Morto per linfoma. Il tribunale: ‘Colpa del vaccino militare’

 

// INCHIESTA// Storica sentenza del Tribunale di Ferrara: c’è un nesso tra la morte di un militare e la “vaccinazione macroscopicamente sbagliata dei medici”

FERRARA – Alcuni giorni fa il Tribunale di Ferrara ha condannato in primo grado il Ministero della Salute a risarcire la famiglia di Francesco Finessi, l’alpino morto il 1 dicembre 2002, a soli 22 anni, per un linfoma non Hodgkin. La madre, Santa Passaniti, in una nostra intervista del novembre 2011, denunciò il non rispetto dei protocolli di somministrazione dei vaccini da parte del Ministero della Difesa, sostenendo che la morte del figlio fosse direttamente collegabile alla vicina e ripetuta somministrazione di vaccini come il Morupar (il trivalente morbillo-rosolia-parotite) ed il Neotyf (antitifico), entrambi ritirati poi dal mercato, rispettivamente nel 2006 e 2002, a causa della loro tossicità. “Non so quando e se sarà mai possibile sentire che è stata fatta giustizia” ci dice la mamma di Francesco, per ben 11 anni impegnata a dimostrare che la morte del figlio non aveva a a che vedere con l’uranio impoverito. “Usano l’uranio per coprire qualcosa di più grande” ci disse nel 2011, riferendosi ai casi di molti giovani militari che come suo figlio, pur non partecipando a missioni internazionali di “pace”, si erano ugualmente e gravemente ammalati. La storica sentenza del Tribunale di Ferrara stabilisce il nesso causale tra la morte di Francesco e la “vaccinazione macroscopicamente sbagliata dei medici”. E sull’uranio impoverito ci dice: “non voglio mancare di rispetto alle famiglie che lottano in quella direzione, ma l’unico rammarico è che le persone che hanno lucrato sulla questione uranio non siano ancora in galera”. Il giudice Alessandra De Curtis del Tribunale di Ferrara ha stabilito il nesso causale tra la morte di suo figlio e la errata vaccinazione precisando come la stessa sia stata somministrata in modo “macroscopicamente” sbagliato dai medici. Sente finalmente di aver avuto giustizia per la morte prematura di suo figlio? “Non so quando e se sarà mai possibile sentire che è stata fatta giustizia. Non solo mi hanno ucciso un figlio ma i reali responsabili continuano a farla franca ed ad arricchirsi seminando morte. Parlo in primis delle industrie farmaceutiche ed a seguire di tutti gli organi di Stato che sanno ma lasciano che le famiglie di questi ragazzi siano sfinite e sfiancate dalla continua e faticosa ricerca della Giustizia. Credo, comunque, che questo sia un passo importante, naturalmente a patto che ad esso segua una presa di posizione da parte del Ministero della Difesa sulle proprie responsabilità, sull’aver obbligato questi ragazzi a sottostare a queste barbariche pratiche vaccinali e sul non essersi preso nemmeno la briga di vigilare sulla loro salute”. Per anni si è parlato dell’Uranio impoverito come unica possibile causa delle morti premature dei militari. Ora questa sentenza storica dalla quale sicuramente scaturiranno, con la stessa motivazione, altre richieste di risarcimento da parte di altri militari. Possiamo quindi dire che le teorie basate sull’uranio impoverito siano ormai definitivamente destinate al tramonto? “In merito alla questione dell’uranio non voglio dire a perché ho già detto abbastanza e non voglio mancare di rispetto a tutte quelle famiglie che lottano in quella direzione. Posso solo dire che l’unico rammarico è che le persone che hanno lucrato sulla “questione uranio” non siano ancora in galera”. “È un passo importante – dice la Signora Passaniti in merito alla sentenza – a patto che ad essa segua una presa di posizione da parte del Ministero della Difesa sulle proprie responsabilità”. Ma a Via XX Settembre sembra non ne vogliano sapere. Il 13 settembre scorso, durante un question time nell’aula del Senato, il Portavoce del M5S Lorenzo Battista chiese al Ministro Mario Mauro se e quando intendesse dare una risposta sui riconoscimenti dovuti ai militari deceduti o ancora sofferenti a causa degli effetti avversi prodotti dalla inoculazione errata dei vaccini. Se da un lato il Ministro assicurò che “il tema della presunta nocività dei vaccini somministrati ai nostri militari è da tempo all’attenzione della Difesa e che proseguire le indagini con totale apertura e trasparenza costituisce una priorità assoluta”, dall’altro precisò però che “le modalità di somministrazione sono sempre state rispondenti ai principi della buona pratica vaccinale e alle raccomandazioni delle organizzazioni internazionali che consentono la somministrazione anche contemporanea di vaccini non viventi o in associazione a vaccini viventi purché in sedi diverse”. Il Ministro Mauro, quindi, difese le modalità di somministrazione delle vaccinazioni da parte dei medici della Sanità Militare, ma nel suo intervento arrivò anche a precisare che “per il vaccino come per ogni altra sostanza biologicamente estranea introdotta nell’organismo, non esiste la garanzia assoluta che tale sostanza sia innocua, né esistono modalità tecniche di indagine preliminare che siano in grado di assicurare tale innocuità”. Come dire: noi abbiamo sempre rispettato tutti i protocolli indicati dal Consiglio Superiore di Sanità, ma, a causa degli scarsi studi scientifici, non abbiamo la certezza che il vaccino non sia pericoloso per l’insorgere di gravissime patologie tumorali. Studi scientifici che non sono invece serviti al Tribunale di Ferrara per emettere la propria sentenza. Leggi anche: Dall’uranio ai vaccini: 2.800 militari ammalati Torre Veneri, si indaga sul traffico illecito di rifiuti Sfoglia l’inchiesta del Tacco d’Italia “Il metallo del disonore”, uscita nel novembre 2011

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Info sull'autore

Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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