No Tap: occhio a chi finanzia il progetto

Melendugno. Il comitato diffonde un articolo di Gerebizza in cui si fa luce sul ruolo della Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo

MELENDUGNO – Il comitato No Tap continua a scavare sui finanziamenti e gli interessi economici che ruotano attorno a Tap ed al gasdotto che si vorrebbe costruire con attracco sulla costa salentina. Ed oggi ha diffuso un articolo pubblicato in data 21 gennaio 2014 sul portale dell’associazione Re:Common a firma di Elena Gerebizza. La Re:Common porta avanti la campagna per la riforma della Banca mondiale per sottrarre il controllo delle risorse naturali alle istituzioni finanziarie, pubbliche e private. Ecco l’articolo di Gerebizza in cui si sottolinea come la Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che ha sempre sostenuto la necessità di allontanarsi dalla Russia per quanto riguarda l’approvvigionamento di energia, in questi giorni stia decidendo proprio se concedere o meno un prestito di 200 milioni di euro al gigante del petrolio russo Lukoil, parte del consorzio Shah Deniz, a cui spetterà lo sviluppo della seconda fase del progetto, ovvero l’estrazione del gas. Il 2014 si apre con una bella patata bollente per i direttori esecutivi della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), che stanno decidendo se finanziare o meno con un prestito di 200 milioni di euro l’estrazione nel Mar Caspio del gas che dovrebbe poi essere trasportato fino alle coste italiane con il mega gasdotto TAP-TANAP. Di fronte all’opposizione della popolazione locale, a partire da quella dei No TAP in Puglia che comprendono decine di amministrazioni locali della provincia di Lecce – ma la settimana scorsa è arrivato anche il no della regione, che ha rigettato la valutazione di impatto ambientale del progetto – le parole più usate per giustificare il nuovo mega gasdotto spinto dall’Unione europea sono “strategicità” e “diversificare”. Così finora anche la BERS ha giustificato il sostegno già dato alla TAP – consorzio costruttore del pezzo di gasdotto che dovrebbe collegare la Grecia all’Italia – nella fase di pianificazione. E per diversificazione si intende prima di tutto “discostarsi” dalla Russia, fattore che si collega direttamente con l’altro elemento della strategicità, per cui il TAP si distinguerebbe dai progetti costruiti assieme a Gazprom, come ad esempio il South Stream. Secondo Riccardo Puliti, direttore del dipartimento energia e risorse naturali della BERS, il corridoio sud del gas “romperà questa dipendenza dalla Russia, aprendo a nuove vie di rifornimento per il mercato europeo”. Un’argomentazione che cade proprio con questo prestito di 200 milioni di euro, a favore guarda un po’ proprio del gigante del petrolio russo Lukoil, parte del consorzio Shah Deniz con il 10 per cento delle quote, e incaricata dello sviluppo della seconda fase del progetto, cioè di rendere possibile l’estrazione di quei 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno che dovrebbero giustificare il TAP-TANAP. Come si fa a credere che tutto questo si faccia davvero in chiave anti-russa, se poi le stesse mega aziende di quel Paese sono coinvolte? Ha ragione la Gazprom a scherzarci sopra con il Financial Times, dicendo che tanto il gas che si punta a trasportare con il TAP-TANAP – circa il 2 per cento dei consumi attuali in Europa – servirà “poco più che ad accendere un barbecue”…. Il punto è quanto ci costerà, in termini di risorse pubbliche investite, e quale sarà il danno per i territori attraversati? E quale sarà la giustificazione della BERS, ora che le sue due parole chiave sono sfumate con il prestito alla Lukoil? di Elena Gerebizza Qui la ricostruzione della questione Tap Articoli correlati: Tap, ecco chi sono i soci: solo cittadini anonimi No Tap, l'assetto societario di Tap non è affidabile

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