I salentini non spendono e crescono i risparmi

Lecce. L’ammontare dei depositi supera i nove miliardi di euro, parola dell’osservatorio economico di Confartigianato

Lecce. I salentini non spendono e crescono i risparmi. Aumentano, infatti, i depositi bancari in provincia di Lecce. Superano i nove miliardi di euro e sono custoditi sotto forma o di conti correnti o di buoni fruttiferi o di certificati di deposito o di assegni bancari interni o di depositi cauzionali costituiti da terzi. E’ quanto emerge da un report dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce. Nel corso degli ultimi due anni, da settembre 2011 a settembre scorso, i depositi sono cresciuti del 5,5 per cento. Una percentuale in controtendenza rispetto ad altre regioni italiane, dove la capacità di accumulare risparmio si è ridotta a causa dell’acuirsi della crisi. Nel Salento, da 9,1 miliardi si sale a 9,6. L’incremento nel biennio è di mezzo miliardo. In dettaglio, il 91,4 per cento appartiene alle famiglie (8,7 miliardi), il 6 per cento alle imprese (579 milioni), appena l’1,1 per cento alle amministrazioni pubbliche (103 milioni), lo 0,8 per cento alle istituzioni senza scopo di lucro (75,6 milioni) e lo 0,4 per cento alle società finanziarie (33,6 milioni). In particolare, i risparmi delle famiglie (consumatrici e produttrici) sono aumentati dell’otto per cento (da 8,1 miliardi a 8,7). Il dato è senz’altro da interpretare: le possibili spiegazioni vanno ricercate nell’incertezza economica che ha frenato gli acquisti e gli investimenti, nonché nella maggiore preoccupazione per l’introduzione di nuove imposte e tasse. Così, molte famiglie hanno pensato di mettere da parte i propri risparmi. In economia, però, non è sempre un bene. Anzi, può, avere conseguenze negative sul tessuto produttivo locale. Un grande economista britannico, John Maynard Keynes, sosteneva che: «ogni volta che risparmiate cinque scellini, togliete a un uomo il lavoro di una giornata». Questo «paradosso» riferito al risparmio spiega come una delle più classiche virtù (che è quella di accumulare denaro di scorta) può creare «danni», se lo stesso risparmio non viene fatto più circolare nel grande circuito dei movimenti di spesa e di acquisti. Perciò, considerata la contrazione dei consumi sempre più marcata, continuare a risparmiare e spendere meno vuol dire fare ancora più male all’economia di quanto non ne possano provocare le decisioni del Governo e l’inasprimento della pressione fiscale. «L’incertezza economica – spiega Luigi Derniolo, neo presidente di Confartigianato Imprese Lecce – spinge le famiglie a risparmiare. Occorrono scelte chiare a favore del rilancio dei consumi, altrimenti non si riuscirà ad innescare l’agognata ripresa della produttività e dell’economia reale». Per il presidente, «è necessaria, inoltre, la riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori, che ha frenato, soprattutto a livello psicologico, i consumi». Intanto, i depositi della pubblica amministrazione sembrano finiti in una spirale. Nello stesso periodo, infatti, sono diminuiti del 62,6 per cento (da 277,5 milioni a 103,7). Una contrazione che «certifica», in modo chiaro, lo stato di grave difficoltà attraversato dagli enti locali, nonostante la forte tassazione a carico dei cittadini. Riguardo, poi, alle società finanziarie, il tasso negativo si attesta al 12 per cento (da 38,2 milioni a 33,6). Circa le società cosiddette non finanziarie, cioè le imprese che producono beni e servizi, l’incremento è del 7,5 per cento (da 538,7 milioni a 579,2). Salgono anche i depositi delle istituzioni senza scopo di lucro. La performance è del 6,7 per cento. Le risorse principali, oltre a quelle derivanti da vendite occasionali, provengono da contributi volontari, versati da amministrazioni pubbliche e famiglie.

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