Cattivi odori in discarica. Sequestro da 300 milioni

Taranto. Sigilli all’impianto per i rifiuti speciali non pericolosi di proprietà della Vergine Spa. L'ipotesi di reato contestata, getto pericoloso di cose

TARANTO – I numerosi esposti a parte dei residenti nei centri vicini hanno dato il via ai controlli. E dopo un anno e mezzo di indagini da parte del Noe, oggi i militari del Nucleo Ecologico di Lecce hanno portato a segno un maxi sequestro. A finire sotto i sigilli, la discarica per rifiuti speciali non pericolosi di proprietà della Vergine Spa, che sorge a Taranto in località Palombara. Il decreto di sequestro preventivo è stato richiesto dal pm Lanfranco Marazia ed emesso dalla gip del Tribunale di Taranto Valeria Ingenito. Sottoposti a sequestro anche tre compattatori industriali, due pale meccaniche e tre escavatori utilizzati per la movimentazione e la copertura dei rifiuti speciali. Le indagini del Noe hanno richiesto una consulenza tecnica e numerosi campionamenti e monitoraggi effettuati dall'Arpa di Taranto, durante i quali sono state accertate concentrazioni di idrogeno solforato superiori alla soglia di percepibilità olfattiva prevista. I militari hanno infatti sostenuto che gli odori fastidiosi lamentati negli esposti potessero essere correlati alla dispersione di sostanze in seguito alle operazioni di abbancamento dei rifiuti ed anche allo spegnimento di torce presenti nell'impianto per la combustione dei biogas. Proprio sulla combustione del biogas si sono concentrate le osservazioni dei consulenti secondo i quali la mancanza di un corretto sistema di captazione dei gas avrebbe determinato un loro accumulo nel corpo della discarica e la loro conseguente fuoriuscita con dispersioni maleodoranti in atmosfera. Anche in relazione ai fanghi in entrata nella discarica è stato rilevata la mancanza di tutti gli accorgimenti tecnici necessari al fine di evitare le emissioni maleodoranti. E' stato anche effettuato uno studio dei venti registrati nelle stazioni di Torricella e Grottaglie per comprendere quale fosse l'origine dei miasmi avvertiti in zona ed escludere eventuali altre fonti inquinanti. L'ipotesi di reato contestata ai gestori della discarica è quella del getto pericoloso di cose per aver provocato l’emissione di sostanze quali il solfuro di idrogeno e biogas, derivanti dai processi di gestione e post-gestione delle vasche di raccolta e di trattamento dei rifiuti, moleste soprattutto per la popolazione residente nel vicino centro abitato di Lizzano, a circa 3,5 chilometri dall’impianto. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è di circa 300 milioni di euro.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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