Donne al lavoro. Mazzotta: ‘La politica non le aiuta’

// L’INTERVISTA// Lecce. Oggi il Comitato per la promozione dell’imprenditoria femminile presenterà il piano di azioni 2014. Alla presidente abbiamo chiesto di commentare la condizione lavorativa delle donne

LECCE – Formazione ed informazione per stimolare l’imprenditoria femminile nella provincia di Lecce. Il Comitato per la Promozione dell'Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Lecce ha elaborato un Piano strategico di attività da mettere in pratica nel corso del 2014. Stamattina alle 11 il presidente della Camera di commercio Alfredo Prete e la presidente del Comitato, Roberta Mazzotta lo illustreranno ufficialmente. Nel corso dell'incontro sarà presentato inoltre il bando “Start Up” dedicato alla promozione di nuove imprese femminili innovative promosso da Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari). Nell’attesa di conoscere tutte le azioni previste, abbiamo chiesto a Roberta Mazzotta un commento sulle condizioni di lavoro della donna in Italia e nel Salento. In particolare, le abbiamo chiesto un commento sulle cattive pratiche delle dimissioni in bianco, sull’abbandono del posto di lavoro in seguito al primo figlio e sul ruolo della politica nello stimolare la conciliazione vita-lavoro. La Camera ha recentemente approvato una proposta di legge per combattere la pratica delle dimissioni in bianco, che riguarda soprattutto le donne. Che cosa pensa della proposta di legge? E quanto pesa questo fenomeno nel Salento? “E’ mortificante che nel 2014, in un’Italia che vanta una serie di progressi, stiamo ancora a parlare di queste problematiche medievali. Le dimissioni in bianco sono una pratica alternativa al licenziamento, una triste procedura in un territorio che subisce una crisi economica che non ha voluto. Abbiamo dei problemi di garanzia di ripresa per le imprese, che oggi non assumono perché hanno paura di impegnarsi. Ma l’impresa e il lavoratore sono delle vittime: subiscono le scelte sbagliate della politica. Oggi la politica deve comprendere che l’unico motore che porta avanti il sistema economico sono le associazioni di categoria, il mondo imprenditoriale. Se chiudono le imprese, chiude l’Italia. La scelleratezza sta nel non aver programmato azioni, pur temporanee, per salvare l’Italia dando aiuto alle imprese”. Un altro problema con il quale la donna lavoratrice deve fare i conti, è quello della conciliazione vita-lavoro. Altissima è la percentuale di donne che abbandonano il proprio posto di lavoro in seguito alla nascita del primo figlio e in molti casi non si tratta di dimissioni volontarie. Come tutelare la donna che decide di avere un figlio e come favorire il rientro al lavoro e la conciliazione? “Non è sempre così. Oggi sempre più donne scelgono di fare le libere professioniste perché vogliono dedicarsi alla famiglia. Io non ho mai pensato di fare la dipendente perché avevo bisogno di crearmi un lavoro su misura per me, che mi permettesse di tornare a pranzare con i miei figli, di essere presente nei momenti più salienti della loro vita. Oggi sempre più donne decidono di fare impresa perché vogliono poter conciliare gli impegni di lavoro con quelli familiari. Purtroppo è la politica che non agevola le donne nel loro desiderio di farcela. Le imprese, anche femminili, continuano a fare il proprio lavoro e a pagare le tasse ma hanno difficoltà nell’accesso al credito; la politica non riesce a facilitare il processo di erogazione dei fondi. Mancando tutta una serie di attività produttive, ovviamente viene a mancare un sistema di servizi a supporto della donna che lavora. Io credo che, se fossero maggiormente supportate dai servizi, le donne lavorerebbero meglio e con più entusiasmo. Purtroppo per raggiungere questo obiettivo, è necessaria una rivoluzione dell’intero sistema culturale. Per crescere, la società deve investire maggiormente nelle donne, in quanto donne ed in quanto lavoratrici”. Se la politica non vuole far eleggere le donne (la parte della legge elettorale relativa alla pari rappresentanza è stata bocciata), che credibilità ha quando mette in atto azioni positive per incentivarne l'occupazione? “La nostra politica ha dimostrato da molti mesi di non avere particolare credibilità se non per la capacità di far trasparire il fatto che si corre in politica per raggiungere il potere. Le imprese continuano a reggere il sistema economico e ad avere credibilità, mentre il mondo della politica la sta perdendo, nei confronti dei votanti e nei confronti dell’Europa e del mondo. Questo vanifica gli sforzi compiuti per andare avanti”.

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