Gentile: ‘Parità di genere, la politica non può ignorarla’

// L’INTERVISTA// Bari. La comunicazione di genere nelle emittenti tv, la bocciatura della 50/50, la legge elettorale in Parlamento, il ddl regionale antiviolenza. L’assessora regionale al Welfare commenta la ‘questione femminile’ oggi

BARI – La politica dovrà necessariamente prendere atto del cambiamento culturale che è già avvenuto nella società, dove il tema della parità di genere ha oramai trovato piena maturazione. Ne è convinta Elena Gentile, assessora regionale al Welfare. Che con noi ha commentato il rapporto sulla comunicazione di genere nelle emittenti tv, la parità uomo/donna nella legge elettorale, il disegno di legge regionale contro la violenza di genere, di recente approvazione. E sulla bocciatura della 50/50 ha detto: “E’ stata una delle pagine più deludenti e amare della storia del Consiglio regionale”. Il Rapporto “La parola alle donne” realizzato dalla Consigliera di Parità in collaborazione con il Corecom ha portato a dei risultati interessanti. Da una parte, le donne “utenti” della televisione la vorrebbero diversa da com’è. Per la precisione vorrebbero che i palinsesti tenessero in maggiore considerazione i temi quali la scienza, la cultura e, soprattutto, il lavoro. D’altra parte, le giornaliste, coloro che la tv la fanno, la considerano non corrispondente agli interessi delle utenti. La tv locale insomma non sarebbe adeguata alle esigenze delle donne ed alla nuova consapevolezza da queste acquisite. Che cosa ne pensa? “Un report sicuramente di grande interesse, che ci parla di dinamiche nuove rispetto al pubblico televisivo di genere regionale, alle quali i media pugliesi devono essere capaci rapidamente di allinearsi per restare competitivi in un mercato oramai diventato molto complesso e diversificato. Non sono una grande esperta di tv sinceramente, ma da quello che ho potuto leggere sfogliando il report, capisco che ci troviamo davanti a una donna pugliese sempre meno legata agli stereotipi, e quindi sempre meno interessata ai programmi ‘classici’ dell’intrattenimento televisivo per donne, sempre più attenta alle questioni che riguardano la sfera del proprio vissuto, e della tutela e delle promozione dei propri interessi. Questo mutamento di quadro è certamente figlio di un nuovo modello di genere che si è affermato in Puglia in questi anni, e che si è rafforzato, da un lato grazie alla rete della comunicazione istituzionale e dei nuovi media, dall’altro grazie anche allo sviluppo della rete dei servizi, sempre più capace di assecondare”. Nel novembre 2012 il Consiglio regionale pugliese ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare sulla pari rappresentanza uomo-donna negli organi regionali. Una proposta sostenuta da 30mila firme. Come è potuto accadere? “Penso ancora con amarezza a quella vicenda. Penso ancora a quella bocciatura come a una delle pagine più deludenti e amare della storia del Consiglio regionale. Un’imboscata frutto di un maschilismo trasversale, segno evidente che, dal punto di vista culturale, sulle politiche di genere tanto è stato fatto ma ancora tantissimo resta da fare. Ma la cosa peggiore, dal punto di vista politico, è che quella bocciatura ha frustrato la richiesta fatta da donne e uomini, volontari impegnati in un lungo percorso fatto di vissuti, passione e democrazia, che a gran voce si era levata nella società pugliese. La politica ha mostrato, in quell’occasione, il suo volto peggiore, l’incapacità di raccogliere la sfida dell’innovazione a cui oggi è chiamata rispetto alla domanda di cambiamento che passa inevitabilmente dalla promozione del protagonismo delle donne della Puglia di oggi”. Quali sono le azioni che la Regione Puglia intende mettere in campo per garantire la parità di genere nella politica ma anche negli altri ambiti della vita? “Torneremo a riproporre , quando si discuterà la nuova legge elettorale, il principio della democrazia paritaria e quindi della doppia preferenza. Non è, la nostra, una battaglia solo di principio, ma il tentativo di portare nei luoghi della politica e delle istituzioni la passione, l’intelligenza, la creatività delle donne. Non possiamo continuare a disperdere quel capitale umano così ricco di competenze e di concretezza”. La difficoltà ad accettare la parità di genere nella politica non riguarda solo la Puglia. La discussione sulla legge elettorale si sta incagliando, infatti, in Parlamento, anche sul tema della parità. Perché è così difficile accettarla? Che cosa crede che accadrà? “La verità è che si è perso il senso pedagogico della politica. L’introduzione della parità di genere nella legge elettorale ha anzitutto questo scopo. Se da un lato serve a tutelare e garantire l’ingresso nella politica del genere femminile, dall’altro serve a lanciare un segnale chiaro rispetto a un mondo che è stato letto sempre in chiave maschile. Tempi e modi della politica devono cambiare per garantire possibilità alle donne di una piena partecipazione alla vita politica, ma questo sarà possibile solo se sarà garantito un maggior impegno per le donne. Non si tratta di fare ‘riserve indiane’, o di ridurre tutto alla semplice battaglia culturale. La battaglia culturale in politica la fai anche approvando leggi coraggiose, destinate a cambiare il corso degli eventi. Cosa succederà? Sinceramente non lo so. Questo governo e questo parlamento non credo abbiano la forze per prendere decisioni radicali come questa. Quel che so è che a livello sociale il tema della parità di genere ha oramai trovato piena maturazione, la politica, romana e no, non potrà continuare ancora per molto a far finta di niente”. Ci illustra il disegno di legge contro la violenza sulle donne approvato dalla Giunta regionale lo scorso 4 marzo? “Questo disegno di legge rappresenta il punto di arrivo di un impegnativo percorso di lavoro avviatosi nell’aprile del 2013, e che è stato ampiamente condiviso e concertato. Il testo si compone di venti articoli che, nella prima parte, declinano i principi, le definizioni, le finalità e gli obiettivi, nella seconda il sistema delle responsabilità sia regionali sia delle autonomie locali, nella terza ed ultima struttura il sistema di governance. Ruolo cardine viene affidato al corretto e costante monitoraggio del fenomeno, nonché al lavoro di prevenzione da realizzare in collaborazione con le Istituzioni scolastiche e con il supporto degli Operatori della Comunicazione. Un impegno forte da parte della Regione anche sul ruolo della formazione, della sensibilizzazione e della comunicazione, nel fissare una serie di principi che, assieme alla campagna già avviata nel mese di settembre 2013, mirano a rafforzare la cultura del rispetto, dell’educazione all’affettività e a decostruire gli stereotipi di genere. Tra le novità contenute nel testo di legge l’Assistenza economica e alloggiativa, l’inserimento lavorativo, la creazione di un fondo per il sostegno, anche economico, delle vittime. Una legge che, al momento, vede un finanziamento di 900mila euro, una cifra che, nel panorama delle leggi già approvate da altre regioni italiane in materia di contrasto alla violenza di genere, rappresenta uno degli stanziamenti più significativi. Articoli correlati: Molendini: ‘Dar valore alle differenze' Tv pugliesi, va ancora in onda la donna oggetto

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