, per costringere le vittime a pagare, usando espressioni come “Pagherai con il sangue”, oppure “Te la vedrai con quelli di Monteroni”.

Ciro Iaia

Ciro Iaia

Antonio Olivieri

Antonio Olivieri Le indagini dei militari hanno anche appurato che il direttore di banca, sottoposto ai domiciliari, in concorso con altri, avrebbe in più occasioni concesso in prestito somme di danaro, ottenendo in cambio interessi usurari o “regali”, e sarebbe intervenuto per ritardare alcune operazioni bancarie, o per favorirne altre a vantaggio di imprenditori in difficoltà. Tra i regali ottenuti in cambio della sua intercessione, i militari hanno individuato (e sequestrato) un paio di computer, un televisore da 32 pollici e diversi altri favori da parte degli imprenditori “agevolati”. Albanese avrebbe inoltre spinto per la soluzione del prestito privato suggerendolo a chi non avesse accesso al credito. Le somme di denaro venivano concesse, in genere, con assegno postdatato con scadenza a 30 giorni, e nel caso in cui l’imprenditore non riuscisse a saldarlo per tempo, ne veniva erogato un secondo con altro importo e pagamento a 60 giorni, con il risultato che il malcapitato si ritrovava comunque nell'impossibilitò di saldare il debito. Relativamente all'arresto di Albanese, il presidente di Banca Popolare Pugliese Carmelo Caforio ha emesso una nota ufficiale nella quale ha dichiarato che la Bpp è parte lesa nella vicenda, assicurando il massimo impegno nel contrasto di reati come quelli di usura ed estorsione. La Bpp ha comunque avviato una indagine interna alla filiale e sospeso dal servizio, in via cautelativa, il dipendente. Gli altri arrestati sono Elio Quaranta, Antimo Leone, Pasquale Giannotte, mentre una donna è tuttora irreperibile in quanto pare si trovi in Germania.

Elio Quaranta

Elio Quaranta

Antimo Leone

Antimo Leone

Pasquale Giannotte

Pasquale Giannotte Articolo correlato: Aequanius. Bpp: ‘Siamo parte lesa'

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