La discarica sulla fonte

 

//L’INCHIESTA. Prendete una falda di acqua pura e abbondante in un territorio assetato, il Salento. Costruiteci sopra, con fondi pubblici, una discarica.

di Gabriele Caforio Corigliano d’Otranto. Nel cuore del Salento, a 70 metri di profondità, è situato uno dei più grandi pozzi d’estrazione che l’acquedotto Pugliese utilizza per l’approvvigionamento idrico della provincia leccese. Sempre a Corigliano d’Otranto, a poca distanza dal pozzo, è ormai pronta ad entrare in funzione una nuova discarica per lo stoccaggio dei rifiuti. Manca solo la consegna ufficiale dell’impianto alla Provincia. Acqua da estrarre e rifiuti da interrare, due attività tanto delicate quanto necessarie, ovvio che a metterle vicine bisogna stare molto attenti. Ma se la discarica può ora definirsi “nuova” non sono nuove le preoccupazioni. Il nuovo sito di stoccaggio, infatti, fa parlare di sé già da qualche anno (anche l’archivio del Tacco d’Italia lo dimostra). I cittadini, le istituzioni locali, le associazioni non sono state in silenzio e poi i ricorsi al Tar e le sentenze del Consiglio di Stato fanno da premessa e contorno a questa vicenda. Il fatto che sotto il terreno di Corigliano ci sia una falda d’acqua preziosa per tutti non è cosa da poco. Ma andiamo per ordine. La nuova discarica è stata realizzata da Cogeam (un consorzio partecipato dal Gruppo Marcegaglia Spa, Ecomaster Atzwanger e Cisa Spa) in un sito individuato dalla Regione Puglia attraverso il vecchio Piano rifiuti della giunta Fitto che dista circa un chilometro dal pozzo di estrazione dell’Acquedotto Pugliese che fornisce circa l’80% dell’acqua salentina. Con il tempo sono cambiate le giunte e i presidenti ma la posizione della Regione è sempre rimasta abbastanza vicina alle sorti della discarica. Infatti, agli inizi del 2010, il Coordinamento civico per la Tutela della salute e del territorio (composto da 40 associazioni) e i Comuni di Soleto, Corigliano, Zollino, Melpignano e Castrignano de’ Greci avevano sottoscritto il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce contro la realizzazione della discarica e nella battaglia legale, a fianco della Cogeam, c’era la Regione Puglia, questa volta guidata da Nichi Vendola. Il ricorso viene vinto da Cogeam e Regione. Sul finire del 2010, invece, si hanno gli esiti della ricerca scientifica commissionata dalla stessa Regione Puglia all’Istituto di Ricerca sulle Acque (Isra) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) sullo stato di inquinamento e ulteriore rischio della falda acquifera di Corigliano. Studi che dimostrano l’elevato rischio di contaminazione e inquinamento dell’area dovuta allo stoccaggio dei rifiuti. Ma messe da parte le preoccupazioni, i ricorsi e gli studi, i lavori proseguono. //Percolato che va, percolato che viene Il pericolo per le acque che finiscono nei rubinetti è costituito dal percolato, ovvero il residuo liquido dei rifiuti, un veleno che va captato e smaltito adeguatamente. Esso si forma da solo e se una discarica è a cielo aperto, come in questo caso, si forma anche con le semplici precipitazioni meteoriche. Ma purtroppo, il percolato a Corigliano è venuto fuori proprio mentre Cogeam iniziava i lavori della nuova discarica perché a poca distanza dal cantiere è situata la vecchia discarica di Corigliano, in contrada “Scomunica”, gestita dalla Monteco negli anni ’90. Di fronte al percolato è stata necessaria la bonifica di quel sito. Bonifica fatta dalla Cogeam e pagata in parte dalla Regione Puglia attraverso un finanziamento di 800mila euro e in parte con un aggravio di un euro a tonnellata sulla tariffa pagata dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti. Ma, conclusa la bonifica, il micidiale veleno, purtroppo, è ritornato a farsi vedere anche di recente. È del 15 febbraio 2013, infatti, l’ordinanza della Sindaca di Corigliano Ada Fiore che ha bloccato l’avanzamento dei lavori della nuova discarica perché il percolato era andato a finire anche nel sito del nuovo impianto mentre in precedenza era stato ritrovato solo nell’area attigua alla vecchia discarica. Così, oltre al Sindaco, ritornano nuovamente in campo il Coordinamento civico e i Comuni di Zollino, Melpignano, Castrignano de’ Greci e Soleto che non si arrendono e presentano ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del 2010. Ma il ricorso viene dichiarato inammissibile dal Consiglio di Stato che dà così un via libera formale alla conclusioni dei lavori del nuovo sito. Le cronache di quei giorni, inoltre, riportano che i rappresentanti legali della Cogeam avevano documentato e dimostrato le approfondite indagini idrogeologiche fatte sulla base delle indicazioni di AQP e dell’Arpa a causa delle particolari esigenze di salvaguardia ambientale che la zona necessita. La discarica di Corigliano è stata costruita per soddisfare l’esigenza di stoccaggio dell’Ambito territoriale Le2, ovvero la zona del centro Salento che va da Gallipoli fino a Otranto e che racchiude ben 42 comuni. L’Ato Le2, fino ad oggi, ha conferito i suoi rifiuti, biostabilizzati nell’impianto di Poggiardo, nella nuova discarica “Burgesi” di Ugento costruita per il bacino dei 24 comuni dell’Ato Le3. Impianto, quest’ultimo, che fino ad oggi sembra comunque non aver sofferto questo conferimento ulteriore, imposto circa 3 anni fa dal Commissario delegato per l’emergenza ambientale, visto che i 2 terzi della nuova discarica ugentina sono, ad oggi, ancora vuoti. //Ecomostri ed ecosentinelle Di recente, la tenacia dei cittadini salentini, trasformatisi in “ecosentinelle”, è arrivata a bussare anche alle porte dell’Europa. Infatti, nell’Unione Europea è previsto, dalla Comunicazione della Commissione europea COM(2000) 1, l’applicazione del cosiddetto “principio di precauzione” come approccio da tenere per prendere decisioni su specifiche materie. Si tratta di una strategia di gestione del rischio in campo di salute umana, animale e ambientale. Se si verifica la potenzialità di un rischio, anche se i dati scientifici ancora non lo dimostrano, il principio va applicato. Insomma, “prevenire è sempre meglio che curare” e il percolato della stessa discarica di Corigliano dovrebbe bastare a fare scuola. Così le sentinelle per l’ambiente, ovvero i semplici cittadini, hanno dato vita al progetto Coheirs (dall’inglese: Osservatori Civici per la tutela dell’Ambiente e della Salute), un progetto ideato dal Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute del cittadino in collaborazione con l’Isbem (Istituto di ricerca salentino). Secondo le ecosentinelle il principio di precauzione sarebbe violato sia dalla nuova discarica di Corigliano che dal biostabilizzatore di Poggiardo. Il partenariato europeo Coheirs si è ufficialmente costituito anche all’interno della nuova procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale della discarica e del biostabilizzatore. In realtà, ognuno di noi può essere l’ecosentinella di ciò che vede e infatti, pochi giorni fa, sui social media i cittadini hanno diffuso una foto notturna della discarica (che riproponiamo). La discarica di Corigliano appare come un “ecomostro luminoso” anche di notte. E il Forum Ambiente e Salute dalle sue pagine Facebook lancia l’allarme: “è doveroso denunciare tutto questo pubblicamente ancora di più e ancora di più fermare questa follia che porterà a morte certa un angolo di paradiso fonte di vita, benessere e bellezza, diurna e notturna, vero patrimonio di tutti i Salentini e delle future generazioni”. //Quale futuro? Per fermare l’avanzata delle discariche l’unica ricetta possibile è quella di ridurre i rifiuti. Se è acclarato il fatto che viviamo ormai in una società che fa di tutto un rifiuto, che consuma, accumula anche il superfluo e poi lo butta via allora la responsabilità che abbiamo è grossa, non potremo dire che è solo colpa di chi decide. Se già nelle nostre case la raccolta differenziata diventasse un’abitudine e il riuso una pratica quotidiana, se le scuole trasmettessero appieno questi principi alle nuove generazioni, allora il lavoro sarebbe già a metà dell’opera.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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