Salviamo Casole, ‘Mi piace’

// LA STORIA DELLA DOMENICA// Otranto. Dopo appena un mese la pagina facebook che sensibilizza al recupero del bene ha già 2mila iscritti. L’amore per l’arte ai tempi dei social

OTRANTO – Migliaia di volte quei terreni saranno stati calpestati dai calzari dei monaci basiliani. E le pareti avranno respirato ed assorbito uno fermento culturale straordinario. L’abbazia San Nicola di Casole, ad una manciata di chilometri da Otranto, oggi è poco più che un cumulo di macerie. Negli anni, turisti sfacciati e probabilmente anche salentini, responsabili di non aver capito l’importanza del bene che avevano di fronte, hanno depredato e portato via – come souvenir che assumevano piuttosto l’aspetto di trofei di caccia – pietre e mattoni e quindi la storia. Una storia che è stata gloriosa ma che è destinata all’oblio, se non si interverrà in fretta per evitarlo. Tutt'intorno all’abbazia oggi si erge una masseria dove un gruppo di contadini coltiva la terra e produce latticini. Chissà se sanno che poco più in là è stata scritta la storia della letteratura volgare. Poco più in là, tra quelle che oggi sono solo pietre gettate alla rinfusa e che un tempo erano una biblioteca, la più grande del Mezzogiorno, che racchiudeva, come uno scrigno, i segreti della cultura greca. Il monastero di Otranto e la sua biblioteca vissero un’effervescenza ineguagliabile attorno al XIII secolo, quando il complesso divenne la prima “scuola pubblica” del Mezzogiorno, con tanto di stanze per gli studenti, ma poi vennero brutalmente distrutti dai turchi, al loro sbarco sulle coste salentine nel 1480. Gli invasori razziarono l’intero territorio circostante ed anche il monastero basiliano si arrese sotto i loro colpi. La chiesa venne poi ricostruita in economia e resistette fino ai primi del 1.800, quando si officiavano messe in rito latino. Poi abbandonata. Così, quella del complesso monumentale è diventata una delle tante storie, amare e paradossali, in cui è il territorio stesso ad ignorare l’importanza del tesoro che possiede e non se ne cura. O forse lo è stato fino ad ora. Perché, finalmente, qualcosa sembra muoversi. A partire dal basso, dagli stessi cittadini, come accade sempre più spesso. Francesco De Cillis, 50 anni, leccese, militare di carriere nell’Esercito, un diploma di ragioniere e una laurea in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Non è un esperto d’arte né uno studioso. Ma nell’abbazia ci è stato, una volta, molti anni fa. E non può dimenticare la suggestione che si prova a sapere d’essere lì, piccolo rispetto alla storia, proprio lì dove c’era la culla della cultura volgare del Meridione. Oggi non è più possibile visitare quel patrimonio, a meno di non intrufolarcisi senza autorizzazione. Il Tacco ci ha provato qualche tempo fa, senza successo. Si tratta infatti di un monumento che sorge in un’area privata e non è di libero accesso. Tra l’altro, la famiglia che ne è proprietaria, i Cursano, non ha intenzione di vendere se non in presenza di una offerta conveniente. Francesco ha deciso di rendere pubblica la sua indignazione per il mancato rispetto del monumento; ha voluto sensibilizzare quante più persone possibile al suo bisogno di fare qualcosa. Ed infatti: la pagina facebook “Salviamo l’abbazia San Nicola di Casole“, da lui aperta il 23 gennaio scorso, ha raggiunto in un mese più di 2mila “Mi piace”. Lì si dibatte della necessità di intervenire, ci si scambia opinioni e si mantiene viva la memoria di quei luoghi magici. Perché? Perché Casole non merita di essere dimenticata e non lo meritano i salentini, dice Francesco. Intanto il Comune di Otranto ha recentemente approvato un progetto di recupero del sito. Forse l’impegno di Francesco e del gruppo comincia a dare i suoi frutti. Salvare l’abbazia di Casole. Da quali motivazioni nasce questa necessità? “Casole è stata il cuore pulsante della cultura nel Mezzogiorno d'Italia a cavallo tra XI e il XV secolo, facendo da ponte tra Oriente e Occidente. La scuola dei monaci basiliani pur arruolando, principalmente, gente del posto addirittura ha consentito di porre le basi di un Umanesimo 'italo-bizantino’. I monaci italo-greci, dunque di rito e lingua greci, diedero vita nella Puglia meridionale, a componimenti poetici che per i contenuti ed il respiro sono invece identici ai primi segnali di quella letteratura volgare che, solo pochi decenni più tardi, divenne, con Dante Alighieri, la letteratura italiana. Furono dei precursori, insomma. Oggi purtroppo Casole è quasi un mucchio di macerie. Non lo merita, non lo meritiamo noi tutti. Bisogna trovare le forze e le risorse per ricostruirla, prima che il tempo la divori”. Che cosa si può fare? “Io da solo non posso fare molto: non sono un politico, non sono un addetto ai lavori nei beni culturali, ma un semplice cittadino, leccese, amante della propria terra e della sua storia e geloso, soprattutto, delle ricchezze ereditate dai nostri predecessori”. La pagina facebook che hai aperto per sensibilizzare all’esigenza di recuperare Casole ha già tanti visitatori… “Conosco Casole personalmente, anche se l’ho visitata solo una vota e non di recente. Così, dopo aver letto sui giornali del probabile interessamento del ministro Bray, sollecitato dalla vicepresidente della Provincia di Lecce, Simona Manca, ho sentito l’esigenza di utilizzare facebook, come molti fanno, per coinvolgere quanto più possibile l'opinione e sensibilizzarla al recupero di quel luogo magico. Sono sicuro che molti ignorano questo posto, anche salentini. Figuriamoci chi vive oltre ‘confine’! Non c'è alcuna organizzazione particolare dietro questa pagina, solo una mia personale iniziativa. Non ho una grande cultura classica, perché i miei studi sono orientati alle discipline economico politiche, nonché informatiche, ma la passione per la storia, soprattutto per la storia del Mezzogiorno d'Italia e della Puglia e dei suoi beni architettonici mi ha trascinato verso questa iniziativa. Però, non mi aspettavo che in pochi giorni potessi suscitare tanto interesse”. Com’è nata l’idea di una pagina facebook per sensibilizzare al recupero dell’abbazia? “Paul Arthur professore dell' Università del Salento, mi ha contattato. Secondo lui, all’epoca della fondazione dell’abbazia via era già una struttura preesistente. Quindi in un'ottica di ristrutturazione o riqualificazione bisognerebbe pensare il bene partendo da questa ipotesi con dei progetti sensati. Arthur, per molto tempo ha provato attraverso appelli a Regione, Provincia, Comune di Otranto, servizi televisivi a suscitare interesse verso il monumento. Diverse tesi di laurea sono state fatte presso l’Università del Salento. Negli anni diversi articoli sono stati pubblicati sulla stampa locale per coinvolgere le varie autorità, ma non se n’è fatto mai a”. Perché? “Forse ci sono troppi ostacoli, o forse per mancanza di volontà e denaro. Tra l'altro è in una proprietà privata della famiglia Cursano che non ha intenzione di vendere a meno che non arrivi una offerta congrua. Come si fa a dar loro torto? Finora hanno più che altro cercato di difendere il bene dagli atti di vandalismo, che invece si sono comunque verificati: persone hanno portato via pietre come fossero souvenir di un viaggio”. Qual è il tuo sogno? “Il sogno sarebbe quello di un recupero del monumento in modo da congelarne il degrado e da consegnarlo alle generazioni future assieme a quello di una scuola-biblioteca di cultura classica con, magari, anche le opere digitalizzate dei monaci che purtroppo oggi sono pochissime e sparse in varie biblioteche, come la biblioteca di Parigi, la biblioteca Laurenziana in Firenze e altre ancora”. Articolo correlato: Casole, ok al recupero

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati