Tar, giunta azzerata a Santa Cesarea

Santa Cesarea Terme. Il Tar accoglie il ricorso della minoranza sulla mancanza di una donna in giunta, violata la costituzione e la carta dei diritti fondamentali

Santa Cesarea Terme. Il ricorso è fondato. Il Tar ha dato ragione alla minoranza del Comune di Santa Cesarea sulla vicenda riguardante le pari opportunità in giunta, ossia la mancata presenza di una donna nella giunta comunale. “Il neoeletto Sindaco di Santa Cesare Terme (Pasquale Bleve ndr) – si legge – preso atto dell’assenza di donne all’interno del neoeletto consiglio comunale, ha proceduto a nominare assessori gli odierni resistenti, procedendo così alla formazione e all’insediamento di una giunta composta di soli uomini, ai quali ha poi attribuito specifiche deleghe”. “Con i vari motivi di ricorso – continua il tribunale – variamente articolati, deducono i ricorrenti l’illegittimità degli impugnati provvedimenti, per violazione della normativa in tema di parità dei sessi nell’accesso alle cariche politiche. L’assunto è fondato”. “Detti decreti sono stati impugnati dai ricorrenti, che ne hanno eccepito l’illegittimità per violazione degli artt. 3-51 Cost; 23 Carta dei Diritti Fondamentali UE; 6 co. 3 e 46 co. 2 d. lgs. n. 267/00; eccesso di potere per sviamento, irrazionalità manifesta. Venendo ora al caso di specie, emerge dal decreto sindacale n. 4/13 che: a) i consiglieri risultati eletti nella compagine della maggioranza consiliare sono tutti di sesso maschile; b) dalle effettuate indagini conoscitive non è stato possibile individuare personalità femminili in possesso dei requisiti socio-politici propri della maggioranza uscita vittoriosa alle elezioni”. Lo stesso Tar nella sua disamina ironizza anche sulla presunta mancanza in paese di una donna capace di fare l’assessore. Infatti si legge: “Orbene, tenuto conto di quanto sopra espresso, è evidente l’illegittimità di tale decreto, nonché di quello ad esso immediatamente precedente. Invero, sotto un primo profilo, non emerge negli atti impugnati alcun elemento da cui evincersi il numero di donne concretamente contattate dal Sindaco in vista dell’incarico in esame. La qual cosa costituisce indice della lamentata irrazionalità, apparendo di per sé poco credibile che in un Comune di 3.057 abitanti (tale è il numero di abitanti dichiarato dal Sindaco nel decreto n. 3/13) non vi sia neanche una donna in possesso di quelle doti professionali e umane occorrenti per lo svolgimento dell’incarico di assessore. In secondo luogo, il Sindaco ha effettuato le indagini conoscitive unicamente all’interno dell’area politica di sua pertinenza, in tal modo precludendosi, anche per questa via, la possibilità di “garantire” la presenza in giunta di almeno un componente di sesso femminile. Alla luce di tali considerazioni, il ricorso è fondato. Ne discende l’anamento degli atti impugnati”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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