Stagione di prosa, ouverture con Haber e Boni

Lecce. Questa sera alle ore 21, i due attori inaugurano la stagione teatrale del Paisiello di Lecce con Il Visitatore di Eric-Emmanuel Schmitt

Lecce. S’inaugura con la straordinaria presenza di Alessandro Haber e Alessio Boni, la stagione teatrale del Teatro Paisiello di Lecce, promossa dal Comune di Lecce (Assessorato alla Cultura e assessorato al Turismo, Marketing Territoriale, Spettacoli) ed Eventi assieme al Teatro Pubblico Pugliese. Mercoledì 29 gennaio, alle ore 21, va in scena Il Visitatore di Eric-Emmanuel Schmitt, commovente, dolce ed esilarante pièce di Éric-Emmanuel Schmitt, tradotta e rappresentata in 15 lingue e in oltre 25 paesi per la regia di Valerio Binasco ed interpretata da una coppia già affermata in teatro, Alessadro Haber e Alessio Boni, che vestono qui i panni di Freud e Dio, personaggi che guardano dalla stessa finestra la malattia dell'uomo, la pazzia del mondo. La trama. Vienna, aprile 1938. L' Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich. In Bergstrasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud, il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo. Ma dalla finestra spunta un inaspettato visitatore che intavola con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Chi è quell'importuno? Cosa vuole? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l'esistenza. O è un pazzo che si crede Dio? La discussione che si svolge tra il visitatore e Freud, e che costituisce il grosso della pièce, è ciò che di più commovente, dolce ed esilarante si possa immaginare: Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò? Un dialogo serrato, appassionato, le domande riguardano il senso della vita, ma anche il Male, incarnato in quel momento dal nazismo, con un linguaggio a tratti anche ironico e divertente che scava in fondo alle debolezze umane. «Le certezze di quest’uomo che con la sua intelligenza e il suo studio ha negato Dio per tutta la vita vanno sgretolandosi – aggiunge Haber –. Freud comincia a credere, anche se il finale resta a mio avviso aperto. A vincere è l’amore, la luce del bene che deve illuminare credenti e non credenti. Ad Alessio Boni, il non facile ruolo di interpretare Dio, attraverso una figura istrionica e vitale. Il regista Binasco ha scelto di rappresentare questo Dio come uno di noi, come uno che si mescola alle nostre sofferenze, ai nostri dubbi, al nostro desiderio di assoluto. C’è un gran bisogno di ritornare a interrogarsi sull’uomo in questo profondo momento di crisi, non solo economica, ma morale. Siamo fagocitati da una società che ci travolge con i suoi ritmi, che ci spinge a correre, lavorare e comprare senza lasciare il tempo per riflettere su chi siamo. Si resta in superficie, abbagliati da tronisti e Grandi fratelli, soli davanti a un ipad o davanti a una consolle. Un testo che ti fa fare i conti con te stesso – spiega Boni –. Lo stesso Freud che credeva che la psicanalisi potesse dare risposte a tutto, senza contemplare il mistero, la spiritualità, il destino, qui comincia a guardare se stesso e ad aprirsi verso l’Alto.

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