Università, iscrizioni in picchiata. D’Autilia ai giovani: ‘Non vi arrendete’

Lecce. Il capogruppo di Forza Italia a Lecce lancia l’allarme sulla disaffezione dei giovani per lo studio e li invita a non disperare

LECCE – Dopo l’exploit dei primi anni Duemila, le immatricolazioni all’Università del Salento sono calate di quasi il 50%. Sono dati resi pubblici dal Miur sui quali è tempo di riflettere. Damiano D’Autilia, capogruppo di Forza Italia a Lecce, si dice preoccupato dal calo delle iscrizioni. “I giovani credono che studiare non serva più – dice D’Autilia -, di conseguenza il nostro Ateneo subisce il colpo di una disaffezione giovanile. Si tratta di un trend negativo a livello nazionale. Esiste una tendenza a rivolgersi a istituti professionali perché, questo è il problema, i giovani oggi ritengono che la laurea sia ormai un ‘pezzo di carta’ che non offre alcuna garanzia. Il lavoro manca per tutti, sono migliaia i laureati a spasso o impegnati in mansioni che poco hanno a che fare con la loro formazione universitaria. Il dato è allarmante: i giovani sono il nostro futuro e ciò che un Paese avanzato come il nostro non deve assolutamente fare è sprecare il proprio capitale umano. La criticità è sistemica: le riforme del 3+2 non sono riuscite a migliorare la situazione, anzi, nell'ultimo decennio le iscrizioni sono state in caduta libera”. D’Autilia riflette poi su una criticità sociale: “i giovani non hanno speranza nel futuro, nella loro realizzazione professionale. Non c'è lavoro o se c'è è precario, dunque, studiare a che serve”? “Da giovane professionista – aggiunge -, da genitore, ai ragazzi salentini dico: studiate, non perdete la speranza, perché soltanto con la formazione potrete sopravvivere alla crisi. E se le famiglie non possono più permettersi di mantenere i vostri studi da ‘fuori sede’, non abbandonate comunque i libri. La crisi non può uccidere la vostra speranza. Stringete i denti e lottate perché, quando questa situazione si sbloccherà, voi potrete avere una professionale su cui rivalervi. I precari di oggi non è detto che lo siano domani”.

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