Piscitelli: ‘Corigliano, una follia a cielo aperto’

//L’INTERVISTA. Affianco all’impianto di raccolta d’acqua di superficie più grande d’Europa una discarica di “servizio soccorso”. Parola all'epidemiologo

Di Gabriele Caforio //L’INCHIESTA. Preoccupa da tempo la nuova discarica di Corigliano d'Otranto. Preoccupa perché è situata vicino al più grande pozzo d'estrazione che l'Acquedotto Pugliese utilizza da anni per dissetare il Salento. Per rispondere a queste preoccupazioni, per capire quali siano i rischi effettivi e lo stato dell'arte di questa vicenda che vede coinvolti dal Gruppo Marcegaglia, alla Regione Puglia e all'Ente AQP, ma che soprattutto rischia di compromettere la salute dell’805 dei cittadini della provincia di Lecce (perché l’80% dell’acqua che esce dai rubinetti proviene da quella fonte) ne parliamo con Prisco Piscitelli, medico epidemiologo e ricercatore dell’ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo con sede a Brindisi e Galatina), nonché membro del Forum Ambiente Salute. Dottore, i lavori della discarica si possono dire ultimati, quali saranno i tempi di entrata in funzione dell'impianto? Per quanto è dato sapere, i lavori della discarica dovevano essere ultimati lo scorso 20 ottobre, data prevista per la consegna alla Provincia di Lecce. Cosa che non è avvenuta. Così come non si è più parlato della convocazione per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), a cui tutte le associazioni interessate hanno chiesto di partecipare. Tra queste il nostro Coordinamento Civico per la tutela del territorio e della salute (Forum Ambiente e Salute), il Forum Regionale Acqua Bene Comune e addirittura da Strasburgo l’Agenzia Europea delle Democrazie Locali (presso il Consiglio d’Europa) a nome del partenariato COHEIRS. In ogni caso, l’apertura della discarica appare ormai come un evento ineluttabile, un treno in corsa a cui il presidente Vendola non ha saputo né voluto imporre di fermarsi. Tutto ciò è stato possibile con il solito fraudolento meccanismo della deroga ad ogni vincolo, alla normativa europea, italiana (Testo Unico delle leggi in materia ambientale, dlgs 152/2006), e regionale. La costruzione della discarica è in aperto contrasto (ma con tanto di deroga formalizzata) con il piano di tutela delle acque della Regione Puglia (adottato con Deliberazione n.883 del 19/06/2007), che mira alla prevenzione dell’inquinamento delle acque. Questo importante piano di tutela regionale da un lato inserisce l’intero agro di Corigliano d’Otranto in zona di protezione speciale idrogeologica in cui è vietata l’apertura di nuove discariche, ma dall’altro consente l’apertura e l’esercizio di nuove discariche se inserite nel Piano regionale dei rifiuti. Ciò viene consentito nonostante lo stesso piano regionale abbia individuato esplicitamente Corigliano come sede dell’80% dell’acqua potabile del Salento. Con quali volumetrie lavorerà la discarica una volta entrata in funzione e che tipo di rifiuti stoccherà? Le volumetrie sono importanti, sebbene in teoria ridotte rispetto al progetto iniziale: basta dare un’occhiata alla discarica passando sulla strada a scorrimento veloce Maglie-Gallipoli all’altezza dello svincolo di Corigliano, proprio sotto Torre Cumirri. Sempre in teoria, dovrebbero arrivare rifiuti con un “indice spirometrico” tale da ridurre i rischi di contaminazione della falda. Allo scopo, su richiesta dell’amministrazione di Corigliano, fu rimossa la dicitura di “discarica di servizio-soccorso”, che avrebbe consentito lo sversamento di qualsiasi tipologia di rifiuto in caso di emergenza. Tuttavia, la dicitura “discarica di servizio-soccorso” ricompare nell’ultima disposizione adottata dalla Regione Puglia nell’Agosto 2012 per la cosiddetta “messa in sicurezza” della vecchia discarica. Una svista? Può darsi, ma per ora sull’ultimo atto ufficiale della Regione c’è scritto “servizio-soccorso” e non è stata pubblicata sul bollettino ufficiale nessuna rettifica. Difficile dire, quindi, che tipo di rifiuti stoccherà la discarica. Non rassicura neppure l’impegno preso sul cosiddetto “indice spirometrico”, giacché è noto che l’impianto di Poggiardo da cui dovranno arrivare i rifiuti lavora con molti problemi, di cui sono indici i cattivi odori ben percepiti dalla popolazione. Per di più, la nostra provincia ha percentuali di raccolta differenziata molto basse e l’impianto di Poggiardo lavora il materiale che vi giunge: cioè un materiale molto poco differenziato. Ciò avrà inevitabili ripercussioni sui cosiddetti “indici spirometrici”, un punto che non ci fornisce quindi grandi garanzie, per cui ci chiediamo chi sarà preposto al controllo del rifiuto che arriverà a Corigliano. Ovviamente non dovrebbero essere dipendenti della stessa ditta e le amministrazioni non dispongono di risorse per effettuare tali controlli. Lo stoccaggio dei rifiuti crea percolato, in caso di pioggia e discariche a cielo aperto se ne crea ancora di più. Quali danni può provocare questo liquido all'uomo e al territorio? Forse è bene chiarire un punto: il Salento, che per millenni ha sofferto la sete, giace in realtà sopra un immenso lago di acqua dolce, una grande falda di acqua “minerale”, che giunge nel sottosuolo dalle cosiddette “vore” passando per un processo di “filtraggio naturale” ad opera delle rocce. Eravamo assetati sopra un mare d’acqua! Una beffa del destino. Questo immenso lago sotterraneo salentino ha una profondità di pochi metri alle due estremità (Otranto e Gallipoli, tanto per intenderci) e di ben 105 metri nel suo punto centrale, cioè a Corigliano d’Otranto. Ma c’è di più, i moti convettivi dell’acqua sotterranea vanno dal centro verso la periferia, per cui la zona centrale della falda rimane sempre pulita da eventuali inquinanti, a meno che l’inquinamento non si verifichi proprio lì. Per questo motivo gli ingegneri del neo-costituito Acquedotto Pugliese, negli anni del fascismo, scelsero Corigliano per estrarre l’acqua potabile che da quasi un secolo ci disseta. E vi costruirono la grande “vasca” a forma di sezione di colonna dorica, che è l’impianto di raccolta d’acqua di superficie più grande d’Europa! Questo solo per dare le dimensioni di ciò di cui stiamo parlando. Perché di sicuro a qualcuno è sfuggito in sede di autorizzazione regionale. Con nostra grande sorpresa, il responsabile regionale del procedimento che ha autorizzato la discarica ignorava l’esistenza dell’unico grande studio scientifico sulla falda di Corigliano, condotto agli inizi degli anni 2000 dal CNR IRPI di Bari sotto la direzione dell’Ing. Polemio. Lo stesso che ci ha messo per iscritto una perizia in cui sostiene che nessun sistema di impermeabilizzazione potrà mai garantire l’eventuale debordare di percolato dalla discarica in falda. E – per rispondere alla sua domanda – il percolato è tossico per l’uomo e l’acqua col percolato non si potrà più bere o usare per cucinare. Vale la pena ricordare cosa prevede il codice penale all’articolo Art. 439: “Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni. Se dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l’ergastolo”. Fino al 1948 vigeva la pena di morte! Tanto per capire la gravità delle cose di cui stiamo parlando! Il percolato a Corigliano è stato già trovato durante i lavori della nuova discarica. Da un punto di vista scientifico sono state fatte analisi delle acque e delle falde circostanti la discarica? Su richiesta delle associazioni presenti alla conferenza dei servizi a Bari nel febbraio 2010, fu disposta un’indagine sulla vecchia discarica anziché sui possibili danni della nuova (come da noi richiesto) e la relazione finale del Dr. Michele Vurro, consulente tecnico dell’ufficio tecnico commissariale a ciò preposto in Regione, riscontrava per la falda di Corigliano parametri “ai limiti della norma”, ma ancora accettabili. Quali sono i rischi reali e potenziali a cui porterebbe l'entrata in funzione dell'impianto? Lo studio idrogeologico eseguito per valutare i possibili rischi che deriverebbero dalla realizzazione di una discarica sulla falda acquifera di Corigliano è stato commissionato dalla stessa ditta appaltatrice Cogeam e non da Università o da centri di ricerca come sarebbe stato auspicabile: è mancato quindi un momento di approfondimento scientifico certo! Al contrario, già dal 2002 lo studio del CNR-IRPI di Bari condotto dall’Ing. Maurizio Polemio e colleghi, pubblicato su “Acque Sotterranee”, fascicolo del Giugno 2002 reperibile da tutti su Internet tranne che dai tecnici regionali deputati alla procedura autorizzativa, concludeva che “la vulnerabilità dell’acquifero di Corigliano è risultata notevole, da alta a molto elevata, mentre la qualità delle acque – per quanto tuttora buona – si è dimostrata sensibile alla posizione e all’azione di centri di pericolo e i rischi di degrado qualitativo sono risultati non trascurabili”. Si giunge al paradosso che nelle premesse iniziali dello studio idrogeologico di parte condotto dalla ditta appaltatrice Cogeam si concorda pienamente con il lavoro del CNR rilevando l’esistenza di intense fratturazioni nella roccia sopra la falda, ma tuttavia nelle conclusioni dello studio di parte Cogeam tale problematica non viene più considerata, ma si dice che le impermeabilizzazioni offriranno un “adeguato livello di protezione”. È incredibile ma è su questo unico studio di parte, commissionato e pagato ad un libero professionista leccese dalla ditta appaltatrice che si è basata la pronuncia positiva di compatibilità ambientale espressa con determinazione del settore ecologia della Regione Puglia (n. 217 del 14/04/2008). Le nostre associazioni hanno chiesto una perizia tecnica all’Ing. Maurizio Polemio del CNR IRPI di Bari, che ci ha messo per iscritto che l’impermeabilizzazione “non è in genere sufficiente a scongiurare rischi di perdite fluide dalle discariche” e che “per quanto possa essere perfetta la realizzazione e la conduzione di una qualsiasi discarica, questa non è esente da rischi di perdite fluide e per questo motivo non si può prescindere da attività di monitoraggio stabilite per legge proprio per verificare l’assenza di perdite”. In questi casi, a livello europeo, esiste il cosiddetto “principio di precauzione” da applicare, nel prendere le decisioni, se si verifica la sola potenzialità di un rischio. Lei ritiene che nel caso di Corigliano sia stato rispettato? Da tutto quanto esposto deriva una manifesta violazione del principio di precauzione. Altrettanto chiara è anche l’esistenza di una violazione del presupposto di “preliminare valutazione scientifica obiettiva” prevista dalla Comunicazione 2 febbraio 2000 della Commissione Europea come condizione essenziale del principio di precauzione. Infatti, l’unico studio condotto per l’approfondimento idrogeologico, è stato commissionato dalla stessa ditta appaltatrice dei lavori della discarica e su questa base abbiamo depositato un esposto alla Procura di Lecce. Oltre al vostro esposto, ci sono stati anche i passati ricorsi presentati al Tar dai cittadini e dai Comuni. AQP ha mai preso una posizione chiara in merito alla discarica? Una ulteriore perizia tecnica eseguita per conto della nostra associazione dal Dipartimento di Geologia Ambientale dell’Università del Salento si è espressa in maniera inequivocabilmente sfavorevole alla realizzazione della discarica sulla falda acquifera di Corigliano d’Otranto per i possibili rischi d’inquinamento dell’acqua. Le preoccupazioni esplicitate nel documento del Dipartimento di Geologia Ambientale dell’Università del Salento coincidono con le posizioni adottate già nei primi anni ’80 dall’acquedotto pugliese (allora ente più indipendente dal livello politico), che infatti ottenne la chiusura di una precedente e più piccola discarica di rifiuti, incredibilmente ancora in attesa di bonifica definitiva, da cui è emerso, nell’agosto 2009, il percolato a cui si faceva riferimento. AQP oggi invece non ha mosso un dito, limitandosi a dichiarare che non ci fornirà acqua inquinata. Voglio anche sottolineare che le associazioni dei cittadini chiedono da 4 anni un confronto con Vendola per argomentare punto per punto e dati alla mano la totale insostenibilità della scelta di Corigliano come sito di discarica, ma il Presidente del “popolo” non ha mai voluto incontrare i suoi cittadini, limitandosi, in sedi informali, a sottolineare che “Corigliano non si era lamentata per la scelta”. Sicuramente una diffusione capillare della raccolta differenziata ridurrebbe il problema dei rifiuti fin dal principio. Voi che alternative proponete? Siamo venuti a conoscenza che il Comune di Corigliano d’Otranto, in audizione presso la IV commissione Regionale, ha chiesto alla Regione Puglia di poter trasformare in impianto di compostaggio il biostabilizzatore di Poggiardo da cui dovrebbe provenire il biostabilizzato maturo da stoccare in discarica nel sito di Corigliano. In tal modo la discarica sarebbe superflua. Anche la ditta COGEAM è favorevole a tale soluzione, che prevederebbe però una raccolta differenziata spinta come quella adottata dal Comune di Corigliano d’Otranto. Ma nessuna risposta è arrivata dalla Regione.

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