Legambiente: un porto a Nardò faraonico e inutile

Nardò. Legambiente dice ‘no’ all’ipotesi di un nuovo porto a Nardò, soprattutto perché potrebbe ricadere nell’area marina protetta

Di Gabriele Caforio Nardò. È di questi giorni l'allarme lanciato da Legambiente Puglia sull'ipotesi di costruzione di un porto turistico a Nardò nella marina di Sant'Isidoro. Si tratterebbe di “un'opera faraonica incompatibile con l'area marina protetta” affermano preoccupati Francesco Tarantini (Presidente di Legambiente Puglia) e Cosimo Giannuzzi (Legambiente Nardò). Le preoccupazioni degli ambientalisti nascono dal fatto che l'ipotesi di un intervento di questa natura ricada in piena Area Marina Protetta di Porto Cesareo. In un tratto di costa che da Porto Selvaggio fino a Porto Cesareo si conserva pressoché intatto nel suo naturale splendore, grazie al Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano e all'Area Marina Protetta. Lo stupore, continuano Tarantini e Giannuzzi, è dovuto anche al fatto che “qualsiasi intervento, anche meno invasivo di questo, richiederebbe un lungo e complicato processo di riperimetrazione dell'area marina protetta” e, sopratutto, “sarebbe ben strano che dopo anni in cui il Comune di Nardò si è speso per l'ampliamento dell'area marina protetta, scontrandosi con le rigidità del comune limitrofo, oggi voglia avviare un percorso inverso”. Come è facile immaginare, la costruzione di un porto non è un'opera da poco. Per un simile lavoro, infatti, secondo Legambiente sarebbe necessaria una variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Nardò per oltre 350mila mq affinché sorgano sia le infrastrutture sul demanio marittimo a pochi metri dalla battigia che le opere a mare (un molo foraneo di quasi un chilometro). La spiaggia adiacente, vista la vicinanza del porto, rimarrebbe così interdetta alla balneazione. “Faremo barricate, il progetto è molto impattante e comporterebbe la modifica del decreto istitutivo dell'area marina protetta”, questa la risposta sul merito del comunicato che ci ha fornito telefonicamente Tarantini. “Nardò – prosegue – ha ricevuto le 5 vele lo scorso anno e dispiacerebbe se dovesse accadere quanto giù successo in passato a Otranto, dove Legambiente ha declassato la città delle prestigiose 5 vele proprio a causa di un progetto di porto turistico con cospicua cubatura a terra”. Nella classifica 2013 delle spiagge più belle d'Italia, vinta dalla cittadina sarda Posada (Nu) e premiate delle 5 vele per l'impegno verso lo sviluppo dell'ecoturismo e della tutela e valorizzazione del territorio e delle tradizioni, Nardò si è infatti classificata 13esima, 12esima Otranto. “Lo sviluppo socio-economico – concludono Tarantini e Giannuzzi – non passa per il cemento sulla costa, ma per la tutela e valorizzazione delle risorse ambientali, paesaggistiche e archeologiche, non certo attraverso opere faraoniche in riva al mare”.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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